Con il popolo di Dio le sue ultime ore
All’età di 88 anni Papa Francesco si è spento il 21 aprile 2025, lunedì dell’Angelo, alle ore 7,35. Il giorno precedente, Pasqua di Risurrezione, con un filo di voce ha dato la benedizione Urbi et Orbi dalla loggia di San Pietro. Il suo ultimo messaggio, con un accorato appello alla pace, scritto di suo pugno, è stato letto dal Cerimoniere pontificio. Subito dopo il Papa ha voluto fare un giro sulla papamobile a Piazza San Pietro, salutando i pellegrini convenuti da ogni parte del mondo. È commovente pensare a queste ultime ore di Papa Francesco trascorse con il popolo di Dio, con quella Chiesa che ha amato e servito con dedizione per tredici anni. Con questo suo ultimo gesto di amore per il popolo ricordiamo anche tanti suoi gesti originali verso gli ultimi, i carcerati, gli immigrati, i deboli e gli scartati in ogni parte del mondo. E ricordiamo anche tante sue parole estemporanee che ci hanno spronato a essere cristiani coerenti e coraggiosi.
Tra le sue encicliche, in particolare, vogliamo ricordare Evangelii Gaudium, il suo programma pastorale, Fratelli Tutti, tutti figli dello stesso Padre appartenenti alla stessa famiglia umana e Laudato Sì, un inno alla madre terra e un invito ad una ecologia integrale. Il Movimento Rinascita Cristiana ha dedicato a queste encicliche tre recenti Piani di Lavoro.
In Evangelii Gaudium Papa Francesco ci ha insegnato che il tempo è superiore allo spazio e che per la Chiesa e per ciascuno di noi è importante, più che prendere decisioni immediate, iniziare processi che portino ad un discernimento reale e condiviso. In questo senso il Sinodo universale è stato ed è tuttora un evento di discernimento comunitario di tutto il popolo di Dio.
“Nella Pasqua del Signore, la morte e la vita si sono affrontate in un prodigioso duello, ma il Signore ora vive per sempre e ci infonde la certezza che anche noi siamo chiamati a partecipare alla vita che non conosce tramonto, in cui non si udranno più fragori di armi ed echi di morte. Affidiamoci a Lui che solo può far nuove tutte le cose!”
È con queste ultime parole del tuo messaggio pasquale che, caro Papa Francesco, ti vogliamo ricordare. Nello splendore della Pasqua eterna veglia sulla Chiesa e su ciascuno di noi, aiutaci a portare a compimento con coraggio la riforma della Chiesa da te iniziata. Il Movimento Rinascita Cristiana ti ricorda con affetto e gratitudine.
Sergio Mattarella: Francesco uomo di speranza
Accanto al dolore per la morte di Papa Francesco, avverto, come ho detto stamani, un senso di vuoto: il senso della privazione di un punto di riferimento cui guardavo. Ha conquistato il mondo, sin dal primo momento, già con la scelta del nome.
Gesuita, figlio della spiritualità di S. Ignazio, si è richiamato a San Francesco, sottolineando la ricchezza dei carismi che nella Chiesa si integrano. Come non ricordare “Laudato si” sull’equità nell’uso delle risorse naturali? O “Fratelli tutti” sulla unicità della famiglia umana? O la sua costante attenzione alle periferie del mondo, ai poveri, ai più deboli, ai migranti? Certamente anche ricordando i suoi avi emigrati dal Piemonte in Argentina. O la sua preghiera da solo in piazza San Pietro nei giorni del covid? Francesco è stato sempre uomo di speranza, convinta, contro ogni difficoltà. L’ha trasmessa anche nei giorni della sua malattia offrendo un esempio per tutti i sofferenti.
Ricordo con grande riconoscenza le tante occasioni di incontro. La sua visita al Quirinale, storica. Gli incontri non ufficiali, riservati, personali.
Su tutto si impone un pensiero. Quel che ha deciso di fare ieri, nel giorno di Pasqua, con la benedizione al mondo, e il giro in piazza tra i fedeli, con il suo ultimo richiamo al principio di umanità, come criterio di condotta per ciascuno.
Oggi, appare come un saluto alla Chiesa e alle donne e agli uomini di tutto il mondo. La risposta a questo saluto da parte di tutti nel mondo non deve limitarsi al ricordo e alla riconoscenza ma deve tradursi in responsabilità, nel far proprie nei comportamenti quotidiani le indicazioni dei suoi insegnamenti.
La nuova campagna 8xmille
Torna dal 13 aprile la nuova campagna di comunicazione dell’8xmille alla Chiesa cattolica, con l’obiettivo di mostrare il valore di questa scelta che ognuno può fare e il suo impatto nelle vite di tanti in Italia e nel mondo. É il racconto di una Chiesa in uscita che risponde alle nuove povertà e ai bisogni sempre più complessi di fasce di popolazione diverse. Una firma di solidarietà e di appartenenza. Per saperne di più nel sito www.8xmille.it sono disponibili i filmati di approfondimento sulle singole opere, al centro della campagna, mentre un’intera sezione è dedicata al rendiconto storico della ripartizione 8xmille, a livello nazionale e diocesano.
Serve responsabilità, disarmiamo la Terra
La lettera che Papa Francesco il 14 marzo ha inviato dal policlinico Gemelli al direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, nella quale papa Francesco parla delle proprie condizioni di salute, affronta il tema della fragilità umana e ribadisce il suo grido accorato affinché «ci si unisca in uno sforzo» per «riaccendere la speranza della pace».
desidero ringraziarla per le parole di vicinanza con cui ha inteso farsi presente in questo momento di malattia nel quale, come ho avuto modo di dire, la guerra appare ancora più assurda. La fragilità umana, infatti, ha il potere di renderci più lucidi rispetto a ciò che dura e a ciò che passa, a ciò che fa vivere e a ciò che uccide. Forse per questo tendiamo così spesso a negare i limiti e a sfuggire le persone fragili e ferite: hanno il potere di mettere in discussione la direzione che abbiamo scelto, come singoli e come comunità.
Vorrei incoraggiare lei e tutti coloro che dedicano lavoro e intelligenza a informare, attraverso strumenti di comunicazione che ormai uniscono il nostro mondo in tempo reale: sentite tutta l’importanza delle parole. Non sono mai soltanto parole: sono fatti che costruiscono gli ambienti umani. Possono collegare o dividere, servire la verità o servirsene. Dobbiamo disarmare le parole, per disarmare le menti e disarmare la Terra. C’è un grande bisogno di riflessione, di pacatezza, di senso della complessità.
Mentre la guerra non fa che devastare le comunità e l’ambiente, senza offrire soluzioni ai conflitti, la diplomazia e le organizzazioni internazionali hanno bisogno di nuova linfa e credibilità. Le religioni, inoltre, possono attingere alle spiritualità dei popoli per riaccendere il desiderio della fratellanza e della giustizia, la speranza della pace. Tutto questo chiede impegno, lavoro, silenzio, parole. Sentiamoci uniti in questo sforzo, che la Grazia celeste non cesserà di ispirare e accompagnare.
Il Movimento Rinascita Cristiana continua ad unirsi alla preghiera di tantissimi nel mondo per una piena guarigione del Papa.
IN SINTONIA CON LE PAROLE DI PAPA FRANCESCO I RESPONSABILI DI RINASCITA CRISTIANA RIPROPONGONO L'IMPEGNO PRESO IN QUESTO ANNO GIUBILARE

Investire nell'Europa per una pace duratura
La prolusione del Card. Zuppi al Consiglio permanente della CEI (10-12 marzo 2025)
La riunione inizia con una preghiera per la salute di Papa Francesco espressione di tutta la Chiesa italiana. All'inizio della prolusione il Cardinale si è soffermato sul Giubileo e sulle priorità indicate dalla Bolla di indizione; sul cammino sinodale che vedrà la sua seconda assemblea dal 31 marzo al 3 aprile a Roma. Da questa Assemblea nascerà il documento finale che sarà presentato all'Assemblea generale dei vescovi in programma dal 26 al 29 maggio.
Una ampia parte del suo discorso è stata dedicata al tema della pace e dell'Europa. "Ottant'anni fa finiva la II guerra mondiale sul suolo europeo, quella guerra è stata il frutto della follia nazionalista della Germania nazista e dell'Italia fascista. Oggi il male del nazionalismo veste nuovi panni, soffia in tante regioni, detta politiche, esalta parte dei popoli, indica nemici". "Il nazionalismo è in contraddizione con il vangelo, per questo i padri fondatori dell'Europa presero l'iniziativa dell'unificazione europea". "Dobbiamo investire nel cantiere dell'Europa, che no sia un insieme di Istituzione lontane ma sia figlia di una lunga storia comune, sia madre della speranza di un futuro umano, non rinunci mai a investire nel dialogo come metodo per risolvere i conflitti, per non lasciare che prevalga la logica delle armi, per non consentire che prenda piede la narrazione dell'inevitabilità della guerra...".
(Il testo della prolusione)



