Radicati e costruiti in Cristo
La Conferenza Episcopale Italiana nella sua ultima assemblea ha approvato le Linee di orientamento per l'attuazione del documento di sintesi del cammino sinodale delle chiese che sono in Italia. Nel testo sono indicate alcune priorità, riconosciute dai Vescovi italiani a partire da una rilettura globale del Documento di sintesi del Cammino sinodale. “Radicati e costruiti in Cristo” non sostituisce il Documento di sintesi né si sovrappone al discernimento delle Chiese locali, delle Metropolie e/o delle Conferenze Episcopali Regionali.
Si articola in introduzione, quattro capitoli e conclusione. A fare da cornice un passo della lettera ai Colossesi nel quale si evidenzia come solo il radicamento vitale e costante dei cristiani in Cristo permette alla Chiesa di essere realmente missionaria: nell’annuncio e nella testimonianza del Vangelo.
Le linee di orientamento presentate sono quattro: la prima riguarda la necessità di riconnettere vita e Vangelo, prendendo atto che la fede e la sua trasmissione non possono più essere date per scontate. La seconda, strettamente connessa alla prima, concerne la vita comunitaria che può rappresentare una testimonianza concreta della fede a patto che ci sia un serio ripensamento della Chiesa nel territorio affinché le comunità cristiane siano vitali e attrattive. La terza linea tratta della “corresponsabilità differenziata”, con attenzione alla presenza missionaria dei laici, agli organismi di partecipazione e all’attivazione di ministeri battesimali. La quarta chiede di verificare l’adeguatezza delle strutture per la trasmissione della fede: comunità parrocchiali o interparrocchiali, Conferenze Episcopali Regionali e alcuni aspetti della struttura della CEI.
“Occorre avviare processi, tanto più necessari in un tempo nel quale la trasmissione della fede cristiana non può più essere presupposta né affidata a dinamismi spontanei. È questa la consegna – si legge nel testo – che raccogliamo e che vogliamo assumere con realismo e fiducia. Avviare processi significa accettare che il rinnovamento ecclesiale richiede tempo, pazienza, discernimento, conversione e perseveranza; significa non cedere alla tentazione di cercare soluzioni immediate o assetti soltanto funzionali; significa generare dinamismi, capaci di incidere realmente nella vita delle comunità, di formare coscienze credenti, di rendere più evangeliche le relazioni ecclesiali, di favorire una presenza cristiana più viva nei contesti quotidiani. In questa prospettiva, le priorità indicate in questo testo vogliono essere un orientamento per il cammino, non un punto di arrivo”. (Il documento)
Il Card. Zuppi all'Assemblea della CEI: Magnifica Humanitas un dono prezioso
Il card. Zuppi ha aperto l'Assemblea generale della Cei partendo dai temi della nuova enciclica del Papa e disegnando un ritratto di un Paese "attraversato da guerre, paure, solitudine e diffidenze". Per le riforme ci vuole "un clima costituente". "I giovani non sono soltanto violenti o smarriti". Sì a "piano casa" e interventi su crisi climatica. Sinodalità per "riforma dei processi decisionali".
Viviamo in un mondo attraversato da guerre, paure, solitudini, diffidenze: “la guerra è cambiata, anche con un utilizzo sempre più largo della tecnologia, ed è sempre più lunga per le armi temibili – tecnologiche – messe in campo. Non è vero che può essere pulita, evitando un gran numero di vittime. E poi a livello globale, con le sue conseguenze, la guerra colpisce anche i Paesi che non sono direttamente coinvolti. Vediamo persino svilupparsi le agenzie di mercenari che fanno della guerra il loro modo di vivere: un vero regresso di civiltà”. “Vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle nazioni. A loro gridiamo: fermatevi!”, il primo appello del presidente della Cei: “È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte”. “È importante rilanciare l’azione degli Organismi internazionali per porre fine alla spirale della violenza, che stringe sempre più forte la sua morsa in tanti contesti del mondo, spesso noti come l’Ucraina e il Medio Oriente, la Terra Santa, spesso meno noti e, per questo, colpevolmente dimenticati”.
Il nostro Paese conosce tante solitudini: “Ci sono anziani che non aspettano più nessuno, giovani che faticano a immaginare il futuro, famiglie appesantite da ritmi e precarietà, adulti che portano in silenzio fallimenti e paure, fragili chiusi in un mondo in cui non sono padroni di sé stessi, poveri che diventano invisibili.
Leone XIV: "abbiamo il dovere di restare umani"
Nel 135° anniversario della “Rerum novarum”, il 25 maggio Papa Leone pubblica la sua prima enciclica, “Magnifica humanitas”, sulla Dottrina sociale della Chiesa nel tempo dell’intelligenza artificiale. L’enciclica è stata firmata il 15 maggio nello stesso giorno in cui Leone XIII firmò la sua Rerum Novarum. Questa enciclica è un appello a custodire “una magnifica umanità abitata da Dio”, promuovendo verità, dignità del lavoro, giustizia sociale e pace. “La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”. L’incipit di Magnifica humanitas ne riassume le ragioni di fondo e lo scopo quello di affrontare una delle principali sfide dell’epoca contemporanea: l’intelligenza artificiale. Suddivisa in cinque capitoli, più un’introduzione e una conclusione, Magnifica humanitas parte da un assunto: la tecnologia non è una “forza antagonista rispetto alla persona”, né “di per sé un male”. Tuttavia, essa “non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa”. Di qui, il richiamo del Pontefice a “costruire nel bene” e a “rimanere umani”, seguendo la logica della corresponsabilità coraggiosa, della sussidiarietà, della comunione, affinché “il mondo possa riconoscere…nel cuore dell’essere umano il luogo dove Dio desidera abitare”.
Una Commissione per l’intelligenza artificiale
Leone XIV ha approvato l’istituzione della Commissione interdicasteriale sull’intelligenza artificiale, in considerazione dello sviluppo del fenomeno negli ultimi decenni, “delle più recenti accelerazioni nel suo generale utilizzo”, dei suoi “potenziali effetti sull’essere umano e sull’umanità nel suo insieme” e della “preoccupazione della Chiesa per la dignità di ogni essere umano, soprattutto in relazione al suo sviluppo integrale”. La Commissione è composta dai rappresentanti del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, del Dicastero per la dottrina della fede, del Dicastero per la cultura e l’educazione, del Dicastero per la comunicazione, della Pontificia Accademia per la vita, della Pontificia Accademia delle scienze e della Pontificia Accademia delle scienze sociali. Il coordinamento è affidato per un anno, eventualmente rinnovabile, al Dicastero per lo sviluppo umano integrale. Spetta all’istituzione coordinatrice “facilitare la collaborazione e lo scambio tra i membri delle informazioni riguardanti le attività e i progetti concernenti l’intelligenza artificiale, comprese le politiche del suo utilizzo all’interno della Santa Sede”.
L’Intelligenza Artificiale - verso la quale da inizio pontificato Papa Leone ha mostrato grande interesse paragonando la rivoluzione da essa portata a quella industriale di inizio secolo – è certamente tematica e fenomeno che richiede “una consultazione reciproca e frequente”, a fronte del crescente sviluppo registrato negli ultimi decenni e – come si legge nel Rescriptum – delle “più recenti accelerazioni nel suo generale utilizzo”. Oltre a questo, sottolinea il documento, ci sono “i suoi potenziali effetti sull’essere umano e sull’umanità nel suo insieme” e “la preoccupazione della Chiesa per la dignità di ogni essere umano, soprattutto in relazione al suo sviluppo integrale”. Quella per cui nel gennaio 2025 i Dicasteri per la Dottrina della Fede e per la Cultura e l’Educazione avevano formulato l’importante documento Antiqua et Nova, nota sul rapporto tra Intelligenza Artificiale e Intelligenza umana.
Il lavoro e l’edificazione della pace
Il messaggio dei vescovi italiani per la ricorrenza del 1° maggio ricorda che: «Il lavoro si intreccia sempre più con la pace e con la guerra. Non è una novità: l’intelligenza e le mani dei lavoratori sono usati per edificare grandi opere di sterminio e grandi opere di pace. Ma la guerra distrugge le vite umane, annulla il benessere di interi Paesi, danneggia l’ambiente; invece, l’economia di pace contribuisce allo sviluppo dei popoli».
Constatano i vescovi: «Ci stiamo abituando alla logica del riarmo», perciò è tempo «di orientare ogni attività umana alla pace» e di attuare le parole del profeta Isaia: «Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra» (2,4).
Da 140 anni negli Stati Uniti si festeggia il Primo Maggio ricordando la grande manifestazione a Chicago che purtroppo finì nel sangue.
In Italia la prima celebrazione è il 1° maggio 1890 e anche dal mondo cattolico si levano voci contro la schiavitù e lo sfruttamento del lavoro. Il fascismo sopprime i sindacati e la festa, che viene riconosciuta come festa nazionale nel 1946 come simbolo della lotta per i diritti dei lavoratori. (Il messaggio)



