Patto Educativo Globale: per costruire insieme
Incontro CNAL del 10 dicembre 2020
Il filo conduttore dell’incontro è stato il processo che, da settembre 2019, si è messo in moto al fine di rendere concreto il sogno di un patto educativo globale, condiviso a livello planetario. Il processo è stato sapientemente illustrato da Mons Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’educazione cattolica. Di seguito la sintesi a cura di Tiziana Iannotta Paternò.
Mons Zani si rifà ai vari appelli di Papa Francesco che intende, per patto educativo globale, “un compito trasversale ed inclusivo, la ricerca di nuovi paradigmi culturali in dimensione ecumenica, interreligiosa, interculturale. Un cammino per ravvivare la passione per un'educazione più aperta, più inclusiva, di ascolto. Molto interessante il seguente passaggio: l'educazione è indispensabile per evitare la disintegrazione della persona; ha bisogno di un “villaggio di persone” che se ne occupino, improntate a relazioni fraterne. In questo senso bisogna: mettere al centro la persona da formare; investire con creatività e professionalità; formare persone che siano disponibili ad educare secondo il dettato evangelico.
Speranza e gratuità, povertà e rinascita
Pubblichiamo parte del testo di Mons. Mario Meini al Consiglio permanente straordinario della CEI, 1 dicembre 2020. Il testo completo è frutto di riflessioni condivise dei nostri Vescovi
"I tempi forti di Avvento e di Natale ci consegnano alcune parole chiave che, come gemme, impreziosiscono la nostra identità cristiana e indicano un percorso luminoso nel periodo caliginoso che stiamo attraversando: speranza, gratuità, povertà, rinascita, famiglia.
Anzitutto, speranza e gratuità. Il cristiano è chiamato a confidare nella “speranza certa” che scaturisce dal Vangelo e sostiene la fiducia. Una fiducia che si esprime nel discernimento e nell’impegno concreto di ogni giorno. Nonostante le fatiche di questa fase storica, abbiamo tanti esempi positivi di dedizione al prossimo: esperienze che spesso nascono nelle nostre parrocchie e si concretizzano in attenzioni educative, gesti di gratuità, iniziative solidali verso i più fragili, proposte culturali per leggere i segni dei tempi. Si moltiplicano i “semi di speranza” che, come comunità cristiana, siamo chiamati a saper vedere e valorizzare, collaborando a diffondere una cultura che chiede fiducia nel domani.
Il Covid, l'"ora della verità" per un futuro migliore
Papa Francesco: le situazioni ‘covid’ e le tre solitudini della mia vita. Immagini, suggerimenti, e suggestioni potenti che Papa Francesco pone a conclusione di Ritorniamo a sognare. La strada verso un futuro migliore, libro realizzato “in conversazione” con lo scrittore e giornalista britannico Austen Ivereigh, che in Italia viene pubblicato per Piemme da Mondadori.
Il punto di partenza è quello attuale. Il Papa lo vede come «l’ora della verità». Un momento di crisi — «da una crisi non si esce mai uguali», ricorda —e di prova rivelatrice. Francesco pensa alla pandemia, ma non solo. «La crisi del Covid-19 sembra unica perché colpisce la maggior parte dell’umanità. Ma è speciale solo per la sua visibilità. Esistono mille altre crisi altrettanto terribili, tuttavia, siccome ad alcuni di noi paiono lontane, ci comportiamo come se non ci riguardassero». Il pensiero del Pontefice corre alle tante guerre nel mondo, al traffico di armi, alle centinaia di migliaia di rifugiati che fuggono dalla povertà, alla fame, ai colossali danni del cambiamento climatico.
Lo sguardo è sul mondo ma non può prescindere dalla propria vicenda personale. Francesco rilegge la propria storia, riannoda i ricordi, spesso toccanti, e parla delle sue «tre situazioni Covid». Quella della grave malattia polmonare che nell’agosto 1957, al secondo anno di seminario, lo vide lottare tra la vita e la morte. Poi il periodo tedesco, nel 1986, che il Papa definisce come il «Covid dell’esilio», nel senso che fu un esilio volontario per completare gli studi. Infine, quella speciale quarantena — un anno, dieci mesi e tredici giorni — trascorsa all’inizio degli anni Novanta in una residenza gesuita a Córdoba, in obbedienza ai superiori. «La cosa più strana» in quella circostanza, annota Francesco, è stata la lettura dei trentasette tomi della Storia dei Papi di Ludwig von Pastor: «Avrei potuto scegliere un romanzo, qualcosa di più interessante. Da dove sono adesso mi domando perché Dio mi avrà ispirato a leggere proprio quell’opera in quel momento. Con quel vaccino il Signore mi ha preparato. Una volta che conosci quella storia, non c’è molto che possa sorprenderti di quanto accade nella curia romana e nella Chiesa di oggi. Mi è servito molto!». Ogni crisi, insomma, ci offre una lezione, che bisogna saper cogliere. «Questi sono stati i miei principali “Covid” personali. Ne ho imparato che soffri molto, ma se lasci che ti cambi ne esci migliore. Se invece alzi le barricate, ne esci peggiore», chiosa il Pontefice.
I nostri Vescovi alla comunità cristiana
Il Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana invia un messaggio a tutte le comunità facendo proprio l'invito di Paolo ai Romani (Rm 12,12): Siate lieti nella speranza/ costanti nella tribolazione/ perseveranti nella preghiera.
Fratelli e sorelle,
vorremmo accostarci a ciascuno di voi e rivolgervi con grande affetto una parola di speranza e di consolazione in questo tempo che rattrista i cuori. Viviamo una fase complessa della storia mondiale, che può anche essere letta come una rottura rispetto al passato, per avere un disegno nuovo, più umano, sul futuro. «Perché peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi» (Papa Francesco, Omelia nella Solennità di Pentecoste, 31 maggio 2020).
Ai componenti della Comunità cristiana cattolica, alle sorelle e ai fratelli credenti di altre Confessioni cristiane e di tutte le religioni, alle donne e agli uomini tutti di buona volontà, con Paolo ripetiamo: «Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera» (Rm 12,12).
Inviamo questo messaggio mentre ci troviamo nel pieno della nuova ondata planetaria di contagi da Covid-19, dopo quella della scorsa primavera. L’Italia, insieme a molti altri Paesi, sta affrontando grandi limitazioni nella vita ordinaria della popolazione e sperimentando effetti preoccupanti a livello personale, sociale, economico e finanziario. Le Chiese in Italia stanno dando il loro contributo per il bene dei territori, collaborando con tutte le Istituzioni, nella convinzione che l’emergenza richieda senso di responsabilità e di unità: confortati dal magistero di Papa Francesco, siamo certi che per il bene comune occorra continuare in questa linea di dialogo costante e serio.
Zoom: primo incontro nazionale 21 novembre
Accogliendo il suggerimento del Consiglio nazionale è stato proposto a tutti gli aderenti di RC un incontro per scambiare iniziative e riflessioni in questo inizio di anno: 77 i partecipanti! Dopo un saluto di Serena Grechi, Responsabile nazionale, P. Licio Prati, Assistente nazionale, ha proposto ai partecipanti una riflessione sui brani della meditazione riguardanti la creazione e la chiamata di Abramo (Gn 1; 2;15). Una breve introduzione di Francesca Sacchi Lodispoto, Segretaria nazionale, sull’attuale Piano di Lavoro ha messo in evidenza la continuità con quello dell’anno passato "La dimensione pubblica della fede". La nostra fede ha sempre una dimensione pubblica e lo abbiamo toccato con mano in questo periodo di pandemia. È la fede che ci aiuta in un agire solidale con tutti e a trovare senso anche nei momenti più difficili. Numerosi gli interventi dei partecipanti da cui possiamo notare che SOLIDARIETÁ è stata la parola più discussa dai gruppi. Dalla responsabilità alla solidarietà e alla LIBERTÁ il cammino è obbligato anche dalla Costituzione italiana che la cita all’art.2.
Il prossimo appuntamento sarà sabato 19 dicembre sempre alle 15,30.
DALL'INTERVENTO DI P. LICIO PRATI
Il nostro meditare è un cercare la sorgente. Natale è atteso ed è alle porte. E il Signore dice a noi: “Io sono colui che è, che era, e che viene, l’onnipotente”. Guardiamo a lui nel tempo liturgico dell'Avvento. Due indicazioni della Scrittura: Guardare nei cieli arroventati dell’Apocalisse: la storia degli uomini e del mondo vi appare attraversata dalla furia selvaggia di tragedie ed immani forze distruttrici in gran parte provocate dall’essere umano che le cavalca. Come cavalli e cavalieri dei primi quattro sigilli in Ap 6,1-8. È una pagina che evoca scenari cupi della storia; molti amano parlarne, dipingerli in tempi di epidemie, magari come segno di una scatenata ira divina. Andando avanti al cap.19,11-16 e guardando colui che cavalca il cavallo bianco leggiamo: si chiama Fedele e Veritiero, giudica e combatte con giustizia, avvolto in un mantello intriso di sangue, del suo sangue, e il suo nome è Verbo di Dio e... sul mantello e sul femore porta scritto un nome: Re dei re e Signore dei signori. È uno sguardo e sono parole che ci aiutano a ben valutare giorni presenti e giorni futuri. E nelle mani di chi affidiamo la nostra speranza.
Guardare anche nei cieli immensi, impietosi e vuoti su deserti aridi e inospitali in cui si può errare, perdersi, morire: quelli della condizione umana e quelli, che sono per noi un simbolo, attraversati dall’antico Israele e di cui si narra nei primi libri della Bibbia. Anche sotto questi cieli, vogliamo ascoltare e guardare. L’invito ci viene da Mosè (Dt 32,7-13): si tratta di saper leggere potenza, tenerezza e amore fedele nell’immagine del Dio che trova Israele sperduto nel deserto e lo solleva su ali d’aquila. (Il testo in documenti)



