ReggioEmiliaE’ difficile ed imbarazzante riprendere in mano i nostri appunti sull’inchiesta, lontana nel tempo.
Non ci è dato vivere in uno splendido isolamento: i mezzi d’informazione e comunicazione, i nostri familiari, con scelte talvolta molto differenti dalle nostre, i vicini, gli amici ci scuotono dal nostro modo di essere e pensare, imponendoci di esserci non come mummie, ma partecipi alla politica con mente e cuore e con la nostra convinzioni di fede, .debole e bisognosa di approfondimento.
Oggi fede non è più un insieme di dogmi, di formule, di pratiche, che pure, data l’età, continuiamo a seguire fedelmente. Nella Chiesa non sempre respiriamo aria di libertà, di novità evangelica. Molti ecclesiastici si arroccano su posizioni da giudici e censori come gestori della dottrina, contraddicendo quasi l’umanità di Papa Francesco. E’ talvolta ragione di sofferenza, ma l’unità è sempre da cercare.

Tutti possiamo essere promotori di evangelizzazioni nell’ambiente di vita di ogni giorno: per questo è importante l’apporto del gruppo di R. C., spazio di preghiera e confronto aperto e non giudicante, al di là delle differenze culturali anche forti tra di noi: siamo chiamati ad un conversione di carità nel rispetto delle diversità (la convivialità delle differenze).
Fedeltà al Signore e fiducia negli uomini dovrebbe costituire una bussola per ciascuno di noi e nel gruppo: aspiriamo a costruire come cittadini un futuro più democratico e fraterno, ispirati al cristianesimo del primo secolo. Ci troviamo di fronte ad un mutamento d’epoca: individualismo, intimismo e narcisismo hanno segnato forse la nostra spiritualità giovanile, il Concilio ci ha aperto a un altro orizzonte di futuro (“Gaudete et exultate” N°90). E’ una prospettiva di apertura che ci fa sentire giovani.
Gli altri? La vita? Il mondo? La Chiesa? Il bene comune abbraccia tutti gli aspetti. Il Signore, ricco di misericordia, non ci ama come monadi. Il futuro della Chiesa e dell’umanità, dell’Italia come delle terre più lontane riguarda anche noi e fa dire: “I have a dream” (Isaia 11). Il futuro buono non è solo per noi: siamo chiamati a guardare lontano, il futuro è nel divenire della storia (dovremmo fare più memoria critica) con lo sguardo verso l’eternità a partire sin da ora e qui (parabole del regno). La lettura della storia recente ci induce ad abbandonare la pretesa di avere operato e sentirci nel giusto.
Impegnamoci personalmente ed insieme per tendere ad una verità più piena e rispettosa della dignità di ogni uomo vicino (Costituzione) e lontano.
Pace, giustizia, salvaguardia del creato sono i valori da perseguire per servire la Chiesa e il mondo insieme ad altri siano essi del mondo cattolico o no (la differenza non è tra il cristiano e l’ateo, ma tra il pensante e il non pensante, Martini): Dio non è al servizio del nostro benessere individuale o sociale, non siamo chiamati solo a gesti di carità, ma anche di speranza, come orizzonte comune per tutti.
Troppo a lungo la Chiesa si è identificata come difensore di valori, proprietà dei cattolici. Ma quali valori? Abbiamo riletto “Considero valore” di Henry De Luca.
Oggi religione e fede non sono più la stessa cosa, secondo i sociologi il cristiano è uscito dalla cultura del cristianesimo per interrogarsi sulle radici: la missione è qui e ora con chi incontriamo, senza avere paura di etichette, difendendo il Papa impegnato a purificare la Chiesa, alimentando rapporti umani e di confronto.
Nel nostro piccolo vorremmo una politica vicina ai poveri con l’uso di un linguaggio meno violento.