ZUPPILa chiesa presenza di prossimità, amore e pace
“La Chiesa, nella società, si presenta sola e libera, amica, pronta a collaborare al bene comune. Ma non fa blocco con nessuna forza politica o sociale”, parole chiare e nette, quelle pronunciate dal presidente della Cei: “Chi pensa di capire la Chiesa con misere letture politiche o le attribuisce intenzioni di parte non la conosce così come ignora la sua libertà di indicare e vivere l’unica parte che cerca: la difesa della persona”. E ancora: “Non spetta direttamente alla Chiesa fare politica. Ma proprio per questo spetta alla Chiesa, con ancora maggiore passione, formare coscienze laicali libere, mature, coraggiose, capaci di discernimento e di responsabilità”.
Tra i rischi da evitare, il “disimpegno” e la tentazione di “sostituirsi impropriamente alla responsabilità dei laici, intervenendo direttamente là dove invece è decisiva la libertà della coscienza cristiana nella costruzione del bene comune”.
Queste affermazioni del Cardinale, pronunciate mentre arrivavano i risultati del referendum, trascendono il momento storico e valgono come monito a chi pensa di strumentalizzare la chiesa.
Quanto al referendum il Cardinale a caldo commenta: “Tenendo sempre conto dell’equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che tutti devono preservare, ci auguriamo che sia scelta la via di un dialogo responsabile e costruttivo tra le forze sociali e culturali e le diverse parti politiche, nella ricerca dell’indispensabile consenso possibile attorno a soluzioni di bene”.
Nella prolusione c’è anche un invito alla comunità cristiana di restare “fedele a una distinzione alta e necessaria della politica che riconosce l’autorità politica come servizio al bene comune, ma conserva la libertà di parola e di giudizio quando sono in gioco i principi etici che promuovono la dignità della persona, quando si calpestano i poveri, quando la forza prende il posto del diritto.  È importante non far mancare il nostro impegno di cristiani che credono nella vita umana, nella famiglia, nell’educazione, nel volontariato, nella pace, nel lavoro degno, in un’economia per l’uomo, nella cura del creato, nell’inclusione dei poveri”.
Sul piano pastorale, il presidente della Cei ha definito l’Evangelii gaudium di Papa Francesco – rilanciata da Papa Leone – “il testo base per la missione della Chiesa in questi primi decenni del XXI secolo” e ha citato “la bellezza e la ricchezza del percorso sinodale che abbiamo vissuto in questi anni e che ci vedrà uniti, in questi giorni, nell’esame delle Linee di orientamento che porteremo poi all’Assemblea Generale di maggio”. “Il testo, che non sostituisce il Documento di sintesi del Cammino sinodale e non si sovrappone al discernimento delle Chiese locali, indica alcune priorità che dovranno illuminare la vita ecclesiale negli anni a venire”, ha anticipato il cardinale a proposito del lavoro di questi giorni.

COMUNICATO FINALE
In un tempo di ferite profonde e di conflitti e divisioni i vescovi hanno sottolineato alcune urgenze.
1. Riprendere in mano la nota Educare a una pace disarmata e disarmante per una educazione permanente alla pace. In questo contesto l'importanza della colletta per la Terra Santa del venerdì santo.
2. Le notre comunità siano tutte orientate alla missione, in questo senso ci aiuteranno le linee di orientamento per il cammino sinodale che verranno messe a punto nell'assemblea dell CEI di maggio.