Licio 2018Il diacono Filippo e il ministro di Candace (
citazione di Is 5,7-8) At 8,31
Quegli disse: "E come potrei, se nessuno mi fa da guida?". Poi pregò Filippo di salire e di sedersi accanto a lui. 32 Or il passo della Scrittura che egli leggeva era questo: "Egli è stato condotto al macello come una pecora; e come un agnello è muto davanti a chi lo tosa, così egli non ha aperto la sua bocca. 33 Nella sua umiliazione gli fu negata ogni giustizia; ma chi potrà descrivere la sua generazione? Poiché la sua vita è stata tolta dalla terra". 34 E l' eunuco, rivolto a Filippo, disse: "Ti prego, di chi dice questo il profeta? Lo dice di se stesso o di un altro?". 35 Allora Filippo prese la parola e, cominciando da questa Scrittura, gli annunziò Gesù.

 

 La prima lettera di Pietro esorta i cristiani al capitolo 2
1 Ma se, facendo il bene e soffrendo per questo, resistete con costanza, questo è un titolo di benemerenza presso Dio.
21 A questo infatti siete stati chiamati, poiché Cristo soffrì per voi, lasciando a voi un modello, così che voi seguiate le sue orme:
 22 egli non commise peccato né fu trovato inganno sulla sua bocca;
23 insultato, non restituiva l' insulto; soffrendo, non minacciava, ma si affidava a Colui che giudica rettamente.
24 Egli prese su di sé i nostri peccati e li portò nel suo corpo sulla croce, affinché, venendo meno ai peccati, viviamo per la rettitudine morale; per le percosse da lui ricevute foste guariti.
25 Eravate infatti sbandati come pecore, ma ora siete ritornati al pastore che vigila sulle anime vostre.

IL LIBRO DEL DEUTEROISAIA come contesto imprescindibile dei canti del servo.
Il secondo Isaia è il canto alla speranza e alla salvezza. Canto che nasce , durante l’esilio in Babilonia, tempo di crisi totale (politica, morale, sociale, religiosa): viene, per questo motivo definito come “il libro della consolazione” ed è il più citato tra i libri dell’AT nel NT.
I canti del servo non possono essere isolati dal suo contesto (odio conto l’oppressore, disgregazione sociale, senso della lontananza di Dio e del peccato collettivo verso di lui, dubbio che Dio sia il dio più potente di tutti) pena: la incomprensibilità del servo stesso, della sua funzione e il rischio di svuotare di senso gli aspetti di sofferenza e di morte e glorificazione presenti soprattutto nel canto del cap.52-53.

Chi è il Servo di Jhwh? Appare in quattro canti Il Servo è l’Israele ideale storicizzato. E’ il meglio di Israele. (Cristo è il meglio dell’umanità): Non importa se storicamente ci sia all’origine una o più figure reali (un profeta alcune élite, il popolo dei deportati…) Il Servo è a servizio del rapporto di tenerezza e di perdono di Jhwh con il suo popolo (l’immagine dell’amore sponsale)

I  canti del Servo sono stati rivisitati e riformulati spesso: già, forse, dopo pochi decenni, nella traduzione della LXX, in Qumran, da Gesù stesso,  nel NT, nel Targum fino ad alcune riflessioni della teologia ebraica contemporanea in seguito alla shoah. La figura del Servo è stata fondamentale per la generazione dei primi cristiani: l’hanno interpretata e hanno letto in filigrana la vicenda di Cristo.  I canti del servo costituiscono il miglior commento e la migliore spiegazione, quella che coglie il senso e la portata salvifica, della morte di Gesù. C’è tutta una serie di concetti e di espressioni che tornano anche nelle espressioni quotidiana della nostra fede che vengono da questi passi di Isaia: ad esempio Questo è il mio corpo che è dato per voi e per molti in remissione dei peccati.

Come Dio interviene in questa situazione:
1. Dio interviene con la forza della sua parola (40,1-11): è parola che agisce e si realizza

2.  Dio interviene per vincere tutte le resistenze e far uscire il suo popolo. (44,26): è lui il signore della storia.

3. Dio interviene per far tornare il popolo e ricostruire Gerusalemme con la tenerezza e il perdono (49,18; 54,5ss.): egli ama il suo popolo con amore sponsale.

 3. STRUTTURA DI DEUTEROISAIA

 *  prologo 40,1-11 tema della parola di Dio che annuncia un nuovo esodo

*  40-48  prima parte: tema della liberazione da Babilonia e del ritorno nella terra promessa.

                YHWH è signore della storia e creatore

           : scelta e missione di Ciro,

            polemiche sugli idoli,

           critica a Israele per la sua  incapacità a credere.

                     1° canto del servo 42,1-7 sua presentazione e missione da parte di Dio

 *  49-55  seconda parte tema della restaurazione e glorificazione         

                   2°  canto del servo  49,1-9 adesione interiore del servo alla propria  missione

                   3° canto del servo 50,4-11   sofferenza e fiducia  nel compiere la propria missione e sostenere  gli”sfiduciati”-      

                   4°  canto del servo    52,13-53,12  passione e glorificazione del  servo

*  epilogo  55,6-13 tema della parola di Dio e del nuovo esodo

 I CANTI DEL SERVO DI YHWH

* primo e ultimo canto: il servo tace; Dio e gli uomini  parlano di lui e a lui.

Prologo: Dio stesso presenta il Servo come non violento, ma forte, come alleanza del popolo (punto di coesione e di unità).

Epilogo: mea culpa nazionale: solo ora appare nella sua drammaticità e paradossalità la vicenda del servo: insignificanza, sofferenza, soprattutto la incompresa solidarietà. Qui c’è il culmine: 53,12: ha consegnato se stesso alla morte; é stato annoverato tra gli empi; 53,3-4 si é caricato delle nostre ferite (insignificanza, sofferenza, persecuzione)

  • i due canti interni .

cap.  49 consapevolezza profetica del proprio ruolo:

- la chiamata originaria; la propria debolezza e la propria inadeguatezza, la sicurezza del proprio compito (schema della vocazione profetica cfr. Geremia): restaurare, ricondurre le tribù (ricominciare) (é la seconda parte del libro)

cap. 50 la prova: ascoltare senza tirarsi indietro la parola di Dio e le sue conseguenze; fiducia nell’assistenza divina.

IL QUARTO CANTO: SOFFERENZA E GLORIFICAZIONE DEL SERVO
(Is 52,13-53,12)

 [OUVERTURE, LA VOCE DEL SIGNORE.]

52,13 Ecco, il mio servo avrà successo, sarà innalzato, elevato ed esaltato grandemente.

14 Come molti si stupirono di lui -- talmente sfigurato era il suo aspetto al di là di quello di un uomo, e la sua figura al di là di quella dei figli dell' uomo --

15 così molte nazioni resteranno attonite, i re chiuderanno la bocca a suo riguardo, perché vedranno ciò che non era stato loro narrato, e comprenderanno ciò che non avevano udito.

[CORO DEI CONCITTADINI]

53:1 Chi prestò fede al nostro annuncio e a chi si è rivelato il braccio del Signore?

                               [VITA DEL SERVO]

 2 Crebbe come un virgulto davanti a lui e come una radice che sbocciava da arida terra. Non aveva figura né splendore per attirare i nostri sguardi, né prestanza, sì da poterlo apprezzare.

 3 Disprezzato, ripudiato dagli uomini, uomo dei dolori, conoscitore della sofferenza, simile a uno davanti al quale ci si copre la faccia, disprezzato, sì che non ne facemmo alcun caso.

                               [INTERPRETAZIONE DELLA VITA]

 4 Eppure, egli portò le nostre infermità, e si addossò i nostri dolori. Noi lo ritenemmo come un castigato, un percosso da Dio e umiliato.

 5 Ma egli fu trafitto a causa dei nostri peccati, fu schiacciato a causa delle nostre colpe. Il castigo che ci rende la pace fu su di lui e per le sue piaghe noi siamo stati guariti.

 6 Noi tutti come pecore erravamo, ognuno di noi seguiva il suo cammino e il Signore fece ricadere su di lui l' iniquità di tutti noi.

                               [MORTE DEL SERVO]

 7 Maltrattato, egli si è umiliato e non aprì bocca; come un agnello condotto al macello, come pecora muta davanti ai suoi tosatori non aprì bocca.

 8 Con violenza e condanna fu strappato via; chi riflette al suo destino? Sì, è stato tolto dalla terra dei vivi, per l' iniquità del mio popolo fu percosso a morte.

 9 Gli diedero sepoltura con gli empi e il suo sepolcro è con i malfattori, benché non abbia commesso violenza e non vi fosse inganno nella sua bocca.

                               [INTERPRETAZIONE DELLA MORTE ]

 10 Ma al Signore piacque stritolarlo con la sofferenza; se offre la sua vita in sacrificio di espiazione vedrà una discendenza longeva e la volontà del Signore si compirà grazie a lui.

                [LA VOCE DEL SIGNORE:GLORIFICAZIONE FINALE]

 11 Dopo l' angoscia della sua anima vedrà la luce, si sazierà della sua conoscenza. Il giusto mio servo giustificherà molti, addossandosi egli le loro iniquità.

 12 Perciò gli darò in eredità le moltitudini, e distribuirà il bottino insieme ai potenti, perché ha offerto se stesso alla morte e fu computato fra i malfattori. Egli invece portò il peccato di molti ed intercedette per i peccatori.

PER UNA CONTEMPLAZIONE E PREGHIERA COMUNE
(Dal Credo di Paolo VI)

Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivo,   
è il fondamento di ogni cosa.   
E’ il compagno e l’amico della nostra vita. E’ nato, è morto, è risorto per noi.
Egli è l’uomo del dolore e della speranza. Per noi ha fondato un regno nuovo,
dove i poveri sono beati, dove la pace è principio di convivenza,
dove i peccatori possono essere perdonati, dove tutti sono fratelli.
Gesù Cristo è il principio e la fine.
Egli è il Re del nuovo mondo, il segreto della storia,
la chiave dei nostri destini. E’ il ponte fra il cielo e la terra.
E’ colui che deve venire
ed essere un giorno nostro giudice
e, noi speriamo, la pienezza eterna
della nostra esistenza, la nostra felicità.
Nostro fratello e nostro Dio, Egli è il nostro liberatore.

RIFLESSIONI
1. Tentazione di pensare al Messia in chiave trionfalistica. Per essere cristiani oggi bisogna rettificare il modo di concepire la fede. Sfrondare da tutto ciò che non è essenziale all’idea di popolo messianico.

2. Davanti al “Signore risorto” spesso dimentichiamo il Servo. Le cicatrici nel Risorto ci riportano alle fatiche sostenute perché noi fossimo guariti. Il Risorto non viene da trionfatore, ma come colui che il Signore ha glorificato. Il Risorto è ancora Servo, al servizio del suo popolo perché si converta. Gesù ci invita a guardare le piaghe del Risorto come segno di servizio concreto, storico, solidale perchè il mondo viva.

3. Vivere la fede nel Risorto, all’interno di un popolo: ascoltarlo e sapersi verificare.. Stare davanti a Dio ogni giorno, Saper contemplare e pregare. Non minimizzare l’aspetto di ascolto e di contemplazione. Saper cogliere le fatiche, i drammi del popolo (comunità umana ed ecclesiale) come invocazione di salvezza.