Una visione larga della cittadinanza e l'impegno per una cultura di pace
Dal 23 al 25 settembre a Roma si è tenuto il Consiglio permanetne della CEI. La speranza è il tema attorno al quale si sono sviluppati i lavori. Riprendendo gli spunti offerti dal Cardinale Presidente nella sua Introduzione, i Vescovi hanno concordato sulla necessità di non cedere alla sfiducia, ma di «guardare al futuro con speranza perché la Chiesa è una comunità, nonostante le nostre fragilità e contraddizioni». Questa prospettiva, posta da Papa Francesco come fulcro del Giubileo 2025, non può non riguardare i giovani che devono essere considerati una ricchezza e non un problema. L’urgenza educativa, richiamata dal Cardinale Presidente, diventa allora occasione per rilanciare un impegno a favore delle nuove generazioni, un accompagnamento efficace che le valorizzi e le faccia sentire protagoniste della loro vita, di quella della Chiesa e della società, fondato sulla fede e «sulla certezza che niente e nessuno potrà mai separarci dall’amore divino».
Della tendenza ad abituarsi, a non sentirsi interpellati nel profondo da ciò che accade nel mondo i Vescovi hanno parlato anche in riferimento alle guerre e alle migrazioni. In particolare, di fronte alle migliaia di persone che scappano dalle loro case per cercare speranza altrove, i Vescovi hanno fatto propria la visione aperta da Papa Francesco che ha chiesto di affrontare la questione «ampliando le vie di accesso sicure e le vie di accesso regolari per i migranti, facilitando il rifugio per chi scappa da guerre, dalle violenze, dalle persecuzioni e dalle tante calamità; favorendo in ogni modo una governance globale delle migrazioni fondata sulla giustizia, sulla fratellanza e sulla solidarietà. E unendo le forze per combattere la tratta di esseri umani, per fermare i criminali trafficanti che senza pietà sfruttano la miseria altrui» (Udienza generale, 28 agosto 2024). Al termine dei lavori un “Appello per la pace” preoccupati dall’escalation che sta interessando, in queste ore, soprattutto il Medio Oriente, senza dimenticare l’Ucraina e gli altri conflitti in corso in diverse parti del mondo.
Altri temi su cui i Vescovi si sono soffermati sono: lo ius scholae, il cammino sinodale, le violenze in famiglia, l'Europa (interessante la prospettiva di una Camaldoli europea, l'ambiente e la riforma della CEI). (Comunicato finale del Consiglio permanente)
Quanti sperano nel Signore camminano senza stancarsi (Is. 40,31)
In un bel messaggio rivolto ai giovani. Papa Francesco li ha invitati alla XXXIX Giornata mondiale della gioventù che sarà celebrata nelle chiese particolari il 24 novembre 2024.
In occasione dell'uscita tra breve del Piano di Lavoro del Movimento Rinascita Cristiana "Il canto della speranza" accompagnato dalla lettura biblica di alcuni salmi, vogliamo riprendere alcuni punti del messaggio che riguardano non solo i giovani, ma tutti i cristiani. Il messaggio è un invito ad una speranza fattiva che è la missione proposta dal Piano di Lavoro di quest'anno.
"Camminare senza stancarsi" è un invito che ci riguarda tutti, perchè alla stanchezza spesso si unisce la noia. "Si tratta di quello stato di apatia e di insoddisfazione di chi non si mette in cammino, non si decide, non sceglie, non rischia mai, e preferisce rimanere nella propria comfort zone, chiuso in sé stesso, vedendo e giudicando il mondo da dietro uno schermo, senza mai “sporcarsi le mani” con i problemi, con gli altri, con la vita. Questo tipo di stanchezza è come un cemento nel quale sono immersi i nostri piedi, che alla fine si indurisce, si appesantisce, ci paralizza e ci impedisce di andare avanti. Preferisco la stanchezza di chi è in cammino che la noia di chi rimane fermo e senza voglia di camminare!"
Mettiamoci in cammino quindi superiamo stanchezze, noia ed apatia per divenire, come ci suggerisce il Piano di Lavoro, pellegrini di speranza.
Il testo continua con altre tre belle suggestioni: pellegrini nel deserto; da turisti a pellegrini; pellegrini di speranza per la missione. (Il testo completo del messaggio)
Costruire insieme senza paura un patto sociale
Pubblichiamo l'intervista rilasciata dal Card. Zuppi domenica 1 settembre al quotidiano Avvenire. Una panoramica sulle sfide attuali in Italia e nel mondo.
Il mondo mette paura, ma «non ci possiamo rassegnare». Con il coraggio del futuro, con la forza della speranza, con tutti quegli sforzi di «mediazione al rialzo» che questo momento storico esige, e a cui la Chiesa è pronta a contribuire «non contrapponendosi ai processi culturali ma cogliendo la domanda umana e spirituale» che portano con sé.
Partiamo dall’Italia: come sta?
Prima dobbiamo chiederci come sta il mondo e come sta l’Europa, altrimenti non capiamo. Attenzione a ridurre il mondo a quello che ci riguarda, anche perché abbiamo capito che in realtà ci riguarda tutto. Speriamo anche di ricordarcelo! Facciamo fatica ad accettarlo, ma è così.
Forse perché il quadro è davvero cupo.
Il mondo mette paura, tanto che, come abbiamo rimosso la morte, addomestichiamo le difficoltà invece di affrontarle. Siamo dentro la pandemia della guerra, che proietta ombre pericolose su tutti. Qualche volta mi sembra che stia vincendo la paura della vita, tanto che cerchiamo prima tutte le risposte e sicurezze per scegliere e pensiamo di avere sempre tempo. Mi sembra che abbiamo abolito il futuro anteriore, per cui non crediamo che quando avremo costruito troveremo quello che cercavamo. Così non c’è nemmeno il futuro e tutto diventa un ipotetico condizionale o, dobbiamo dirlo, ci riduciamo al presente!
Il giubileo del 2025 ci aiuterà a cambiare prospettiva?
Il giubileo ha al centro proprio questo tema della speranza, dell’attesa e della costruzione di un bene futuro. Una speranza fondata ha sempre bisogno di segni che possano confortarla e la fede ci aiuta a vedere questi segni e a orientarci verso il futuro senza paura, in modo positivo. È la speranza che mi suggerisce di costruire quello che ancora non c’è, ma che vedo già oggi, tanto posso dire che “quando l’avrò costruito, la casa sarà bellissima!”.
Come essere Chiesa sinodale missionaria
Instrumentum laboris per la Seconda Sessione (ottobre 2024)
Tre anni di cammino dopo l'apertura del processo sinodale nell'ottobre 2021 e oggi, nella fase finale, si sottolinea come una Chiesa in missione richiede l’impegno di tutti così come indica il testo-base che farà da guida alla seconda sessione della XVI assemblea generale ordinaria (2-27 ottobre 2024) del Sinodo dei vescovi. In continuità con l’intero processo sinodale iniziato nel 2021, avanza proposte per una Chiesa sempre più vicina alla gente e in cui tutti battezzati partecipino alla sua vita. Tra gli spunti più partecipazione delle donne ai processi decisionali e più valorizzazione, ma nessuna porta aperta né al diaconato né al sacerdozio; più trasparenza. Il cardinale segretario generale Mario Grech lo descrive come «il risultato e la testimonianza di una vera e propria polifonia» e annuncia la pubblicazione di un sussidio teologico. Per il relatore generale, il cardinale gesuita lussemburghese Jean-Claude Hollerich, la partecipazione al processo sinodale «è ampia e diversificata per una Chiesa di relazioni e non di burocrazia». Il testo-base «è frutto dell’ascolto, del discernimento e della riflessione sulla sinodalità maturata» e sottolinea l’importanza della «accountability, responsabilizzazione».
Sono arrivate alla Segreteria 108 sintesi nazionali preparate dalle Conferenze Episcopali, 9 risposte pervenute dalle Chiese orientali, 4 dall’Unione dei Superiori Generali e dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali. Questo ricco materiale costituisce l’armatura portante del documento. Il documento è rivolto prevalentemente ai membri della seconda sessione, ma è anche un valido strumento per gruppi diocesani e nazionali che desiderano proseguire il cammino di riflessione e discernimento.
La prima parte sottolinea il desiderio di una Chiesa non burocratica, ma concreta. «Lungo il processo sinodale e a tutte le latitudini è emersa la richiesta di una Chiesa non burocratica, ma capace di nutrire le relazioni: con il Signore, tra uomini e donne, nella famiglia, nella comunità, tra gruppi sociali. Solo una trama di relazioni che intrecci la molteplicità delle appartenenze è in grado di sostenere le persone e le comunità, offrendo loro punti di riferimento e di orientamento e mostrando la bellezza della vita secondo il Vangelo: è nelle relazioni – con Cristo e nella comunità – che si trasmette la fede». La seconda parte pone in luce «i processi che assicurano la cura e lo sviluppo delle relazioni, in particolare l’unione a Cristo in vista della missione e l’armonia della vita comunitaria, grazie alla capacità di affrontare insieme conflitti e difficoltà; mette a fuoco quattro ambiti distinti profondamente intrecciati: la formazione, in particolar modo all’ascolto e al discernimento, che conduce a sviluppare modalità partecipate di decisione nel rispetto dei diversi ruoli». La terza parte sottolinea: «nella vita sinodale missionaria della Chiesa le relazioni di cui è intessuta e i percorsi che ne assicurano lo sviluppo, non possono mai prescindere dalla concretezza di un “luogo”, cioè di un contesto e di una cultura». (Il documento)
50° Settimana sociale: al cuore della democrazia
È iniziata ieri la Settimana sociale dei cattolici in Italia alla presenza del Capo di Stato Sergio Mattarella e del Presidente della Cei Card. Matteo Zuppi. La democrazia è una realtà delicata che va curata e inverata nei diritti, così il Presidente Mattarella, mentre il Card. Zuppi riafferma la centralità della persona in ogni azione sociale e politica.
Per Rinascita Cristiana partecipano Egidio Barbiero e Francesca Sacchi Lodispoto.
(Intervento del Pres. della Repubblica Sergio Mattarella)
(Intervento del Pres. della Cei Card. Matteo Zuppi)



