SEREN RENZOIl tempo estivo è tempo di riposo e riflessione, in questo ci aiuta lo scritto di Renzo Seren.
Non c'è ambito della società, non c'è espressione della cultura che non si stia interrogando sul futuro. Ci siamo resi conto di avere costruito un castello globale su fragili fondamenta. Si è abbandonato il vecchio mondo senza sapere in quale nuovo porto si sarebbe gettata l'ancora ed ora si naviga in mare aperto in balia di venti occasionali. La prima analisi che si può fare, traendo gli spunti principali dalla Bibbia, non può che essere impietosa. "Poiché hanno seminato vento / raccoglieranno tempesta"...e di vento se ne è seminato molto nel mondo. Guerre, violenze, ingiustizie tollerate, distruzione ambientale, sfruttamento degli indifesi, delitti che gridano vendetta al cospetto di Dio. Invece di cercare incessantemente la verità, la si è barattata con opinioni interessate, con le dicerie e i pettegolezzi, con le decisioni di maggioranze sobillate dal vociare becero di tanti imbecilli travestiti da condottieri.
"Ed ecco salire dal Nilo sette vacche, belle di aspetto e grasse di carne...". I più semplici degli esseri umani hanno sempre interpretato nel modo più saggio il famoso sogno del Faraone: mettere fieno in cascina per l'inverno è di importanza vitale per il contadino; risparmiare a fronte di imprevisti o di tempi bui è il normale accorgimento del buon padre e della buona madre di famiglia. A questa semplicità si sono preferite le complicazioni della finanza, si è ipotizzata la crescita continua in barba ai cicli economici che da sempre hanno alternato fasi di recessione a fasi di prosperità, si sono drogati i consumi espandendo l'indebitamento, si sono attuate politiche di bilancio espansive della spesa corrente per accontentare gli immediati appetiti della gente, trascurando gli investimenti essenziali di medio-lungo termine.
Se sul piano morale si è seminato vento e sul piano economico si è accresciuto in modo abnorme l'indebitamento, quale potrà mai essere il futuro dei nostri nipoti che dovranno raccogliere tempesta e risolvere i gravi problemi che l'indebitamento di oggi ha trasferito su di loro! Se mi fermassi a quest'ultima considerazione perderei il sonno per sempre, ma credo che ci sia sempre una possibilità di salvezza.

 "Perché avete paura, non avete ancora fede?" dice Gesù. Anche nella tempesta non saremo lasciati soli e, se accoglieremo propositi di riconversione sociale e morale nel timore di Dio, sarà ancora percorribile una nuova via verso il futuro. Ci sono, soprattutto, due nodi che andranno sciolti se si vorrà ancora sperare in una correzione di rotta; il primo riguarda il rapporto con il tempo, il secondo tocca la relazione tra bisogni e beni.
I ritmi a cui ci sottoponiamo, risucchiati nell'ingranaggio della post-modernità, non sono sopportabili a lungo senza ricadute sulla dimensione emotiva di qualsiasi persona. Si sopravvive con la volontà, per la forza del sistema nervoso, per orgoglio, per senso del dovere; si vive di amore, come dovrebbe essere sempre, solo a parole e fino a quando l'amore non entra in contrasto con svariate forme di egoismo. Sembra una analisi pesante, ma come spiegare altrimenti quella sensazione di insicurezza, ansia e tristezza che ha colto molti al termine del lockdown nel momento in cui si sono trovati a riprendere la solita vita frenetica e nevrotica? Non si può banalizzare il fenomeno: in ogni caso si tratta di tornare ad una realtà che non piace perché si compone più di momenti depressivi che di momenti di gioia.
Per quanto riguarda la relazione tra bisogni e beni, è il momento di pensare seriamente che i problemi sociali non sono esclusivamente legati alla ricchezza, alla crescita del prodotto interno lordo, alla efficienza produttiva. I bisogni sono infiniti ed i beni sono limitati; da questo principio si genera un circolo vizioso: si pensa che la felicità risieda nel possedere sempre più beni destinati a soddisfare sempre nuovi bisogni. Non così la pensava Francesco d'Assisi che insegnava non tanto ad aumentare i beni quanto a liberarsi dai bisogni.
Quanto tempo viene dedicato nel mondo alla produzione-vendita-consumo di beni inutili? Si possono rivedere i meccanismi dell'economia in funzione di parametri etici? Sono sfide epocali gigantesche che vanno affrontate subito. Non servono dotte previsioni di scenari futuri, ci vogliono grandi visioni sull'interpretazione del presente come sanno fare i veri profeti.