
Come adoperarsi per attenuare le sofferenze delle persone disabili e proteggere le persone fragili
Le disuguaglianze sociali si intrecciano con le disuguaglianze personali derivanti da menomazioni fisiche e mentali. Mentre si dà per scontato che le disuguaglianze sociali possono essere superate dalle capacità di rivalsa individuale o dalla lotta politica, le disuguaglianze personali sono spesso ritenute immodificabili. In realtà le difficoltà deambulatorie, le sofferenze psico-fisiche, i disagi relazionali che, con modalità e intensità diverse, accompagnano le persone affette da disabilità. In molti casi possono essere fortemente aiutate. Non solo dalle cure mediche e dall’assistenza sanitaria ma dall’accoglienza solidale della comunità di appartenenza e del mondo del lavoro e, soprattutto, dall’affetto familiare. E se quest’ultimo è sostenuto da un appropriato aiuto pubblico si accrescono le chance di restituire loro condizioni di vita più accettabili.
Galvanizzata dalle emergenti disuguaglianze sociali e di recente dai conflitti armati e commerciali, l’attenzione mediatica ha lasciato in ombra i fenomeni altrettanto emergenti connessi alle disuguaglianze personali dei portatori di forme di disabilità.
Dietro alle ricorrenti manifestazioni di solidarietà a disabili e anziani, spesso l’opinione prevalente è che si tratti di quantitiè negligeable, di “scarti” di emarginare perché – come più volte sottolineato da Papa Francesco – ritenuti inutilizzabili nel ciclo produttivo.
In realtà si tratta di fenomeni né irrilevanti, né circoscritti.
Secondo u Rapporto del OMS coinvolgono ben il 15% della popolazione mondiale: più di un miliardo di persone. In Italia l’Osservatorio Nazionale sulla Salute stimava nel 2022 in circa 13 milioni di persone con disabilità: il 22% della popolazione.
Un’indagine ISTAT rivela che le persone con più di 15 anni che dichiarano di aver forme di limitazione nella vita quotidiana sono circa 11,8 milioni, di cui più di 3 milioni con limitazioni gravi e che il 42% degli ultrasettantacinquenni vive solo.
Rispetto a questa vasta platea di bisognosi di aiuto i beneficiari di pensioni assistenziali nel 2024 erano oltre 4,3 milioni. Si tratta di meno di un terzo del totale. L’aiuto agli altri due terzi resta parziale e aleatorio. Le necessità vitali di un rilevante numero di persone non autosufficienti non godono pertanto di una stabile e totale copertura finanziaria pubblica.
Nonostante i provvedimenti varati dal Governo e Parlamento negli ultimi anni, non si registrano significativi miglioramenti nelle condizioni di vita dei disabili che per una dignitosa sopravvivenza continuano in gran parte a contare solo sui famigliari, se e finchè ci sono.
Non si tratta solo di inadeguatezza degli apporti finanziari pubblici ma anche di carenze negli assetti organizzativi delle strutture deputate.
Non basta allora aumentare e meglio distribuire le risorse statali: almeno 5-7 miliardi di euro in più all’anno. Occorre appurare i vuoti di organico del personale tecnico e amministrativo e le disfunzioni che non consentono di garantire la piena e continuativa fornitura di livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPS) e provvedere tempestivamente alla loro copertura.
Il progressivo rarefarsi delle reti famigliari rende ancora più urgente la riorganizzazione dell’intervento pubblico per integrare il sistema non profit che finora ha coperto oltre il 50% dell’assistenza domiciliare e residenziale ai disabili.
È augurabile che nelle more dell’entrata in vigore della nuova legislazione a favore dei disabili e anziani rinviata al 2027, l’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità metta a punto un rapporto conoscitivo aggiornato sulle emergenze in atto e sulle misure più appropriate per affrontarle in modo risolutivo. Spetterà alla nuova Autorità Garante Nazionale dei Diritti delle Persone con Disabilità verificarne il rispetto.
Cruciali restano però le iniziative collettive e individuali per favorire il formarsi di una sensibilità solidale sempre più diffusa, convinta delle effettive possibilità delle persone non autosufficienti di migliore le proprie condizioni di vita e acquisire progressivamente autonomia e indipendenza personale.
E in un contesto sociale più aperto alla benevolenza e all’accoglienza se opportunamente incoraggiati e coinvolti, i pensionati in buona salute e di buona volontà potrebbero offrire generosamente e utilmente le proprie capacità ed esperienze professionali a favore di progetti e iniziative a sostegno di disabilità e famiglie.



