1. Rinascita Cristiana, dove sei in questa triste stagione di Covid 19? Che fai? La nostra risposta vuol essere fulminante: Sui sentieri della speranza a cercarne la sorgente, uomini e donne in cantiere a costruire il tempo futuro: un futuro - bello e buono, solido e confortevole – per noi, per figli e nipoti.
Vogliamo attraversarlo questo mare in burrasca dell’essere umano e della convivenza civile non travolti da un’angoscia devastante, non impauriti da una religiosità alienante, ma sostenuti dalla serena fiducia che questi nostri giorni, questi giorni del mondo sono anche giorni del Dio con noi, Dio per noi. Non sono i giorni del coronavirus quelli di questo inverno 2020: sono l’oggi di Dio!
2. Questo che stiamo vivendo insieme, pur restando nelle nostre case, è proposto come un incontro di gruppo (chiamiamolo gruppo nazionale o intergruppo). E, come nelle meditazioni e nelle revisioni di vita dei nostri incontri: anche qui, vorremmo confluissero le nostre riflessioni e i nostri aneliti, le angosce e le speranze, la voglia di bene e di vero, nostra personale, dei nostri gruppi, della nostra gente. Mettiamo insieme, come nel viaggio su mari insicuri la volontà di un approdo e la perizia nel guidare la nave, o forse anche solo il riappropriarci del desiderio di un approdo e dell’abilità del marinaio.
Il nostro meditare è un cercare la sorgente di cui parla il Piano di Lavoro. Consiglio caldamente, quest’anno più che in altri anni, di seguire la proposta della meditazione, facendovi aiutare dagli assistenti, ma anche aiutando gli assistenti a capire l’importanza di un lavoro, fatto per crescere insieme come movimento e allargare i personali confini ecclesiali. Soprattutto, va compreso bene il valore della partizione in cinque punti delle meditazioni. Si possono anche utilizzare altri riferimenti biblici, ma i cinque punti sono essenziali: come i cinque sensi del nostro corpo. Le schede sono un po’ arruffate, ma la parola di Dio non lo è! Natale è atteso ed è alle porte. E il Signore Iddio dice a noi: “Io sono colui che è, che era, e che viene, l’onnipotente” (vedi Apocalisse 1). Guardiamo a lui nel tempo liturgico della preparazione al Natale. Vi do solo due indicazioni della Scrittura per alzare il capo, guardare in alto e cercarlo. Voi potrete approfondire.
3a. Guardare nei cieli arroventati dell’Apocalisse, libro che sigilla le Sacre Scritture: la storia degli uomini e del mondo vi appare attraversata dalla furia selvaggia di tragedie ed immani forze distruttrici in gran parte apprezzate e provocate dall’essere umano che le cavalca. Come cavalli e cavalieri dei primi quattro sigilli in Ap 6,1-8. È una pagina che evoca scenari cupi della storia; molti amano parlarne, dipingerli in tempi di epidemie, magari come segno di una scatenata ira divina. Andate avanti al capitolo 19,11-16 e guardate colui che cavalca il cavallo bianco: si chiama Fedele e Veritiero, giudica e combatte con giustizia, avvolto in un mantello intriso di sangue, del suo sangue, e il suo nome è Verbo di Dio e... sul mantello e sul femore porta scritto un nome: Re dei re e Signore dei signori. È uno sguardo e sono parole che ci aiutano a guardare bene e ben valutare giorni presenti e giorni futuri. E nelle mani di chi affidiamo la nostra speranza.
3b. Guardare anche nei cieli immensi, impietosi e vuoti su deserti aridi e inospitali in cui si può errare, perdersi, morire: quelli della condizione umana e quelli, che sono per noi un simbolo, attraversati dall’antico Israele e di cui si narra nei primi libri della Bibbia. Anche sotto questi cieli, vogliamo ascoltare e guardare. L’invito ci viene da Mosè (Dt 32,7-13): si tratta di saper leggere potenza, tenerezza e amore fedele nell’immagine del Dio che trova Israele sperduto nel deserto e lo solleva su ali d’aquila. Perché? Leggiamo da Dt 32,7 ss.
7. Ricorda i giorni lontani, considerate gli anni di età in età; interroga tuo padre e te l'annuncerà, i tuoi anziani e te lo diranno.
8 Quando l'Altissimo distribuiva alle nazioni la loro eredità, quando divideva i figli dell'uomo, fissò i confini dei popoli secondo il numero dei figli d' Israele.
9 perché parte del Signore è il suo popolo, Giacobbe è porzione della sua eredità.
10 Lo trova nella terra del deserto, nel disordine urlante delle solitudini; lo circonda, lo alleva, lo custodisce come la pupilla dei suoi occhi.
11 Come un'aquila incita la sua nidiata e sopra i suoi piccoli, egli spiega le ali, lo prende e lo porta sulle sue penne.
12 Il Signore è solo a condurlo, non c' è con lui dio straniero.
13 Lo fa cavalcare sulle alture della terra, gli fa mangiare i prodotti dei campi ...
4. Soggetto di storia non è solo l’uomo, ma anche il Dio che è in relazione con lui. Le parole d Dt 32 sono un forte invito a valutare con sapienza questo nostro tempo, e scorgere nelle nostre vicissitudini la presenza di un Dio che ama l’umanità, a vedere le nostre storie, avvolte nella grande storia di Dio, una storia di salvezza. Si tratta di ricordare per capire come Dio agisce nella storia, per capire bene il senso delle nostre storie. Nel suo canto, Mosè lo lascia come comando perenne al suo popolo al versetto 7.
Nella traduzione del Rabbino professor Laras di Milano[1],suona così: Ricordati dei giorni del mondo |zeqor yemot ‘olam|, riflettete sugli anni di generazione in generazione. Breve richiamo, ma fondamentale per il singolo e per tutto il popolo, alla capacità di memoria e al tipo di memoria necessario per un discernimento del presente e alle soglie del futuro
I giorni del mondo ... il trascorrere delle generazioni (Dt 32) sono espressioni che evocano un tempo connotato e costruito dall’uomo, dalla sua positività o negatività, dalla sua libertà: con le intenzioni, le azioni... È un tempo cosmico riempito dall’azione benefica con cui Dio costruisce, di generazione in generazione, la storia dei suoi rapporti con l’umanità intera e con Israele, la sua identità e il suo destino.
5.“Giorni del mondo” è espressione che colloca “i nostri giorni”, le nostre esperienze quotidiane, grandi o piccole, fonti di angoscia o di pace interiore, in una qualità di tempo che ha ritmi storici e cosmici molto più ampi. È la caratteristica delle vicende umane. Ci ricordiamo delle prime pagine della Bibbia.
Ci parlano di un tempo in cui l’uomo da Dio è collocato: (i sei giorni di albe e tramonti della creazione) e di Dio creatore si dice che creò il tempo per l’uomo (sei giorni di albe e tramonti) e riservò per sé il tempo infinito di un giorno senza tramonto; (il sabato) che appartiene a Dio, fonte di ogni bene; e poi c’è un giorno ottavo: quello di un’alleanza nuova ed eterna con cui l’uomo entra nella vita di Dio: i giorni del Messia nell’attesa dell’ebraismo, la nuova ed eterna alleanza, la Pasqua di morte e risurrezione e l’attesa di cieli e terra nuovi nei cristiani. È l’oggi di Dio.[2]
I “giorni del mondo” sono ... sempre antichi e sempre nuovi (tanto per parafrasare Agostino) spazio aperto, tempo da costruire. E Il passato ci appartiene e ci plasma, e... “le rose fioriscono anche d’inverno” - azzardo: da Agostino – perché ne abbiamo il profumo nella memoria.
6. Per concludere. Nell’oggi di Dio la speranza non delude: e impariamo ad attendere, con mani operose e desiderio nel cuore, il primo albeggiare. Perché? Mi affido ad un’altra canzone, cara alle celebrazioni domenicali in quel di Milano: perché …
Parole di vita abbiamo ascoltato e gesti d’amore vedemmo tra noi la nostra speranza è un pane spezzato, la nostra certezza l’amore di Dio.
Sono parole in di un sentimento profondo ed un essenziale programma d’azione e di spiritualità. Come il contadino nei giorni dell’inverno prepara gli attrezzi agricoli, ed il mercante nei giorni inattivi e di festa pensa a come aumentare i guadagni nel lavoro dei giorni futuri, e i fabbricanti di armi in tempo di pace vendono e preparano i giorni della guerra. Come quando una giovane coppia consulta amici ed esplora negozi … “Prenatal” perché il bebè sta arrivando…
Rinascita Cristiana, cerca la sorgente e ... vvvai …! Vai: piangendo, ridendo, cantando, sperando...
Abbiamo tempo un anno per capire ed organizzarci e non essere assenti alla costruzione di un tempo futuro, di prossimi luoghi della convivenza civile ed ecclesiale, di collaborazione responsabile con le generazioni future. Anche se pensionati, non ritiriamoci a vita privata!!!
Una sintesi potente dal cuore dell’esistenza cristiana:
-Fate questo in memoria di me! - annunciamo la tua morte Signore....proclamiamo la tua risurrezione - nell’attesa della tua venuta...
Diamo forma, volto concreto al Piano di Lavoro ...
[1] LARAS, G., “Ricordati dei giorni del mondo”. Storia del pensiero ebraico/ I-II, EDB 2014. Il termine ebraico ‘olam indica l’immensità – estensione senza limiti, incommensurabile – nel tempo e nello spazio.
[2] Di Dio creatore si dice che creò il tempo per l’uomo (sei giorni di albe e tramonti) e riservò per sé il tempo infinito di un giorno senza tramonto; e tuttavia mise nel cuore dell’uomo il suo biglietto da visita se mai l’essere umano avesse voluto raggiungerlo. Forse il settimo giorno, quando Dio si riposò, disse: Ho sopravvalutato l’essere umano: non ce la fa! Devo far qualcosa … E ci fu un ottavo giorno. Questi nostri giorni! Giorni del mondo! Sono anche i giorni di Dio: in cui Dio sta preparando qualcosa di bello per noi e spera (sì, anche Dio spera; che qualcosa di bello prepariamo pure noi). I giorni di Dio (del Creatore che opera nella storia) li vediamo riflessi, come in uno specchio, nel giorno “del Signore”, - alias dies domini, alias domenica, alias primo e ottavo giorno delle nostre settimane, giorno del Risorto … - e siamo colti da una vertigine perché questi nostri giorni, questi giorni del mondo, sono anche l’oggi di Dio. L’ottavo giorno: ”si apre ad un ordine nuovo, ricapitola e riprende la perfezione imperfetta della creazione e dell’uomo per proiettarli in un nuovo orizzonte, quello della pienezza definitiva che solo Dio può dare e che l’uomo può soltanto attendere e accogliere...(vedi in A.M. Lupo, “Il significato del giorno ottavo nella Torah”, Rivista Biblica 2/19, 203-230)



