ZUPPILETTERA ALLA COSTITUZIONE
Una insolita lettera è stata scritta dal Cardinale Arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi.
Il porporato ha sentito il bisogno di scrivere alla Costituzione -“Cara Costituzione” è l'esordio - in questo tempo difficile della nostra storia nazionale: difficile per il persistere del Covid, della sofferenza morale e materiale provocata dal virus, e difficile anche per le lacerazioni sociali e politiche che stanno attraversando la nostra collettività. Il porporato, congratulandosi con la Costituzione per i suoi 75 anni ben portati, ritiene che sia il caso di rivolgersi ai suoi principii ispiratori in questo momento di smarrimento. “Dobbiamo imparare che c'è un limite nell'esercizio del potere e che i diritti sono sempre collegati a delle responsabilità collettive”.
Ricorda come i padri costituenti pur “diversissimi avversari, con idee molto distanti” riuscirono a mettersi d'accordo su quello che contava per ricostruire il nostro paese. Li animava la “speranza” che “possiamo stare bene assieme”; inoltre la Carta ricorda che “dobbiamo imparare che c'è un limite nell'esercizio del potere e che i diritti sono sempre collegati a delle responsabilità collettive”, che “i diritti impongono dei doveri” e che ognuno è chiamato a “progettarsi, pensarsi e immaginarsi sempre insieme agli altri” a “mettere le proprie capacità al servizio della fraternità”.
La lettera ripercorre i principi fondamentali della Carta e sottolinea che “la libertà non è mai solo da qualcuno ma per qualcuno”. Il Cardinale Zuppi chiede di superare gli interessi di parte e di alimentare un “vero amore politico” secondo il richiamo della “Fratelli tutti”. Lancia infine un appello alla pace, tornando a ricordare la capacità di chi ha saputo unire dopo la guerra e invitando a riprenderne l'eredità.
(Il testo integrale della lettera)