PIER GIUSEPPE ACCORNERO, SACERDOTE DELLA DIOCESI DI TORINO E GIORNALISTA PROFESSIONISTA E SCRITTORE COLLABORA CON QUOTIDIANI, AGENZIE DI STAMPA, SETTIMANALI E PERIODICI
«L'Europa ha una responsabilità epocale perché i morti in mare sono vittime di decisioni mancate». L’americano Papa leone trascorre il 4 luglio – 250° anniversario della «Dichiarazione d’indipendenza» nell’isola di Lampedusa: nella Messa ricorda Papa Francesco e le vittime dei naufragi; ringrazia istituzioni civili, sociali ed ecclesiali per l'opera di accoglienza compiuta in questi anni attraverso «il miracolo della compassione»; chiede al Vecchio Continente di scegliere la pace e non la logica della forza; raccomanda di abbattere i muri dell'appartenenza religiosa e tra migranti e turisti.
L’appello, severo e incisivo, è all’Europa che con un voto scellerato dell’Europarlamento, ha scelto di tornare a essere «roccaforte» irraggiungibile ai disperati. Ricorda «i morti in mare per decisioni prese e decisioni mancate». Si presenta come «pellegrino sulle orme di Papa Francesco» che qui compì il primo viaggio l’8 luglio 2013 come vescovo di Roma e come nipote di astigiani emigrati nel 1929 in Argentina. Tredici anni fa in un tragico naufragio persero la vita oltre 300 persone. Una tragedia che si ripete nel tempo su coste cristalline affollate di turisti.
Il Vangelo diventa muto quando ognuno fa di sé un'isola - proclama il Pontefice – ma esso «risuona dove i popoli si incontrano, le persone si accolgono, le loro vicende si intrecciano, le diverse culture dialogano. Diventa muto, invece, dove ognuno fa di sé un’isola, dove il contatto è evitato e lo scambio è interrotto». Rivolto agli abitanti: «Avete visto non solo uno, ma migliaia di esseri umani caduti nelle mani di briganti che portano loro via tutto, li percuotono a sangue e se ne vanno, lasciandoli mezzi morti. Il mare ha accolto gli altri, quelli che non ce l’hanno fatta. La loro presenza che interpella la coscienza di tutti».
Il pensiero va «a chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere: i morti in mare sono vittime di decisioni prese e di decisioni mancate. Il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l’idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all’elaborazione di politiche organiche e condivise: tutto questo è come “passare oltre”». Invece, chi segue la dinamica della misericordia pone le basi per la «civiltà dell’amore» invocata da Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II. Sulle spalle di questi giganti, siamo entrati in un millennio in cui dare forma spirituale, culturale, giuridica, politica, economica alla civiltà dell’amore». Visita il piccolo cimitero dell’isola delle Pelagie e rende omaggio a migranti senza volto e senza nome.
Si appella all’Europa: su migrazioni, ecologia e promozione della pace «possiede un potenziale unico e responsabilità unica. Per la sua posizione e il suo assetto istituzionale, è in grado di affrontare la crisi in modo organico e lavorando perché nessuno sia costretto a emigrare». Leone tocca un nervo scoperto di Lampedusa: «La cultura dell’accoglienza ha una vocazione turistica che può sentirsi minacciata dalle rotte migratorie. Abbiate l’audacia di pensare diversamente. A poco a poco, con creatività, riuscirete a far sì che chiunque trascorre un periodo di riposo su quest’isola possa diventare più umano misurandosi con la vostra carità, con ciò che il mare vi ha insegnato, con gli incontri che vi hanno educato». Una parola va anche alle parrocchie, perché siano «comunità dove, alla scuola del Vangelo, si impara insieme ad accogliere, accompagnare e integrare, in stile di comunione». Raccomanda: «Non lasciamoci vincere dalla paura, ma guardiamo alle fatiche quotidiane come a un tempo di opportunità e testimonianza. La vostra fede sia intensificata da questi anni di prova e di impegno generoso. Non manchi mai il respiro della fede, della speranza e della carità». L'accoglienza al Pontefice è affettuosa: canti, saluti, braccia aperte che vogliono idealmente abbracciarlo. Una scenografia illuminata da un sole brillante. Per la Messa indossa una casula bianca con onde azzurre, tessuta dalle Pie Discepole del Divin Maestro di Roma, fondate dal beato subalpino Giacomo Alberione. Di grande impatto le parole chiave: prossimità, misericordia, amore, samaritano. Vibrante la denuncia di un sistema disumano e ottuso. Un memorabile 4 luglio per l’americano Robert Francis Prevost che, dopo l’elezione al pontificato l’8 maggio 2025, è diventato cittadino del mondo.



