Nella Basilica vaticana Francesco ha presiede una solenne celebrazione eucaristica alla presenza di rappresentanti di altre comunità cristiane.
Nella sua omelia il Papa indica alla Chiesa ciò che è fondamentale: l’amore per Dio, la maternità verso tutti gli uomini e le donne, l’umiltà, la gioia, l’unità e delinea tre sguardi con cui guardare ad essa.
Lo sguardo dall'alto. Le parole di Francesco commentano il brano del Vangelo di Giovanni dove Gesù chiede per tre volte a Pietro: “Mi ami?”, e per tre volte gli dice: “Pasci le mie pecore”. “Sentiamo rivolte anche a noi, come Chiesa, queste parole del Signore”. La Chiesa nell’evento del Concilio si è interrogata su se stessa, sulla propria natura e missione, scoprendosi “mistero di grazia generato dall’amore”, “tempio vivo dello Spirito Santo!”. Questo è il primo sguardo, perché “la Chiesa va guardata prima di tutto dall’alto”. "Chiediamoci se nella Chiesa partiamo da Dio, dal suo sguardo innamorato su di noi. Sempre c’è la tentazione di partire dall’io piuttosto che da Dio, di mettere le nostre agende prima del Vangelo, di lasciarci trasportare dal vento della mondanità per inseguire le mode del tempo o di rigettare il tempo che la Provvidenza ci dona per volgerci indietro. Stiamo però attenti: sia il progressismo che si accoda al mondo, sia il tradizionalismo o l'indietrismo che rimpiange un mondo passato, non sono prove d’amore, ma di infedeltà".
Il secondo sguardo. “Pasci le mie pecore”: è questo l’amore che Dio vuole dalla sua Chiesa, dice il Papa, un amore che non “prende per sé”, ma che “si occupa degli altri”. Pietro aveva fatto il pescatore, sarebbe diventato un pastore che “vive con il gregge, nutre le pecore”, sta in mezzo a loro. "Ecco il secondo sguardo che ci insegna il Concilio, lo sguardo nel mezzo: stare nel mondo con gli altri e senza mai sentirci al di sopra degli altri, come servitori del più grande Regno di Dio; portare il buon annuncio del Vangelo dentro la vita e le lingue degli uomini, condividendo le loro gioie e le loro speranze. Quant’è attuale il Concilio: ci aiuta a respingere la tentazione di chiuderci nei recinti delle nostre comodità e convinzioni, per imitare lo stile di Dio, che ci ha descritto oggi il profeta Ezechiele: “Andare in cerca della pecora perduta e ricondurre all’ovile quella smarrita, fasciare quella ferita e curare quella malata”.
Il terzo sguardo. "Torniamo al Concilio per uscire da noi stessi e superare la tentazione dell’autoreferenzialità che è un modo di essere mondano. Pasci, ripete il Signore alla sua Chiesa; e pascendo, supera le nostalgie del passato, il rimpianto della rilevanza, l’attaccamento al potere, perché tu, Popolo santo di Dio, sei un popolo pastorale: non esisti per pascere te stesso, per arrampicarti, ma per pensare agli altri, tutti gli altri, con amore. E, se è giusto avere un’attenzione particolare, sia per i prediletti di Dio cioè per i poveri, gli scartati; per essere, come disse Papa Giovanni, "la Chiesa di tutti, e particolarmente la Chiesa dei poveri".
Papa Francesco spiega quindi che quando Gesù ha detto “pasci le mie pecore” ha inteso tutte, non ha fatto distinzioni. Questo è il terzo sguardo sulla Chiesa suggerito dal Concilio, lo sguardo d’insieme. La Chiesa è comunione, mentre il diavolo, afferma il Papa, vuol portare la divisione. Il suo invito è allora a non cedere “alla tentazione della polarizzazione”, ma a diventare sempre più “una cosa sola”.
Infine invocato l'aiuto di Maria il Papa ringrazia i rappresentanti di altre Comunità cristiane presenti alla celebrazione come furono presenti al Concilio. E conclude con l’invocazione al Signore a liberare la Chiesa dai pericoli rappresentati dal guardare a se stessa: no ad autosufficienza, autoreferenzialità, polarizzazioni e disunità, afferma, che la Chiesa possa ripetere come Pietro: “Signore, tu sai tutto; tu sai che noi ti amiamo”.



