Instrumentum laboris per la Seconda Sessione (ottobre 2024)
Tre anni di cammino dopo l'apertura del processo sinodale nell'ottobre 2021 e oggi, nella fase finale, si sottolinea come una Chiesa in missione richiede l’impegno di tutti così come indica il testo-base che farà da guida alla seconda sessione della XVI assemblea generale ordinaria (2-27 ottobre 2024) del Sinodo dei vescovi. In continuità con l’intero processo sinodale iniziato nel 2021, avanza proposte per una Chiesa sempre più vicina alla gente e in cui tutti battezzati partecipino alla sua vita. Tra gli spunti più partecipazione delle donne ai processi decisionali e più valorizzazione, ma nessuna porta aperta né al diaconato né al sacerdozio; più trasparenza. Il cardinale segretario generale Mario Grech lo descrive come «il risultato e la testimonianza di una vera e propria polifonia» e annuncia la pubblicazione di un sussidio teologico. Per il relatore generale, il cardinale gesuita lussemburghese Jean-Claude Hollerich, la partecipazione al processo sinodale «è ampia e diversificata per una Chiesa di relazioni e non di burocrazia». Il testo-base «è frutto dell’ascolto, del discernimento e della riflessione sulla sinodalità maturata» e sottolinea l’importanza della «accountability, responsabilizzazione».
Sono arrivate alla Segreteria 108 sintesi nazionali preparate dalle Conferenze Episcopali, 9 risposte pervenute dalle Chiese orientali, 4 dall’Unione dei Superiori Generali e dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali. Questo ricco materiale costituisce l’armatura portante del documento. Il documento è rivolto prevalentemente ai membri della seconda sessione, ma è anche un valido strumento per gruppi diocesani e nazionali che desiderano proseguire il cammino di riflessione e discernimento.
La prima parte sottolinea il desiderio di una Chiesa non burocratica, ma concreta. «Lungo il processo sinodale e a tutte le latitudini è emersa la richiesta di una Chiesa non burocratica, ma capace di nutrire le relazioni: con il Signore, tra uomini e donne, nella famiglia, nella comunità, tra gruppi sociali. Solo una trama di relazioni che intrecci la molteplicità delle appartenenze è in grado di sostenere le persone e le comunità, offrendo loro punti di riferimento e di orientamento e mostrando la bellezza della vita secondo il Vangelo: è nelle relazioni – con Cristo e nella comunità – che si trasmette la fede». La seconda parte pone in luce «i processi che assicurano la cura e lo sviluppo delle relazioni, in particolare l’unione a Cristo in vista della missione e l’armonia della vita comunitaria, grazie alla capacità di affrontare insieme conflitti e difficoltà; mette a fuoco quattro ambiti distinti profondamente intrecciati: la formazione, in particolar modo all’ascolto e al discernimento, che conduce a sviluppare modalità partecipate di decisione nel rispetto dei diversi ruoli». La terza parte sottolinea: «nella vita sinodale missionaria della Chiesa le relazioni di cui è intessuta e i percorsi che ne assicurano lo sviluppo, non possono mai prescindere dalla concretezza di un “luogo”, cioè di un contesto e di una cultura». (Il documento)



