Cara Europa ritrova l'anima e la pace
Pubblichiamo l'articolo di "Avvenire" dell'8 maggio a proposito delle elezioni europee. Un appello di Mons. Mariano Crociata, Presidente della COMECE, e del Card. Matteo Zuppi, Presidente della CEI, a custodire e valorizzare la nostra casa comune.
Cara Unione Europea,
darti del tu è inusuale, ma ci viene naturale perché siamo cresciuti con te. Sei una, sei “l’Europa”, eppure abbracci ben 27 Paesi, con 450 milioni di abitanti, che hanno scelto liberamente di mettersi insieme per formare l’Unione che sei diventata. Che meraviglia! Invece di litigare o ignorarsi, conoscersi e andare d’accordo! Lo sappiamo: non sempre è facile, ma quanto è decisivo, invece di alzare barriere e difese, cancellarle e collaborare. Tu sei la nostra casa, prima casa comune. In questa impariamo a vivere da “Fratelli Tutti”, come ha scritto un tuo figlio i cui genitori andarono fino alla “fine del mondo” per cercare futuro.
Il lavoro per la partecipazione e la democrazia
È il titolo del messaggio dei vescovi italiani per la Festa dei lavoratori del 1° maggio. Il documento è stato redatto dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace e mette in luce tre aspetti: "Lavorare è fare 'con' e 'per'", "Il 'noi' del bene comune: la priorità del lavoro", "Prenderci cura del lavoro è atto di carità politica e di democrazia"
Le Chiese in Italia, impegnate nel Cammino sinodale, continuano nell’ascolto dei lavoratori e nel discernimento sulle questioni sociali più urgenti: ogni comunità è chiamata a manifestare vicinanza e attenzione verso le lavoratrici e i lavoratori il cui contributo al bene comune non è adeguatamente riconosciuto, come anche a tenere vivo il senso della partecipazione. Ogni comunità ecclesiale deve essere segno di speranza, soprattutto nei territori che rischiano di essere abbandonati e lasciati senza prospettive di lavoro in futuro, oltre che mettersi in ascolto di quei fratelli e sorelle che chiedono inclusione nella vita democratica del nostro Paese.
Un sogno di libertà e giustizia sociale
Rinascita Cristiana e il 25 aprile
Una data importante per tutto il popolo italiano: un patrimonio di tutto il Paese, una festa nazionale nata al termine della grande tragedia della seconda guerra mondiale che ci unisce tutti nel segno della libertà e della democrazia ritrovata. Rinascita Cristiana stessa affonda le sue radici in quel periodo. Dopo lo sbarco degli Anglo-Americani in Sicilia (10 luglio 1943), la caduta di Mussolini, costretto alle dimissioni nella seduta del Gran Consiglio del 25 luglio e la stipulazione dell’armistizio di Cassibile (8 settembre), la situazione a Roma peggiora e inizia l’occupazione tedesca. Molti antifascisti, ebrei e militanti politici sono costretti a cercare un rifugio per sfuggire ai rastrellamenti e alle rappresaglie. Tra questi un gruppo di signore trova riparo a Villa Pacis, retta dalle canonichesse di Sant’Agostino, che godeva del privilegio dell’extraterritorialità: sono persone appartenenti ad ambienti nobiliari, alto borghesi, mogli di professionisti impegnati nella politica attiva o di origine ebraica. Sono costrette a confrontarsi con una realtà difficile che mette alla prova la loro fede e quando incontrano il gesuita P. Alberto Dauchy, che è a Villa Pacis per tenere gli esercizi spirituali alle suore, la loro richiesta di aiuto ha il tono dell’urgenza: “Ne abbiamo bisogno”.
Nel luglio del 1944 erano già in piena attività a Roma dieci gruppi di signore e otto di ragazze. In una città che continua ad essere occupata dalle truppe tedesche, in cui gli spostamenti e i contatti sono difficili e pericolosi, è evidente la convinzione di aver trovato qualcosa di importante. E nell’inverno del 1945 la prima Responsabile nazionale Giovanna Mancini con Vera Castellet viaggiano un’intera notte per andare a Firenze a presentare Rinascita Cristiana. E così di seguito il Movimento si sparse in tutta Italia attraverso le amicizie.
Nel racconto delle origini di P. Dauchy si parla di “umili origini” perché il Movimento non è nato da un’iniziativa presa dall’alto ma da un discreto, silenzioso lavoro di tessitura nella vita quotidiana. Una vita, un ambiente sociale, una nazione che aveva bisogno di conversione, libertà, democrazia vissuta e giustizia sociale. Ecco perché il 25 aprile ci riguarda ancora oggi in prima persona.
La storia delle origini è a disposizione in Segreteria di Rinascita Cristiana. Giovanna Hribal - Un sogno nel cuore, 70 anni del Movimento Rinascita Cristiana.
Dal 14 aprile la nuova Campagna 8xmille
Condomini solidali, doposcuola, poliambulatori, case di accoglienza, dormitori, mense, restauri di beni culturali e artistici, stanziamenti per calamità naturali o emergenze umanitarie nel mondo: sono solo alcuni esempi dell’articolata rete di aiuto messa in campo ogni anno dalla Chiesa cattolica per rispondere alle nuove povertà e a fasce di popolazione con bisogni diversi e sempre più complessi. Ad agire sono le mani e i cuori di professionisti e volontari grazie al supporto dell’8xmille alla Chiesa cattolica che dal 1990 realizza ogni anno migliaia di progetti, secondo tre direttrici fondamentali di spesa: culto e pastorale, sostentamento dei sacerdoti diocesani, carità in Italia e nei Paesi in via di sviluppo.
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La dignità umana secondo la Chiesa
Il documento del Dicastero per la Dottrina della Fede "Dignitas infinita" è il frutto di cinque anni di lavoro e include il magistero papale dell'ultimo decennio: dalla guerra alla povertà, dalla violenza sui migranti a quella sulle donne, dall'aborto alla maternità surrogata all'eutanasia, dalla teoria del gender alla violenza digitale. Presentata alla stampa dal Card. Victor Manuel Fernandez, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha avuto largo eco anche nel mondo laico. I primi tre capitoli danno le motivazioni fondamentali, il quarto è dedicato alle gravi violazioni della dignità umana attualmente presenti nel mondo. Da prendere in seria considerazione l'elenco delle gravi violazioni elencate nella dichiarazione in cui viene preso in considerazione "tutto ciò che offende la dignità umana" compresa la pena di morte che "viola la dignità inalienabile di ogni persona umana al di là di ogni circostanza".
(Il documento integrale)



