Il tuo volto Signore io cerco
Sono disponibili i Sussidi per la Quaresima e la Pasqua a cura dell’Ufficio Liturgico della CEI. Nella presentazione a cura di Mons. Giuseppe Baturi, Segretario Generale della CEI si sottolinea come la Quaresima, attraverso la preghiera assidua, il digiuno autentico e la carità operosa, sia un tempo di rinnovamento spirituale in cui riscoprire la realtà profonda e dinamica del battesimo e rinnovare l’adesione ferma e fiduciosa al Vangelo.
“Come in unico grande giorno di festa, i giorni di Pasqua, invece, sono spazio per fare esperienza della compagnia del Risorto, che supera ogni tempo e ogni spazio umani, e per lasciarci abitare dalla sua grazia, che ci fa vivere da uomini nuovi nel cuore della città terrena, nell’attesa di vedere il volto di Cristo, irradiazione della gloria del Padre e impronta della sua sostanza, faccia a faccia”.
«Ogni comunità, ‘casa della pace’». Educare alla pace e alla nonviolenza”
Questo tema e questo impegno sono stati il filo rosso del 10° Seminario nazionale di Pastorale Sociale. “Abbiamo toccato con mano quanto sia importante riflettere sulla pace, che non è un valore astratto, ma si condivide dentro i tessuti delle comunità. Da qui parte un grande impegno di ciascuno nell’essere tessitore di pace dentro ai vari processi”, ha spiegato don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro, a conclusione del Seminario. Per Rinascita Cristiana ha partecipato il Responsabile nazionale Egidio Barbiero.
Secondo il direttore dell’Ufficio CEI, “la grande sfida del futuro è quella di abitare le nostre comunità con uno stile diverso, uno stile nuovo”. In quest’ottica, la Nota pastorale “Educare una pace disarmata e disarmante” è “un punto di riferimento importante e deve diventare sempre di più luogo e spazio educativo per le nostre comunità e per le varie esperienze che già viviamo di costruzione della pace, di attenzione agli ultimi poveri e di messa in relazione delle persone più fragili dentro una comunità”.
Si tratta, ha sottolineato, di azioni che di “trasformare il mondo, non solo le nostre comunità”. Ecco allora che “l’impegno della Chiesa italiana è quello di continuare a far conoscere il messaggio della Nota, offrire strumenti, raccogliere i dati di tutto ciò che si muove nelle Diocesi e nelle nostre realtà sul tema della pace”. “Se questo bene viene fatto conoscere e viene replicato – ha concluso – ne avremo una mentalità nuova e la capacità di costruire cuori nuovi”.
Migranti morti in mare: colpa delle scelte disumane di UE e Italia
Nel giorno in cui a Trapani si commemorano le vittime dell'ultima strage avvenuta durante il ciclone Harry, l'arcivesovo di Palermo mons. Corrado Lorefice, in un messaggio inviato a Mediterranea Saving Humans afferma: "Una tragedia determinata da precise scelte politiche, di ieri e di oggi, dimentiche dei diritti inalienabili dell'essere umano, in violazione delle leggi internazionali e delle convenzioni sul soccorso". "Le martoriate acque del Mare Nostro sono ancora scosse e scandalizzate dall'ennesima strage consumatasi nel più assoluto silenzio gridato da precise scelte politiche - di ieri e di oggi - colpevolmente dimentiche dei diritti inalienabili dell'essere umano, in violazione del diritto internazionale e delle convenzioni sul soccorso". La presenza di oggi “è un segno forte e prezioso, un richiamo chiaro a sconvolgere il silenzio e a svegliare il sonno degli occhi di noi tutti, narcotizzati da scelte politiche che pianificano l'oblio di quanti continuano ad attraversare il mare in cerca di vita, di libertà, di pace, forti del diritto di ogni uomo e di ogni donna alla mobilità” dice Lorefice e aggiunge ch queste vittime “sono l'ennesimo frutto delle scelte disumane dell'Europa e dell'Italia capaci solamente di legiferare contenimento e abbandono e di colpevolizzare come criminali quanti prendono il largo come 'pescatori di uomini di donne' in balia delle onde”. "Questi corpi umani che il mare ha riconsegnato - incalza l'arcivescovo di Palermo - sono una chiara denuncia di chi per mera propaganda populista rivendica il risultato della riduzione degli sbarchi. Questi sono corpi umani. Come i nostri. Con una loro storia, relazioni, desideri, sofferenze, attese". E accusa ancora: "Abbiamo negato loro il diritto a una vita dignitosa, alla mobilità, alla libertà. Non li abbiamo accolti. Non siamo andati a cercarli sulla rotta del Mediterraneo centrale. Abbiamo ora il dovere, con la cenere in testa, di porre in essere le procedure necessarie per l'identificazione dei corpi riaffiorati e di dare certa e degna sepoltura alle vittime. Non possiamo disattendere la richiesta dei familiari che, dilaniati dalla sofferenza, cercano i propri cari".
Di fronte a tutto questo "siamo chiamati a reagire - afferma ancora Lorefice - non come esponenti di un partito o tifosi di una squadra, ma come donne e uomini che vogliono rimanere fedeli al senso dell'umano. È l'umanità a essere in gioco simbolicamente nel Mediterraneo, quell'umanità che pare progressivamente sparire dall'orizzonte della politica contemporanea, dominata dalle derive nazionalistiche, dalla competizione spietata, dalla guerra ai poveri e ai migranti, dal rifiuto dell'altro. Sembrano essere questi oggi i principi dell'azione politica, esibiti senza vergogna, sbandierati come valori. Non cessiamo di dare voce, con il nostro impegno concreto e operoso, a quanti nel Mediterraneo continuano a trovare morte piuttosto che vita. Diamo forma ai loro sogni".
Il mare ci chiede conto
Il 22 febbraio i Vescovi della Calabria rivolgono a noi tutti un forte monito dopo il ritrovamento di alcuni corpi di migranti sulle coste.
Un salvagente arancione. È quello che il comandante della Guardia Costiera di Tropea ha riconosciuto tra le onde, prima ancora di capire che attorno a quel salvagente c’era ancora un uomo. O quel che ne restava. Quella macchia di colore nel grigio del Tirreno è diventata, per noi, il simbolo di questa stagione: una vita che aveva cercato di salvarsi, e non ce l’aveva fatta.
Da Scalea ad Amantea, da Paola a Tropea, da Pantelleria a Custonaci: le coste della nostra terra e della Sicilia hanno accolto nelle ultime settimane almeno quindici corpi senza nome, restituiti dal Mediterraneo dopo i naufragi silenziosi che il ciclone Harry ha consumato tra il 15 e il 22 gennaio. Secondo le organizzazioni umanitarie, i dispersi totali potrebbero essere un migliaio. Un numero che non è una statistica: è una comunità intera inghiottita dal mare mentre l’Europa guardava altrove.
Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere.
Lo diciamo con il dolore di pastori che riconoscono in quei corpi anonimi la dignità inviolabile di ogni essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio. Lo diciamo con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Lo diciamo consapevoli che quello che sta accadendo non è una tragedia isolata.
L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni certifica che nei primi mesi del 2026 i morti sono triplicati: 452 vittime nel solo mese di gennaio, contro 93 dell’anno precedente. Meno arrivi, più morti.
Il nostro primo pensiero e la nostra preghiera di pastori sono rivolti a ognuno di loro, ai loro cari rimasti in patria o che forse li stanno attendendo.
Ai nostri fedeli chiediamo di non abituarsi. Di non lasciare che la notizia di un altro corpo trovato in spiaggia diventi ordinaria amministrazione. Il comandante Durante si è gettato tra le onde per recuperare quel che restava di un uomo. Vogliamo che la nostra Chiesa sia capace della stessa umanità. Dobbiamo pregare per alimentare la speranza, vincere la nostra indifferenza e aprire spazi di accoglienza prima di tutto nella nostra mente e nel nostro cuore.
Chiediamo alle istituzioni italiane ed europee di essere all’altezza della migliore tradizione di civiltà del nostro paese e del nostro continente che crede nella sacralità di ogni essere umano e soprattutto se in difficoltà lo accoglie e se ne prende cura. Chiediamo quindi di aprire corridoi umanitari sicuri per chi fugge da guerre, persecuzioni e miseria.
Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità.
Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore.
Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio.
I Vescovi della Conferenza Episcopale Calabra
Papa Leone: Quaresima tempo di ascolto e digiuno
Ascoltare e digiunare.
La Quaresima come tempo di conversione
Cari fratelli e sorelle!
La Quaresima è il tempo in cui la Chiesa, con sollecitudine materna, ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno.
Ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito. Vi è un legame, dunque, tra il dono della Parola di Dio, lo spazio di ospitalità che le offriamo e la trasformazione che essa opera. Per questo, l’itinerario quaresimale diventa un’occasione propizia per prestare l’orecchio alla voce del Signore e rinnovare la decisione di seguire Cristo, percorrendo con Lui la via che sale a Gerusalemme, dove si compie il mistero della sua passione, morte e risurrezione.



