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Educare a una pace disarmata e disarmante

Palme paceAl termine dell'Assemblea Generale della CEI ad Assisi il 19 novembre i Vescovi italiani hanno pubblicato una nota pastorale con l'invito a tutte le comunità ad impegnarsi per una educazione costante e permanente alla pace.
Il documento invita a riscoprire la centralità di Cristo “nostra pace” in ogni annuncio e impegno per promuovere la riconciliazione e la concordia, e si inserisce nel solco della Dottrina sociale della Chiesa, con un’analisi attenta della situazione attuale segnata da numerosi conflitti; dall’“inutile strage” di persone, per lo più civili e bambini; da una mentalità che rincorre la strategia della deterrenza degli armamenti, che può cambiare l’economia e la cultura dei nostri Paesi; da una violenza diffusa che rischia di diventare una cultura che affascina soprattutto i più giovani. Per questo, è necessario un rinnovato annuncio di pace al quale la presente Nota può offrire un contributo...
Alle nostre comunità viene dato uno strumento per leggere la realtà contemporanea (prima parte della Nota); viene poi rivolto l’invito ad attingere alla Parola di Dio e al Magistero una visione di riconciliazione, di pace, di convivenza tra i popoli, continuamente minacciata dal peccato nelle sue forme anche “strutturate” di ingiustizie e di guerre. Essere alla scuola della pace significa mettersi alla scuola della Parola di salvezza e della Dottrina sociale della Chiesa; quest’ultima, in particolare da Benedetto XV fino a Leone XIV, è stata un punto di riferimento per tutti i popoli nella soluzione di conflitti e nel ripensamento delle vie di pace da percorrere. Da questa ricchezza di contenuti, che disarmano i cuori e trasformano gli strumenti di distruzione in mezzi di sviluppo, nasce un impegno che i cristiani condividono con tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Nella Nota c’è un costante riferimento agli “artigiani e architetti della pace”, che in ogni epoca sono stati l’esempio più vero che «la pace non è un’utopia spiritale: è una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione» . Alla loro testimonianza le comunità cristiane sono sempre chiamate ad attingere esempi e parole efficaci anche nel nostro tempo. Oggi si aprono tanti ambiti e orizzonti nei quali divenire “case di pace”: la preghiera, anzitutto, che implora costantemente questo dono di Dio e anima la speranza; la famiglia e la scuola, luoghi nei quali si comincia ad apprendere la non violenza; la società civile e la politica, chiamate ad avere una visione che assicuri sviluppo e solidarietà, che sono “i nomi nuovi” della pace; a scongiurare la strategia della corsa agli armamenti e a non far proliferare le armi nucleari.
Sono grandi temi su cui occorre ritornare per formare le coscienze delle comunità, che devono essere illuminate da un ideale di pace.
L'intero documento sul sito della Chiesa cattolica italiana: www.chiesacattolica.it

 

Lettera apostolica in occasione dei 1700 anni del Credo di Nicea

Concilio NiceaPapa Leone XIV, con la Lettera apostolica “In unitate fidei”, rilancia il valore del Credo niceno come fondamento condiviso tra le Chiese cristiane e  come risposta alle sfide del Mediterraneo, segnato da tensioni politiche e religiose
La lettera apostolica pubblicata pochi giorni prima dal viaggio apostolico in Turchia e in Libano, colloca la memoria nicena dentro un quadro attuale segnato da tensioni internazionali, fragilità politiche e conflitti nel Mediterraneo. Il Papa chiarisce subito la prospettiva del documento: “Desidero incoraggiare in tutta la Chiesa un rinnovato slancio nella professione della fede”, ricordando che la verità proclamata nel Credo “merita di essere confessata e approfondita in maniera sempre nuova e attuale”.
Nicea, oggi İznik, città dell’attuale Turchia, non è solo un riferimento storico, ma un punto di contatto tra tradizioni cristiane orientali e occidentali. La professione di fede “dà speranza nei tempi difficili che viviamo”. La Lettera rilegge la controversia ariana e l’impegno dei Padri conciliari nel definire Cristo “generato, non creato, della stessa sostanza del Padre”. Il Papa spiega che tale formulazione non voleva “sostituire le affermazioni bibliche con la filosofia greca”, ma custodire la verità dell’incarnazione contro interpretazioni riduttive. La definizione nicena diventa così criterio teologico e pastorale: solo se il Figlio è vero Dio e vero uomo l’umanità può riconoscere nel Vangelo il volto di un Dio vicino.
La Lettera sottolinea che “la liturgia e la vita cristiana sono saldamente ancorate al Credo”, e che questa stabilità costituisce un riferimento per comunità chiamate a vivere in contesti complessi. La memoria di Nicea diventa così un segno di perseveranza nella ricerca dell’unità.
Altro aspetto importante della Lettera riguarda l’unità dei cristiani. Il Papa ricorda che “quello che ci unisce è molto più di quello che ci divide” e propone un ecumenismo “rivolto al futuro, di riconciliazione sulla via del dialogo”. Questa prospettiva risuona in modo particolare alla luce dell’imminente viaggio in Türkiye e in Libano, dove la presenza di Chiese cattoliche orientali, comunità ortodosse e tradizioni protestanti rende evidente la necessità di percorsi comuni.
La Lettera invita a superare “controversie teologiche che hanno perso la loro ragion d’essere”, indicando la professione nicena come base condivisa su cui costruire passi concreti. Accanto al dialogo tra le Chiese, il Papa propone un esame di coscienza ecclesiale: chiedersi che cosa significhi oggi professare un Dio creatore in un mondo segnato da squilibri ambientali e sociali, o confessare Gesù Cristo come Signore in società attraversate da violenze e ingiustizie. La Lettera si chiude con una preghiera allo Spirito Santo: “Vieni, divino Consolatore… a unire i cuori e le menti dei credenti”. In questa invocazione si legge l’intenzione del viaggio apostolico: rendere il Credo non solo memoria condivisa, ma forza di unità per le Chiese del Mediterraneo, chiamate a testimoniare il Vangelo attraverso un impegno comune per la pace.

Servono cristiani più preparati e capaci di stringere patti per seminare speranza

Giubileo 2025Con queste parole di mons. Renzo Pegoraro Presidente della Pontificia Accademia per la Vita si chiude il Convegno del Movimento Rinascita Cristiana celebrato in occasione del proprio Giubileo
Servono cristiani “più preparati, più capaci di dialogare e di stringere patti”, soprattutto in un tempo attraversato da crisi di vario genere e segnato da un grave inverno demografico. Ne è convinto mons. Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, che è intervenuto al convegno annuale del movimento ecclesiale di Rinascita Cristiana che si è chiuso oggi a Roma. “Per seminare senso e speranza, bisogna recuperare il significato della realtà, riaffermando con forza la centralità della persona umana e sviluppando alleanze, ovvero patti sociali, tra le generazioni e tra uomo e donna”, ha spiegato mons. Pegoraro sottolineando che “di fronte alla grande domanda di senso del mondo, i cristiani sono chiamati ad arare, dissodare e seminare, con tenacia e fiducia”. “Occorre entrare nel merito delle crisi, non fermarsi agli slogan e ai luoghi comuni ma andare in profondità”, ha scandito il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, che ha richiamato gli aderenti al movimento alla loro stessa vocazione, ben espressa nel nome “Rinascita cristiana”. “Se vogliamo preparare la primavera – ha osservato – dobbiamo investire nello studio e nell’approfondimento, perché altrimenti la verità scivola nell’opinione, preparare strumenti di dialogo, discernere le priorità e fare proposte concrete”.
“Approfondire è il miglior servizio che possiamo rendere alle nuove generazioni”, ha detto da parte sua Francesca Sacchi Lodispoto, segretaria nazionale del movimento. Nel trarre le conclusioni delle due giorni, che si è aperta con la celebrazione del Giubileo e che ha visto l’intervento di Rosy Bindi, Sacchi Lodispoto ha messo in luce l’urgenza di creare alleanze, fondamentali per realizzare quel “progetto di umanità” che è al centro del “piano di lavoro” di quest’anno. Un impegno, ha sintetizzato la segretaria nazionale di Rinascita Cristiana, per contribuire alla costruzione “di una società più giusta e rispettosa dei diritti umani attraverso l’educazione, la testimonianza e l’azione concreta”.

Pellegrini di speranza: Rinascita Cristiana celebra il Giubileo

piazza piaLunedì 1 dicembre appuntamento alle 9,30 in Piazza Pia. Ci salutiamo, ci organizziamo, recitiamo una preghiera iniziale e formiamo la processione verso la Porta Santa.
Nella bolla di indizione del Giubileo Ordinario del 2025, il Santo Padre, nel momento storico attuale in cui “immemore dei drammi del passato, l’umanità è sottoposta a una nuova e difficile prova che vede tante popolazioni oppresse dalla brutalità della violenza” (Spes non confundit, 8), chiama tutti i cristiani a farsi pellegrini di speranza. Questa è una virtù da riscoprire nei segni dei tempi, i quali, racchiudendo “l’anelito del cuore umano, bisognoso della presenza salvifica di Dio, chiedono di essere trasformati in segni di speranza” (Spes non confundit, 7), che dovrà essere attinta soprattutto nella grazia di Dio e nella pienezza della Sua misericordia. (Cfr. Norme sulla Concessione dell’Indulgenza durante il Giubileo Ordinario dell’anno 2025 indetto da Sua Santità Papa Francesco, 13.05.2024)(Cfr. Norme sulla Concessione dell’Indulgenza durante il Giubileo Ordinario dell’anno 2025 indetto da Sua Santità Papa Francesco, 13.05.2024)

Il documento di sintesi della terza Assemblea sinodale: lievito di pace e di speranza

Terza Assemblea Sinodale 2Con 781 «placet» e 28 contrari - su 809 votanti e circa 900 delegati la terza assemblea sinodale delle Chiese italiane, riunita a Roma il 25 ottobre 2025, ha approvato il «documento di sintesi» del «Cammino sinodale» «Lievito di pace e di speranza».   
«Corresponsabilità, formazione e pace» - Secondo mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena e presidente del Comitato nazionale del «Cammino sinodale»  «la corresponsabilità implica il rinnovo degli organismi di partecipazione, il riconoscimento del ruolo delle donne, il riconoscimento delle ministerialità intorno all’altare e come presenza nella comunità e nella società, il compito dei laici come vera responsabilità comune». «La formazione, che finora ha visto come ambito principale l’iniziazione cristiana, va allargata alla possibilità di ogni battezzato di accedere al deposito della fede, alla ricchezza del Vangelo, rimettendo al centro la Parola di Dio nelle Scritture». «La pace è tema molto sentito da Papa Leone, che ha già formulato tante proposte relative alla formazione alla pace, al disarmo, all’assunzione di responsabilità nei conflitti che ci stanno devastando. 
I punti più dibattuti e le questioni più delicate - Riguardano il ruolo delle donne e dei laici nei processi decisionali e la proposta sul pieno coinvolgimento delle donne. Sul diaconato femminile su 813 votanti, 625 danno parere favorevole, 188 contrario; sulla creazione di un ministero della cura e dell’accompagnamento su 818 votanti, 674 sì e 144 no. Dibattute le questioni sull’apertura all'accoglienza di persone Lgbtq+ con l’invito a parrocchie e diocesi a non discriminarle, sul forte impegno per il disarmo; il ripensamento del ruolo dei cappellani militari. Non è vero, come ha titolato qualche quotidiano, che ci sia stato «un Sinodo su gay e trans»;  è vero che «le Chiese locali, superando l'atteggiamento discriminatorio a volte diffuso negli ambienti ecclesiali e nella società, si impegnino a promuovere il riconoscimento e l'accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender, così come dei loro genitori, che già appartengono alla comunità cristiana». 
Un messaggio a Leone XIV - Il messaggio ricorda «il sostegno di Pietro, dapprima con Francesco, che ha voluto il Cammino sinodale, e poi con lei, che ha dato un’indicazione preziosa nell’incontro con l’episcopato italiano del 17 giugno: “Andate avanti nell’unità; restate uniti e non difendetevi dalle provocazioni dello Spirito. La sinodalità diventi mentalità, nel cuore, nei processi decisionali e nei modi di agire».
Ora le conclusioni e il documento di sintesi sarà all’esame della 81ª assemblea generale Cei (Assisi, 17-20 novembre 2025). Il Consiglio permanente Cei ha istituito un gruppo di vescovi che guiderà la fase di recezione e discernimento, accompagnato dagli organismi statutari.
                                

  1. Dilexi te l'esortazione apostolica di Papa Leone
  2. Miamsi oltre le divisioni lavorare per un mondo più giusto ed inclusivo
  3. Un impegno per la pace
  4. “Sia pace in Terra Santa!”. Nota dei Vescovi italiani

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