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Una sinodalità sperimentata

Sinodo 2023Quella appena conclusa è stata una tappa importante del cammino sinodale della Chiesa universale voluto da papa Francesco. Inoltre, non si è trattato di uno dei soliti sinodi dei vescovi, ma di un Sinodo dei vescovi allargato, ampliato in un’Assemblea ecclesiale originale: un Sinodo del popolo di Dio, in cui non solo i vescovi, ma anche i battezzati, donne e uomini, hanno avuto un posto e una voce. L’alto gradimento del testo è stato reso possibile dal fatto che molte questioni non sono state risolte, ma indicate come ancora aperte: il che, da solo, deve essere considerato un grande successo. Questo significa molto lavoro per l’anno prossimo. Il diaconato delle donne, la questione del celibato, la cultura sessuale, la questione di genere, la benedizione delle coppie omosessuali − sono tutte rimaste aperte. Da un lato, questo può deludere chi si aspettava già ora delle decisioni. Ma preoccupa anche chi voleva che questi temi fossero rimossi dal tavolo sinodale. Secondo le cifre del voto sulle questioni sensibili, questi ultimi non sono poi così pochi − circa un terzo.
Il fatto che l’assemblea sinodale si occupasse di sinodalità ha fatto temere che si trattasse principalmente di riforme interne alla Chiesa: ma fortunatamente, il documento di sintesi non si ferma a queste domande interne alla Chiesa. Il mondo che sta barcollando è ben presente, non da ultimo attraverso le persone che provenivano dai luoghi di crisi: dall’Ucraina alla Russia, da Israele alla Palestina. È stata prestata grande attenzione alle migrazioni, è stato ascoltato il grido della terra e dei poveri. Anche alle sfide della informatizzazione è stato dato ampio spazio, perché Internet e i social media possono essere un luogo per influencer del Vangelo tra i giovani, ma anche il terreno per un odio.
Rimane aperta la questione se e come il sentimento ecclesiale sinodale acquisito in queste quattro settimane si diffonderà nell’intera Chiesa mondiale. La relazione esprime questa speranza. La collega al tema dell’inculturazione: che nel prossimo anno ci siano nuovi impulsi sulle questioni aperte, soprattutto dalle assemblee continentali, ma anche dalle Chiese locali.(La relazione di sintesi finale)

Dal Sinodo la lettera al popolo di Dio

Tavoli lavoro sinodoLa lettera è stata approvata e diffusa mercoledì 25 ottobre mentre si avviavano alla conclusione i lavori della prima sessione della XVI Assemblea Generale ordinaria del Sinodo dei vescovi.“Per progredire nel suo discernimento, la Chiesa ha assolutamente bisogno di ascoltare tutti, a cominciare dai più poveri”, si legge nella lettera: “Ciò richiede da parte sua un cammino di conversione. Si tratta di ascoltare coloro che non hanno diritto di parola nella società o che si sentono esclusi, anche dalla Chiesa. Ascoltare le persone vittime del razzismo in tutte le sue forme, in particolare, in alcune regioni, dei popoli indigeni le cui culture sono state schernite. Soprattutto, la Chiesa del nostro tempo ha il dovere di ascoltare, in spirito di conversione, coloro che sono stati vittime di abusi commessi da membri del corpo ecclesiale, e di impegnarsi concretamente e strutturalmente affinché ciò non accada più”. “La Chiesa ha anche bisogno di ascoltare i laici, donne e uomini, tutti chiamati alla santità in virtù della loro vocazione battesimale”, “invitati, in virtù del loro battesimo, a sedersi allo stesso tavolo per prendere parte non solo alle discussioni ma anche alle votazioni di questa Assemblea del Sinodo dei vescovi”.

 Il testo integrale della lettera

Care sorelle, cari fratelli,
mentre si avviano alla conclusione i lavori della prima sessione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei vescovi, vogliamo, con tutti voi, rendere grazie a Dio per la bella e ricca esperienza che abbiamo appena vissuto. Questo tempo benedetto lo abbiamo vissuto in profonda comunione con tutti voi. Siamo stati sostenuti dalle vostre preghiere, portando con noi le vostre aspettative, le vostre domande e anche le vostre paure. Sono già trascorsi due anni da quando, su richiesta di Papa Francesco, è iniziato un lungo processo di ascolto e discernimento, aperto a tutto il popolo di Dio, nessuno escluso, per “camminare insieme”, sotto la guida dello Spirito Santo, discepoli missionari alla sequela di Cristo Gesù. La sessione che ci ha riuniti a Roma dal 30 settembre costituisce una tappa importante in questo processo. Per molti versi, è stata un’esperienza senza precedenti. Per la prima volta, su invito di Papa Francesco, uomini e donne sono stati invitati, in virtù del loro battesimo, a sedersi allo stesso tavolo per prendere parte non solo alle discussioni ma anche alle votazioni di questa Assemblea del Sinodo dei vescovi. Insieme, nella complementarità delle nostre vocazioni, dei nostri carismi e dei nostri ministeri, abbiamo ascoltato intensamente la Parola di Dio e l’esperienza degli altri. Utilizzando il metodo della conversazione nello Spirito, abbiamo condiviso con umiltà le ricchezze e le povertà delle nostre comunità in tutti i continenti, cercando di discernere ciò che lo Spirito Santo vuole dire alla Chiesa oggi. Abbiamo così sperimentato anche l’importanza di favorire scambi reciproci tra la tradizione latina e le tradizioni dell’Oriente cristiano. La partecipazione di delegati fraterni di altre Chiese e Comunità ecclesiali ha arricchito profondamente i nostri dibattiti. La nostra assemblea si è svolta nel contesto di un mondo in crisi, le cui ferite e scandalose disuguaglianze hanno risuonato dolorosamente nei nostri cuori e hanno dato ai nostri lavori una peculiare gravità, tanto più che alcuni di noi venivano da paesi dove la guerra infuria. Abbiamo pregato per le vittime della violenza omicida, senza dimenticare tutti coloro che la miseria e la corruzione hanno gettato sulle strade pericolose della migrazione. Abbiamo assicurato la nostra solidarietà e il nostro impegno a fianco delle donne e degli uomini che in ogni luogo del mondo si adoperano come artigiani di giustizia e di pace. Su invito del Santo Padre, abbiamo dato uno spazio importante al silenzio, per favorire tra noi l’ascolto rispettoso e il desiderio di comunione nello Spirito. Durante la veglia ecumenica di apertura, abbiamo sperimentato come la sete di unità cresca nella contemplazione silenziosa di Cristo crocifisso. “La croce è, infatti, l’unica cattedra di Colui che, dando la vita per la salvezza del mondo, ha affidato i suoi discepoli al Padre, perché ‘tutti siano una sola cosa’ (Gv 17,21). Saldamente uniti nella speranza che ci dona la Sua risurrezione, Gli abbiamo affidato la nostra Casa comune dove risuonano sempre più urgenti il clamore della terra e il clamore dei poveri: ‘Laudate Deum!’”, ha ricordato Papa Francesco proprio all’inizio dei nostri lavori. Giorno dopo giorno, abbiamo sentito pressante l’appello alla conversione pastorale e missionaria. Perché la vocazione della Chiesa è annunciare il Vangelo non concentrandosi su se stessa, ma ponendosi al servizio dell’amore infinito con cui Dio ama il mondo (cfr Gv 3,16). Di fronte alla domanda fatta a loro, su ciò che essi si aspettano dalla Chiesa in occasione di questo sinodo, alcune persone senzatetto che vivono nei pressi di Piazza San Pietro hanno risposto: “Amore!”. Questo amore deve rimanere sempre il cuore ardente della Chiesa, amore trinitario ed eucaristico, come ha ricordato il Papa evocando il 15 ottobre, a metà del cammino della nostra assemblea, il messaggio di Santa Teresa di Gesù Bambino. È la “fiducia” che ci dà l’audacia e la libertà interiore che abbiamo sperimentato, non esitando a esprimere le nostre convergenze e le nostre differenze, i nostri desideri e le nostre domande, liberamente e umilmente. 

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Un appello alla preghiera

piazza san pietroIn occasione della Giornata di digiuno, preghiera e penitenza per la pace indetta da Papa Francesco per il 27 ottobre, l'Ufficio Liturgico Nazionale ha preparato un sussidio di preghiera. “Tacciano le armi! Si ascolti il grido di pace dei popoli, della gente, dei bambini! Fratelli e sorelle – ha affermato il Pontefice – la guerra non risolve alcun problema, semina solo morte e distruzione, aumenta l’odio e moltiplica la vendetta. La guerra cancella il futuro. Esorto i credenti a prendere in questo conflitto una sola parte: quella della pace; ma non a parole, con la preghiera, con la dedizione totale”. 
Per la giornata del 27 ottobre  la CEI ha predisposto uno schema di preghiera.

“Tacciano le armi e si convertano i cuori!”

guerra GazaAppena avuta la notizia dell’attacco ad Israele da parte dei terroristi di Hamas, la Presidenza della CEI ha pubblicato un suo comunicato.
“L’attacco contro Israele e la reazione che ne sta seguendo, con un’escalation inimmaginabile, destano dolore e grande preoccupazione. Esprimiamo vicinanza e solidarietà a tutti coloro che, ancora una volta, soffrono a causa della violenza e vivono nel terrore e nell’angoscia. Chiediamo il pronto rilascio degli ostaggi. Come auspicato da Papa Francesco durante la preghiera dell’Angelus di oggi: “Gli attacchi e le armi si fermino, per favore, e si comprenda che il terrorismo e la guerra non portano a nessuna soluzione, ma solo alla morte e alla sofferenza di tanti innocenti. La guerra è una sconfitta: ogni guerra è una sconfitta!”. Ci appelliamo alla comunità internazionale perché compia ogni sforzo per placare gli animi e avviare finalmente un percorso di stabilità per l’intera regione, nel rispetto dei diritti umani fondamentali. Quella Terra che riconosciamo come Santa merita una pace giusta e duratura, per essere punto di riferimento di “fede, speranza e amore”. Troppo sangue è già stato versato e troppo spesso di innocenti. Alle famiglie delle vittime e ai feriti giunga il nostro conforto. In questo mese, dedicato alla preghiera del Rosario, invitiamo tutte le nostre comunità a pregare per la pace: “Tacciano le armi e si convertano i cuori!”.
Condividendo le parole dei Vescovi italiani,che esprimono vicinanza e solidarietà a tutti coloro che soffrono a causa della violenza, il Movimento Rinascita Cristiana chiede il pronto rilascio degli ostaggi e si  appella alla comunità internazionale perché sia avviata ogni possibile iniziativa per un percorso di stabilità dell’intera regione. Preghiamo perché le trattative di pace con l’Arabia Saudita continuino nonostante tutto e perché il popolo israeliano e il popolo palestinese imparino a convivere nella pace: troppe vite sono state sacrificate!

La vita va avanti, non ci piegheremo al terrore

Sinagoga Roma

Il SIR ha intervistato Noemi Di Segni, Presidente dell’Unione delle comunità ebraiche in Italia (UCEI), che si fa portavoce del sentimento degli ebrei italiani.
“Siamo sconvolti, scioccati. Siamo devastati, sfiniti dalle immagini che vediamo. Uno shock totale, per tutti i massacri perpetrati ai civili e per tutti i civili deportati a Gaza”. “La vita va avanti, la vita deve andare avanti. Noi non ci pieghiamo al terrore, assolutamente. Il terrore vuole proprio questo, l’interruzione e la paura. Non lo possiamo permettere. Per questo continuiamo a vivere e non chiudiamo le sinagoghe. La vita è la cosa più importante. È chiaro che non dipende solo dalla nostra volontà. Dipende anche da quanto lo capiscono gli altri paesi e nei contesti internazionali. Dal diritto di Israele a vivere, a sopravvivere, a resistere alla minaccia.
Il prossimo 16 ottobre si celebrano gli 80 anni dal rastrellamento del ghetto di Roma. Cosa significa per voi questo? Vivremo questo anniversario con la consapevolezza che non sono solo pagine di storia, che quanto avvenuto nel passato, succede ancora oggi, adesso, qui…
Voi siete ormai diventati veramente degli esperti della memoria. Quale l’antidoto all’odio e alla guerra? Per noi è la cosa più importante è educare i nostri figli, dal giorno stesso in cui nascono, ad amare gli altri esseri umani. Essere incuriositi dagli altri e apprezzare la vita che si ha e le libertà che si hanno.
La guerra si prospetta lunga. Quale la sua speranza? Intanto noi possiamo pregare, ogni minuto e ogni secondo, perché la guerra possa fare meno vittime possibili e spargere meno sangue. Però, anche il mondo ha i suoi poteri e le sue responsabilità per frenare e denunciare questi massacri, portandoli davanti ai tribunali internazionali e condannando la loro strumentalizzazione. Quanto sta accadendo non è deciso dal popolo palestinese ma sostenuto dalle organizzazioni terroristiche. E, ovviamente, condannando l’Iran e non accordando nulla di nulla. Ci sono quindi tanti livelli in cui anche il mondo può fare la sua parte. Noi continueremo a pregare che Dio protegga i ragazzi, soldati, volontari e famiglie, impegnati nella difesa delle preziose vite e ogni palmo di terra di Israele, in queste precipitose ore, e porti guarigione alle migliaia di feriti in cura. (L’intera intervista)

  1. La chiesa italiana e la Laudate Deum
  2. Laudate Deum, esortazione apostolica del Santo Padre Francesco
  3. Nel Sinodo "c’è la verità dell’ascolto, c’è questa priorità"
  4. ”Together” una veglia ecumenica per preparare il Sinodo

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