Una riflessione di un nostro Assistente romano
Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo, come ci ricorda il libro di Qoelet.
C'è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Queste parole del Qoelet, libro biblico sapienziale, forse un po’ amare, ma piene di realismo, se da una parte ci mettono davanti la realtà di oggi: tempo di malattia, di restare chiusi in casa, di isolamento, di paura anche, di domande; ci aprono anche a una certa speranza: ogni tempo passa e arriva un altro tempo: verrà il tempo della salute, di uscire, di stare in compagnia, di rallegrarsi e gioire di stare insieme senza timore. Sì! Verrà questo tempo e lo aspettiamo con profondo desiderio.
Ma intanto? Intanto c’è questo tempo, non altro, e questo dobbiamo vivere, abitare, spendere senza che scorra via insignificante, come una brutta parentesi delle nostre esistenze. Non possiamo permettere a nulla e nessuno di rubarci il tempo e quindi la vita. Un animale in letargo sembra quasi morto, inerte, ma non cessano le sue funzioni vitali: batte il cuore, respirano i polmoni, invia impulsi e stimoli il cervello, e per questo, appena passata la stagione brutta, l’animale esce dalla tana vivo e capace di affrontare un nuovo tempo.
La nostra in questi giorni, non brevi, di isolamento è una vita “senza” tante cose che abitualmente ci sono e ci occupano. Forse questo fatto, in parte negativo certo, ci può provocare a vedere cosa resta dopo tutti questi “senza”, a cosa, alla fine, crediamo, cosa vogliamo per noi come essenziale, ciò a cui teniamo davvero, che dà senso alla nostra vita, che riempie il cuore, che è come il battito, il respiro, l’impulso cerebrale che mi rendono vivo anche nel rallentamento e assenza di tante cose.
Non c’è una risposta valida per tutti, ognuno deve cercare e trovare dentro di sé il “centro” della sua vita, ma c’è la possibilità di cercare insieme, di aiutarsi, di condividere, di comunicarsi il segreto di quella piccola felicità che ancora e sempre è possibile.
E c’è la possibilità e la voglia di prenderci cura gli uni degli altri, senza chiuderci a pensare solo a noi stessi. Ci interessa la vita degli altri; abbiamo creato dei legami. Per questo restiamo in contatto, scambiamo pensieri, riflessioni, preghiere, magari anche battute divertenti, giochi, cose da fare da soli e insieme.
Non abbiamo la presunzione di avere tutte le risposte, la ricetta per superare indenni questa prova, ma abbiamo la voglia di cercare, pensare, amare, parlare e ascoltare per guardare avanti. E di non farlo da soli, ma insieme. Magari anche ricordandoci di quanti fanno più fatica e possono aver bisogno di noi, del possibile aiuto che ci è dato offrire.
C’è un tempo per ogni cosa: ora è il tempo della perseveranza, della sopportazione, della pazienza. Verrà, ne siamo certi, una stagione migliore: la accoglieremo e vivremo forse diversi, migliori? Sta a noi. Una bella sfida, vero? Ma a noi le sfide non spaventano e insieme le si affronta e vince meglio.
Un abbraccio affettuoso, stretto, forte, in quella prossimità che non fa male ma aiuta, sostiene e rallegra. (Don Mauro Sobrino)



