Dall’Introduzione del Card. Matteo Zuppi, alla sessione invernale dei lavori del Consiglio Episcopale Permanente (Roma, 20-22 gennaio 2025).
“Ci ritroviamo, pellegrini di speranza, all’inizio del 2025, “anno giubilare”, tempo davvero opportuno per capire la “Lectio” che sono i segni dei tempi e trasformarli in segni di speranza. È un Giubileo ordinario che tuttavia assume per noi un valore speciale per via di una serie di congiunture storiche della nostra Chiesa e della società. È una provvidenza. Il suono dello Jobel (cfr. Lev 25), il corno di ariete, segnava l’inizio di una celebrazione religiosa, come appunto l’anno giubilare. A noi, pastori e sentinelle del gregge, spetta il compito di suonare oggi idealmente questo strumento per richiamare l’attenzione sui segni di speranza già presenti nelle nostre comunità e che attendono di essere ulteriormente custoditi e sviluppati…..
La scelta, davvero provvidenziale, del Giubileo, del tema giubilare e le parole del Papa, hanno colto – mi pare – una sete diffusa tra tante persone, che non trovano o non sanno come cercare risposte. È vero che facilmente vince la rassegnazione, ma in realtà, lo sappiamo, in ogni uomo c’è una speranza e non può vivere senza risposta. Come ha scritto saggiamente un nostro Vescovo: “Finché c’è speranza, c’è vita!”. È uno dei cardini del Giubileo: “Nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene, pur non sapendo che cosa il domani porterà con sé. L’imprevedibilità del futuro, tuttavia, fa sorgere sentimenti a volte contrapposti: dalla fiducia al timore, dalla serenità allo sconforto, dalla certezza al dubbio. Incontriamo spesso persone sfiduciate, che guardano all’avvenire con scetticismo e pessimismo, come se nulla potesse offrire loro felicità. Possa il Giubileo essere per tutti occasione di rianimare la speranza” (Spes non confundit 1)…..”
“La tregua raggiunta in Terra Santa rafforzi la pace e avvii un nuovo processo che porti ad un futuro concreto”, “La Chiesa in Italia è vicina a Israele perché possa riabbracciare finalmente i propri cari rapiti, avere la sicurezza necessaria e continuare a lottare contro l’antisemitismo che si manifesta dentro forme subdole e ambigue”, ha assicurato Zuppi condannando ancora una volta i “fenomeni di risorgente antisemitismo, mai accettabili”. “La Chiesa in Italia – ha proseguito – è vicina ai palestinesi e alla loro sofferenza perché si possa finalmente avviare un percorso che permetta a questo popolo di essere riconosciuto nella sua piena dignità e libertà”. Poi la condanna della produzione e del commercio delle armi, più volte stigmatizzata dal Papa, e il rilancio della proposta di “creare un fondo di lotta alla povertà invece di riempire gli arsenali”.
“Mi piacerebbe che l’anno giubilare costituisse il tempo in cui riflettiamo e maturiamo insieme non la volontà di essere una ‘minoranza’ triste, ma il coraggio di diventare ‘minori’ felici, nel senso in cui la spiritualità francescana ci ha spiegato questa idea”, l’augurio per la Chiesa italiana: “Penso al Giubileo come a un tempo in cui individuare i piccoli delle nostre diocesi e metterci al loro servizio, perché cresca in loro la speranza e si prepari così anche il Regno di Dio. Penso alle persone con disabilità e alle loro famiglie.Penso alle vittime di abusi, la cui sofferenza portiamo nel cuore e ci impegna con rigore nel contrasto e nella prevenzione. Penso ai carcerati”. A questo proposito, il presidente della Cei ha ringraziato il presidente Mattarella per il messaggio di fine d’anno, ribadendo la necessità di “assicurare condizioni dignitose a quanti vengono privati della libertà” e di offrire “misure alternative che, oltre a prevenire la reiterazione di un reato, salvaguardano l’umanità e favoriscono il reinserimento nella società”.
Sul piano politico, la Cei guarda “con simpatia agli sforzi per una rinnovata presenza dei cristiani nella vita politica del Paese e dell’Europa, a partire dalla Settimana Sociale di Trieste”. “È importante che ciò avvenga nel tracciato della Dottrina sociale della Chiesa, nella pur legittima pluralità di espressioni politiche”, ha puntualizzato il cardinale, invocando “programmi creativi e stabili per quanti vivono difficoltà, anche in collaborazione con quanti condividono la nostra stessa sensibilità”. Il Giubileo “coincide con l’ottantesimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, dalla cui tragedia nacque la scelta di immaginare la pace costruendo l’Europa i cui principi fondativi vanno difesi e rilanciati”. “La pace è pensarsi insieme e lo scandalo della guerra e della guerra in Europa deve impegnarci tutti a cercare le vie, possibili, del dialogo, per una pace giusta e duratura”,
Sul piano economico, “Il Giubileo può diventare una occasione per tornare a bussare alla porta dei Paesi ricchi, compresa l’Italia, perché rimettano i debiti dei Paesi poveri, che non hanno modo di ripagarli”: “la Chiesa non può non far sentire la sua voce perché si stabilisca una equità sociale e i pochi straricchi non profittino della loro posizione di vantaggio per influenzare la politica per i propri interessi”. Senza dimenticare, come ha recentemente ricordato Papa Francesco, che c’è “una nuova forma di iniquità di cui oggi siamo sempre più consapevoli: il debito ecologico”, in particolare tra il Nord e il Sud.



