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Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace

messaggio pace 2026«La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante» è il tema del Messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata Mondiale della Pace presentato alla stampa il 18 dicembre. Il Santo Padre invita tutti ad accoglierla e diventarne testimoni perché essa “esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno”. I cristiani devono diventare testimoni, e citando S. Agostino, il Papa invita a "intrecciare un’indissolubile amicizia con la pace”. Siamo tutti invitati a camminare per questa strada tracciata dal Risorto. Lui stesso ha incarnato una pace disarmata perché "disarmata fu la sua lotta”.
La pace è un dono che va salvaguardato, infatti se “non è una realtà sperimentata e da custodire e da coltivare, l’aggressività si diffonde nella vita domestica e in quella pubblica” e si può cadere nell’inganno che per ottenerla ci si debba preparare alla guerra incarnando “l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza”.
Papa Leone ricorda che la pace è possibile, non è un’utopia e il dialogo ecumenico e interreligioso sono vie privilegiate per raggiungerla. Non dobbiamo inoltre dimenticare di intraprendere “la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale” che richiedono fiducia reciproca, lealtà e responsabilità negli impegni assunti. "Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente". (Il messaggio)

Educare a una pace disarmata e disarmante

Palme paceAl termine dell'Assemblea Generale della CEI ad Assisi il 19 novembre i Vescovi italiani hanno pubblicato una nota pastorale con l'invito a tutte le comunità ad impegnarsi per una educazione costante e permanente alla pace.
Il documento invita a riscoprire la centralità di Cristo “nostra pace” in ogni annuncio e impegno per promuovere la riconciliazione e la concordia, e si inserisce nel solco della Dottrina sociale della Chiesa, con un’analisi attenta della situazione attuale segnata da numerosi conflitti; dall’“inutile strage” di persone, per lo più civili e bambini; da una mentalità che rincorre la strategia della deterrenza degli armamenti, che può cambiare l’economia e la cultura dei nostri Paesi; da una violenza diffusa che rischia di diventare una cultura che affascina soprattutto i più giovani. Per questo, è necessario un rinnovato annuncio di pace al quale la presente Nota può offrire un contributo...
Alle nostre comunità viene dato uno strumento per leggere la realtà contemporanea (prima parte della Nota); viene poi rivolto l’invito ad attingere alla Parola di Dio e al Magistero una visione di riconciliazione, di pace, di convivenza tra i popoli, continuamente minacciata dal peccato nelle sue forme anche “strutturate” di ingiustizie e di guerre. Essere alla scuola della pace significa mettersi alla scuola della Parola di salvezza e della Dottrina sociale della Chiesa; quest’ultima, in particolare da Benedetto XV fino a Leone XIV, è stata un punto di riferimento per tutti i popoli nella soluzione di conflitti e nel ripensamento delle vie di pace da percorrere. Da questa ricchezza di contenuti, che disarmano i cuori e trasformano gli strumenti di distruzione in mezzi di sviluppo, nasce un impegno che i cristiani condividono con tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Nella Nota c’è un costante riferimento agli “artigiani e architetti della pace”, che in ogni epoca sono stati l’esempio più vero che «la pace non è un’utopia spiritale: è una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione» . Alla loro testimonianza le comunità cristiane sono sempre chiamate ad attingere esempi e parole efficaci anche nel nostro tempo. Oggi si aprono tanti ambiti e orizzonti nei quali divenire “case di pace”: la preghiera, anzitutto, che implora costantemente questo dono di Dio e anima la speranza; la famiglia e la scuola, luoghi nei quali si comincia ad apprendere la non violenza; la società civile e la politica, chiamate ad avere una visione che assicuri sviluppo e solidarietà, che sono “i nomi nuovi” della pace; a scongiurare la strategia della corsa agli armamenti e a non far proliferare le armi nucleari.
Sono grandi temi su cui occorre ritornare per formare le coscienze delle comunità, che devono essere illuminate da un ideale di pace.
L'intero documento sul sito della Chiesa cattolica italiana: www.chiesacattolica.it

 

Lettera apostolica in occasione dei 1700 anni del Credo di Nicea

Concilio NiceaPapa Leone XIV, con la Lettera apostolica “In unitate fidei”, rilancia il valore del Credo niceno come fondamento condiviso tra le Chiese cristiane e  come risposta alle sfide del Mediterraneo, segnato da tensioni politiche e religiose
La lettera apostolica pubblicata pochi giorni prima dal viaggio apostolico in Turchia e in Libano, colloca la memoria nicena dentro un quadro attuale segnato da tensioni internazionali, fragilità politiche e conflitti nel Mediterraneo. Il Papa chiarisce subito la prospettiva del documento: “Desidero incoraggiare in tutta la Chiesa un rinnovato slancio nella professione della fede”, ricordando che la verità proclamata nel Credo “merita di essere confessata e approfondita in maniera sempre nuova e attuale”.
Nicea, oggi İznik, città dell’attuale Turchia, non è solo un riferimento storico, ma un punto di contatto tra tradizioni cristiane orientali e occidentali. La professione di fede “dà speranza nei tempi difficili che viviamo”. La Lettera rilegge la controversia ariana e l’impegno dei Padri conciliari nel definire Cristo “generato, non creato, della stessa sostanza del Padre”. Il Papa spiega che tale formulazione non voleva “sostituire le affermazioni bibliche con la filosofia greca”, ma custodire la verità dell’incarnazione contro interpretazioni riduttive. La definizione nicena diventa così criterio teologico e pastorale: solo se il Figlio è vero Dio e vero uomo l’umanità può riconoscere nel Vangelo il volto di un Dio vicino.
La Lettera sottolinea che “la liturgia e la vita cristiana sono saldamente ancorate al Credo”, e che questa stabilità costituisce un riferimento per comunità chiamate a vivere in contesti complessi. La memoria di Nicea diventa così un segno di perseveranza nella ricerca dell’unità.
Altro aspetto importante della Lettera riguarda l’unità dei cristiani. Il Papa ricorda che “quello che ci unisce è molto più di quello che ci divide” e propone un ecumenismo “rivolto al futuro, di riconciliazione sulla via del dialogo”. Questa prospettiva risuona in modo particolare alla luce dell’imminente viaggio in Türkiye e in Libano, dove la presenza di Chiese cattoliche orientali, comunità ortodosse e tradizioni protestanti rende evidente la necessità di percorsi comuni.
La Lettera invita a superare “controversie teologiche che hanno perso la loro ragion d’essere”, indicando la professione nicena come base condivisa su cui costruire passi concreti. Accanto al dialogo tra le Chiese, il Papa propone un esame di coscienza ecclesiale: chiedersi che cosa significhi oggi professare un Dio creatore in un mondo segnato da squilibri ambientali e sociali, o confessare Gesù Cristo come Signore in società attraversate da violenze e ingiustizie. La Lettera si chiude con una preghiera allo Spirito Santo: “Vieni, divino Consolatore… a unire i cuori e le menti dei credenti”. In questa invocazione si legge l’intenzione del viaggio apostolico: rendere il Credo non solo memoria condivisa, ma forza di unità per le Chiese del Mediterraneo, chiamate a testimoniare il Vangelo attraverso un impegno comune per la pace.

Servono cristiani più preparati e capaci di stringere patti per seminare speranza

Giubileo 2025Con queste parole di mons. Renzo Pegoraro Presidente della Pontificia Accademia per la Vita si chiude il Convegno del Movimento Rinascita Cristiana celebrato in occasione del proprio Giubileo
Servono cristiani “più preparati, più capaci di dialogare e di stringere patti”, soprattutto in un tempo attraversato da crisi di vario genere e segnato da un grave inverno demografico. Ne è convinto mons. Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, che è intervenuto al convegno annuale del movimento ecclesiale di Rinascita Cristiana che si è chiuso oggi a Roma. “Per seminare senso e speranza, bisogna recuperare il significato della realtà, riaffermando con forza la centralità della persona umana e sviluppando alleanze, ovvero patti sociali, tra le generazioni e tra uomo e donna”, ha spiegato mons. Pegoraro sottolineando che “di fronte alla grande domanda di senso del mondo, i cristiani sono chiamati ad arare, dissodare e seminare, con tenacia e fiducia”. “Occorre entrare nel merito delle crisi, non fermarsi agli slogan e ai luoghi comuni ma andare in profondità”, ha scandito il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, che ha richiamato gli aderenti al movimento alla loro stessa vocazione, ben espressa nel nome “Rinascita cristiana”. “Se vogliamo preparare la primavera – ha osservato – dobbiamo investire nello studio e nell’approfondimento, perché altrimenti la verità scivola nell’opinione, preparare strumenti di dialogo, discernere le priorità e fare proposte concrete”.
“Approfondire è il miglior servizio che possiamo rendere alle nuove generazioni”, ha detto da parte sua Francesca Sacchi Lodispoto, segretaria nazionale del movimento. Nel trarre le conclusioni delle due giorni, che si è aperta con la celebrazione del Giubileo e che ha visto l’intervento di Rosy Bindi, Sacchi Lodispoto ha messo in luce l’urgenza di creare alleanze, fondamentali per realizzare quel “progetto di umanità” che è al centro del “piano di lavoro” di quest’anno. Un impegno, ha sintetizzato la segretaria nazionale di Rinascita Cristiana, per contribuire alla costruzione “di una società più giusta e rispettosa dei diritti umani attraverso l’educazione, la testimonianza e l’azione concreta”.

Pellegrini di speranza: Rinascita Cristiana celebra il Giubileo

piazza piaLunedì 1 dicembre appuntamento alle 9,30 in Piazza Pia. Ci salutiamo, ci organizziamo, recitiamo una preghiera iniziale e formiamo la processione verso la Porta Santa.
Nella bolla di indizione del Giubileo Ordinario del 2025, il Santo Padre, nel momento storico attuale in cui “immemore dei drammi del passato, l’umanità è sottoposta a una nuova e difficile prova che vede tante popolazioni oppresse dalla brutalità della violenza” (Spes non confundit, 8), chiama tutti i cristiani a farsi pellegrini di speranza. Questa è una virtù da riscoprire nei segni dei tempi, i quali, racchiudendo “l’anelito del cuore umano, bisognoso della presenza salvifica di Dio, chiedono di essere trasformati in segni di speranza” (Spes non confundit, 7), che dovrà essere attinta soprattutto nella grazia di Dio e nella pienezza della Sua misericordia. (Cfr. Norme sulla Concessione dell’Indulgenza durante il Giubileo Ordinario dell’anno 2025 indetto da Sua Santità Papa Francesco, 13.05.2024)(Cfr. Norme sulla Concessione dell’Indulgenza durante il Giubileo Ordinario dell’anno 2025 indetto da Sua Santità Papa Francesco, 13.05.2024)

  1. Il documento di sintesi della terza Assemblea sinodale: lievito di pace e di speranza
  2. Dilexi te l'esortazione apostolica di Papa Leone
  3. Miamsi oltre le divisioni lavorare per un mondo più giusto ed inclusivo
  4. Un impegno per la pace

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30 Novara
Parrocchia S. Cuore ore 15,00
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OTTOBRE
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Convegno Animatori Rinascita Cristiana

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