Una interessante rassegna stampa dello scambio di lettere tra il Vescovo polacco Gadecki e il Patriarca Kirill a cura di don Pier Giuseppe Accornero.
«Ti prego, fratello, il più umilmente possibile, di fare appello a Vladimir Putin per il ritiro dell’esercito russo da uno Stato sovrano quale l’Ucraina perché nessuna ragione giustifica mai la decisione di iniziare un’invasione militare di un Paese indipendente, il bombardamento di case, scuole e asili; affinché termini l’insensata lotta contro il popolo ucraino, nella quale stanno morendo persone innocenti, e la sofferenza non riguarda solo i militari, ma anche i civili, donne e bambini».
La lettera dell’arcivescovo Stanisław Gądecki e la risposta del Patriarca. Il presidente della Conferenza episcopale polacca il 2 marzo si rivolge a Kirill, Patriarca ortodosso di Mosca e di tutte le Russie. La risposta il 6 marzo con un attacco diretto alla cultura antropologicamente decadente dell’Occidente: getta tutto il suo peso a favore dell’aggressione di Putin all’Ucraina. Essa riguarda «da quale parte di Dio intenda stare l’umanità» e, in particolare, quale atteggiamento prendere sull’«impero della menzogna», cioè l’Occidente, impegnato ad assecondare le richieste del mondo omosessuale. Il «Moscow Times» ricorda la lettera di alcune centinaia di pope russi contrari all’invasione dell’Ucraina. Il Patriarcato di Mosca nell’ottobre 2018 ha subìto lo scisma dalla Chiesa ucraina che si è staccata da Kirill, si è dichiarata autocefala ed è stata riconosciuta da Bartolomeo Patriarca di Costantinopoli. La nascita a Kiev della Chiesa ortodossa nazionale è una sconfitta totale per Mosca. «Le parate gay – dice ora Kirill, con un’argomentazione che non c’entra nulla - hanno lo scopo di dimostrare che il peccato fa parte del comportamento umano» e che ospitarle è «una prova di lealtà» dei governi occidentali. Un atteggiamento invece «rifiutato» dalle autoproclamate Repubbliche indipendentiste nell’Ucraina orientale.
«La guerra è sempre una sconfitta dell’umanità» ribatte Gadechi. «Questa guerra, in ragione della vicinanza di due popoli e delle loro radici cristiane, è ancora più priva di senso. È lecito distruggere la culla del Cristianesimo sul suolo slavo, il luogo del battesimo della Rus’?» nel 988. Gądecki chiede a Kirill di fare appello ai soldati russi «affinché non partecipino a questa ingiusta guerra, si rifiutino di obbedire agli ordini, i cui esiti sono numerosi crimini di guerra». In verità questa è la seconda lettera. Nella prima, del 14 febbraio, Gądecki chiede ai vescovi cattolici e ortodossi di Russia, Ucraina e Polonia di pregare «per scongiurare lo spettro della guerra nella nostra regione».
Nel messaggio per la Quaresima, Gądecki scrive: «Assistiamo alla massiccia aggressione militare russa dell’Ucraina. Ogni nazione ha il diritto morale di difendersi efficacemente. Muoiono soldati e civili, donne e bambini». Apprezza «l'eroismo e il sacrificio della società ucraina, alla quale assicuriamo benevolenza e amicizia, sostegno spirituale e materiale». È necessario agire con urgenza per migliaia di profughi. Ringrazia chi «sta fornendo un aiuto concreto, ogni parola buona e i piccoli gesti di gentilezza rivolti ai sofferenti. Circondiamoli di preghiera, mostriamo cordialità, aiutiamoli a trovare un lavoro. Circondiamo anche la Russia con la nostra preghiera i cui cittadini protestano contro la guerra e in questo modo rafforzano la speranza nel risveglio morale e spirituale dell'intero popolo russo».
Kiril è sempre più isolato dalla gerarchia ortodossa...
e dalle prese di posizioni dei patriarchi di Georgia e Romania e del metropolita Onufry dalla Chiesa ortodossa ucraina, quella parte che fa ancora capo a Mosca. Incontrando il nunzio Giovanni D’Aniello, il Patriarca cerca di giustificare il silenzio nei confronti di Putin. Anche Pio XII fu accusato di silenzio davanti alle orde di Hitler, ma egli agì e salvò, o fece salvare, migliaia e migliaia di ebrei, comunisti, resistenti, oppositori del nazifascismo. Ci sono diocesi russo-ortodosse in Ucraina che, al «Memento dei vivi», hanno smesso di pronunciare il nome di Kirill nella «sinassi, celebrazione eucaristica», un gesto che equivale a un disconoscimento di autorità. «Il Patriarca Kirill – spiega il Patriarcato – osserva che la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica romana svolgono un ruolo importante nel Cristianesimo mondiale e le buone relazioni aprono prospettive di cooperazione in molti settori». Elogia il contributo di Papa Francesco alla pace e la posizione «moderata e saggia della Santa Sede, coerente con la posizione della Chiesa ortodossa russa. È molto importante che le Chiese cristiane non partecipino a quelle tendenze complesse e contraddittorie presenti nell'agenda mondiale». Un giro di parole per non dire niente, per giustificare il proprio silenzio sulla non condanna della guerra e per criticare le Chiese ortodosse che hanno preso posizione.
Chiarissima l’omelia di Kirill del 27 febbraio nella Cattedrale Cristo Salvatore: «Non possiamo permettere alle forze esterne oscure e ostili di ridere di noi, dobbiamo fare di tutto per mantenere la pace tra i nostri popoli e proteggere la nostra Patria da tutte le azioni esterne» che è il ragionamento del dittatore Putin. Aggiunge: «La Chiesa non può partecipare al conflitto». Intanto le truppe russe massacrano migliaia e migliaia di ucraini innocenti. È indubbio che ancora una volta i cristiani si ammazzano in Europa, ma la responsabilità è tutta di Putin.
233 sacerdoti e chierici ortodossi russi schierati per la pace - «Piangiamo il calvario a cui nostri fratelli e sorelle in Ucraina sono stati immeritatamente sottoposti». I ministri della Chiesa ortodossa russa lanciano un forte appello a coloro dai quali dipende la fine della guerra «fratricida»; chiedono la riconciliazione e un immediato cessate-il-fuoco. Pensano ai soldati che combattono questa guerra e augurano a tutti, «russi e ucraini di tornare illesi alle loro case e famiglie. Ci rattrista pensare all'abisso che i nostri figli e nipoti in Russia e Ucraina dovranno colmare per ricominciare a essere amici, a rispettarsi e ad amarsi». Esprimono la ferma convinzione che il popolo ucraino debba essere artefice delle proprie scelte in modo libero «non sotto il mirino delle mitragliatrici».



