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Rinascere


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RINASCERE n. 2 - 2010

LA GRANDE CENTRALE ELETTRICA
di Licio Prati

C’era una volta una grande città adagiata ai piedi di una grande montagna. E nel cuore della montagna c’era una centrale sotterranea che riforniva di energia elettrica le case, le fabbriche, i supermercati, le piazze. All’improvviso ci furono crolli nelle cavità del monte. La centrale fu distrutta, la città resto paralizzata e al buio. Ma nessuno pensava alla centrale. Ma non è possibile! – direte. In quella città, invece, tutto ormai era possibile, tranne una cosa elementare come l’andare alla ricerca dell’origine di ogni guaio. Tutta la città sentenziò invece che cavi e fili elettrici non funzionavano, che c’erano problemi enormi nei collegamenti e nelle connessioni. Parla e parla di tutto ciò, nel caos al buio e al freddo, si finì per adattarsi e considerare normale una vita quasi primitiva in cui le relazioni tra persone e gruppi sociali erano deteriorate al massimo. Finché qualcuno, forse un vecchio, cominciò a ricordare. In quella città infatti Memoria e Utopia era state bandite e allontanate come inutili e dannose. Qualcuno dunque si ricordò di una grande centrale nascosta nella montagna. Iniziò a balbettare che era inutile dare la colpa ai fili elettrici e che bisognava salire sulla montagna, cercare la centrale e capire cosa era accaduto. «Cercate il cuore della città» diceva e raccontava come era bella un tempo la città e quanto felice la gente. Una sera i più giovani gli chiesero: «Ma come è fatta la centrale?». Il vecchio scosse il capo e rispose:«Non lo ricordo più… ma voi entrate nella montagna, cercate la centrale, riattivate il cuore della città!». Per tutta la notte si parlò della cosa con una punta di scetticismo e una buona dose di indolenza. All’alba qualcuno si incamminò verso la montagna.
Che c’entra tutto ciò con la nostra vita? Qualcosa non funziona nella nostra società. Ci vediamo costretti a rincorrere e valutare la vita sull’onda mediatica del fatto del giorno. Il dialogo tra persone e gruppi sociali è sempre più duro e difficile. Non riusciamo più a capirci. Cerchiamo allora di aggiustare i fili in modo dissennato, di tamponare le emergenze in modo acritico o di non voler capire troppo, eccetera. Forse il problema non sta nelle relazioni, ma in qualcosa di più profondo, in quel nucleo incandescente da cui nasce il bene e il male, la luce e il buio: il cuore dell’uomo. Ecco: forse la nostra società ha tutto, ma non ha più il cuore. Nel linguaggio biblico il cuore rappresenta il centro della persona: non si tratta solo di sensazioni o sentimenti, ma soprattutto di capacità di conoscere e discernere, e di prendere decisioni sagge mettendo in gioco la propria libertà e la propria coscienza. Ognuno di noi forse in questo momento ha bisogno di mettersi in cammino alla ricerca del proprio cuore, liberarlo dai detriti e ridargli vita. Anche riascoltando con fede la promessa di Dio così come il profeta Ezechiele l’aveva espressa: «Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne».


RINASCERE n. 1 - 2010

UN “PAESE SOLIDALE” INVOCATO DALLA CHIESA
di Giorgio Grigolli 

Il 24 febbraio i Vescovi Italiani hanno pubblicato un Documento “Per un paese solidale. Chiesa italiana e mezzogiorno”  a 20 anni da un precedente Documento “Sviluppo nella solidarietà”  
Di documenti si può morire. Questo, dei vescovi italiani per il Mezzogiorno, andrà a contribuire ad una  rinascita. Non è che, fin qui, la Chiesa italiana non  si sia esercitata: Sviluppo nella solidarietà nel 1989, Chiesa nel Sud, Chiese del Sud, l’anno scorso. E’ che adesso ai vescovi del sud  viene dichiarato il sostegno nazionale, come problema della comunità intera. E’ un guardare al Meridione con il coraggio di “pensare insieme”.  Certo, di qualche pronunciamento persiste l’eco forte. Indimenticabile, tuttora, dentro le memorie. C’è un 9 maggio 1993, Giovanni Paolo II durante la messa nella Valle dei Templi, presso Agrigento, a muovere una testimonianza di fede. “Chiedo - dice Wojtyla - una chiara riprovazione della cultura della mafia, che è una cultura di morte, profondamente disumana, antievangelica, nemica della dignità delle persone e della convivenza civile”. Detto laggiù, dove l’eterno familismo amorale (parentela, clientela, setta, fratellanza, comparaggio) prevale. Ribadito più avanti, Palermo, 24 novembre 1995, al convegno ecclesiale nazionale: “Il nostro non è il tempo della semplice conservazione dell’esistente, ma della missione…La Chiesa non deve e  non intende coinvolgersi con alcuna scelta di schieramento politico o di partito”. 
Adesso la Cei,  cardinale Bagnasco presidente, firma un  documento quasi ultimativo. Il nuovo allarme. La “carenza di senso civico” e “l’urgenza di superare le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti”, il Sud ridotto a “collettore di voti per disegni politico-economici estranei al suo sviluppo”, la corruzione e gli intrecci tra mafie, politica ed economia, la criminalità organizzata come “cancro” e “struttura di peccato” che “negli ultimi vent’anni ha messo radici in tutto il territorio italiano”. Un testo di 17 pagine,  discusso all’assemblea della Cei di novembre, rivisto a gennaio, rispedito  a tutti i vescovi a controllare le virgole. Ne va dell’intero Paese. Un federalismo che “accentuasse la distanza tra le parti d’Italia”, si legge, sarebbe “una sconfitta per tutti”. Ci vuole “un federalismo sano, solidale, unitario” sull’esempio della “visione regionalista” di don Sturzo e di Aldo Moro. C’è una coincidenza di urgenze e di angoscia, con sottolineatura di Chiesa, per l’intera  vicenda nazionale.
C’è, tuttavia, una sottolineatura d’ambiente. Quasi un’ultima chiamata. Il Sud deve “liberarsi dalle catene”: la criminalità organizzata “non può e non deve dettare i tempi e i ritmi dell’economia e della politica meridionali, diventando un luogo privilegiato di ogni tipo di intermediazione e mettendo in crisi il sistema democratico del Paese”. Il controllo malavitoso del territorio “porta di fatto a una forte limitazione, se non all’esautoramento dell’autorità dello Stato e degli enti pubblici” e “favorisce l’incremento di corruzione, collusione e concussione, altera il mercato del lavoro, manipola gli appalti, interferisce nelle scelte urbanistiche e contamina l’intero territorio nazionale”. Come uscirne? La Chiesa meridionale può suggestionare il presente, nella rievocazione dei sacrifici  forti impersonati  da don Puglisi, da don Diana e da Rosario Livatino. Anche nella recente Rosarno c’è stata persistenza di fraternità. Adesso offre anche un’autocritica, quanto meno un atteggiamento di coinvolgimenti da osare. Non c’è, questa volta la parola “scomunica” e non vi sono i suoi equivalenti, che pure altre volte erano stati usati: il richiamo della vecchia scomunica per i delitti di mafia (affermata dai vescovi siciliani nel 1944, nel 1952 e nel 1982), l’autoesclusione dei mafiosi dalla comunità della Chiesa (che era detta in una nota dei vescovi siciliani del 1994), l’incompatibilità tra l’appartenenza alla Chiesa e quella alle mafie dichiarata in più occasioni. Il documento di adesso chiarisce che “solo” con il “pentimento” e la “conversione” si può “uscire dal peccato di  mafia” e dalle “strutture di peccato” che sono le mafie. Perché non c’è, dunque, la parola scomunica né qualcuno dei suoi equivalenti linguistici? Per uno scrupolo dottrinale e canonico, dicono alla Cei. Il codice di diritto canonico, promulgato nel 1983 da papa Wojtyla, limita la facoltà degli episcopati locali quanto alla possibilità di ricorrere alla scomunica per colpire determinati “delitti”. Oltre tutto, sarebbe  arduo determinare i soggetti destinatari: anche i manovali o solo i mandanti? Chi ha avuto una condanna definitiva o tutti i condannati? Meglio usare - pare di capire - l’arma del coinvolgimento propositivo,  anche familiare. Fare perno sulla  persona, insomma, muovere dialoghi forti. I vescovi invitano i giovani “ ad abbracciare la politica come servizio al bene comune”, la “nuova generazione” invocata dal papa. E’ anche  il “sogno” coltivato da Bagnasco. Le “scuole di formazione” occorre rilanciarle. “Bisogna osare il coraggio della speranza”. Anche della sfida, si potrebbe aggiungere. Piacerebbe che nel Sud, il giorno delle reverenze  al santo patrono, nelle città percorse dalla  mafia, la solenne processione, così spesso imperniata e favorita dalle  intrusioni dei poteri  occulti, venisse una volta disdetta, il santo patrono tenuto dentro chiesa, contrassegnando tutto questo con  motivati perché, dibattuti dai cattolici di fibra forte. Resistono ancora.


 

RINASCERE n.6 - 2009

DI GLORIA E DI ONORE
di Fracesca Sacchi Lodispoto


I fondamenti della dignità


rin_6_2Il concetto di dignità della persona si è fatto strada, nella cultura occidentale, attraverso un processo di graduale maturazione, le cui tappe fondamentali sono contrassegnate dall’intreccio fecondo del pensiero laico e della tradizione ebraico-cristiana. Ma la piena affermazione di una fondamentale dignità per tutti si sviluppa pienamente solo nell’ultimo dopoguerra. L’esperienza tragica del nazismo e del fascismo e gli orrori che ne sono derivati hanno contribuito a consolidare nelle coscienze la consapevolezza della dignità assoluta dell’uomo - di ogni uomo - e a rendere trasparente l’esigenza del rispetto dei suoi fondamentali diritti.
La nostra Costituzione, nata in quel periodo, e le Carte dei diritti umani, a partire da quella delle Nazioni Unite del 1948, pongono chiaramente al centro dell’azione sociale e politica la tutela della dignità della persona umana. Ad esse un contributo determinante è stato fornito dalla riflessione filosofica e culturale incentrata sull’idea di persona, “il personalismo cristiano”.
Il fondamento di questa visione lo troviamo nella concezione dell’uomo “immagine di Dio” che attraversa l’intera rivelazione e che è al centro dei racconti della creazione (Gen. 1, 27).
Ma per noi cristiani la dignità umana raggiunge soprattutto il suo culmine nell’evento-persona di Gesù di Nazaret, nei misteri dell’incarnazione e della pasqua attraverso i quali si è attuata la
riconciliazione dell’uomo con il Padre. Il Figlio di Dio, “immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione” (Col 1, 15), facendosi “carne” (Gv 1, 14), cioè umanizzandosi, divinizza l’uomo, conferendogli il potere di diventare “figlio di Dio”: (cfr Rm,8).
Questo è l’itinerario biblico proposto nel nostro Piano di lavoro e che i nostri gruppi stanno percorrendo quest’anno


La questione antropologica come compito educativo

Il primato della persona umana, la giustizia sociale, la necessità di un’etica personale e pubblica condivisa, sono oggi al centro della riflessione di credenti e laici. Nella Caritas in veritate è ribadito che “la questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica” (n.15).
Oggi è necessario interrogarci di nuovo su chi sia l’uomo, quale il suo rapporto con il mondo, con gli altri e con Dio. Sappiamo che secondo il disegno originario di Dio l’uomo si realizza come persona nella relazione; occorre quindi superare una visione individualistica ed utilitaristica della vita e dei rapporti sociali ed un’etica soggettiva.
Si tratta prima di tutto di un compito educativo per giungere ad una conversione culturale fatta di mentalità e comportamenti nuovi: questa missione la assumiamo come propria di un movimento di evangelizzazione di ambiente.
Le sfide evidenziate nel Documento programmatico 2009 - 2011, interiorità, relazione, dignità e laicità sono quattro modalità strettamente legate per divenire ed essere uomini secondo il progetto di Dio; per iniziare un processo educativo che coinvolga tutti i nostri aderenti, di ogni età e di ogni impegno professionale.
La riflessione sulla dignità della persona, che stiamo facendo quest’anno nei gruppi, è l’occasione immediata per approfondire la verità sull’uomo, sia a livello personale che sociale, e il suo legame con l’ambiente e la collaborazione con altre religioni.

La dignità come impegno

Poiché la dignità di “immagine di Dio” è ricevuta in dono da ogni uomo essa non può essere un tesoro da conservare ma è piuttosto un germe, una caparra, un inizio che sollecita l’impegno responsabile. Il dono fa appello alla risposta; si trasforma in compito a diventare “nuova creatura” camminando in novità di vita.
Consapevoli che la salvezza è una realtà comunitaria e relazionale ci vogliamo impegnare in un’azione volta a promuoverne la dignità di tutti, a partire da coloro che soffrono ancor oggi di uno stato di grave marginalità. Troppo grande è ancora il divario tra le affermazioni di principio sulla dignità della persona e la loro traduzione sul terreno della prassi concreta!
Crescono le sperequazioni tra Nord e Sud del mondo, avanzano vecchie e nuove povertà anche nei nostri paesi sviluppati, esiste una estesa condizione di disagio con il misconoscimento, in molti casi, della dignità umana a intere categorie di persone. Spesso anche nei nostri paesi sono negati i diritti dei lavoratori, la loro sicurezza e salute è messa a rischio, la donna è violata non solo nell’immagine ma anche troppo spesso tra le mura domestiche, i diritti dell’infanzia sono negati…. Lo spostamento di intere popolazioni dai paesi più poveri verso l’Occidente in cerca di benessere ci impegna a vigilare affinchè anche per loro siano tutelati diritti fondamentali quali il lavoro, la casa, la salute e a lavorare perché le diversità etniche, culturali e religiose siano rispettate.
Siamo convinti, così come denuncia Benedetto XVI, che la corsa ad un arricchimento senza regole mina alla radice l’impegno sociale che è l’anima della democrazia, la cui misura è data dalla quantità e qualità della partecipazione. (Caritas in veritate nn…35,36) L’ideologia del mercato, divenuta “pensiero unico”, tende a sostituire i valori tradizionali di libertà, di giustizia, di uguaglianza e di solidarietà con le logiche dell’efficienza produttiva, della competitività e del consumo, minando le basi della convivenza civile. Occorre vigilare perché lo Stato salvaguardi e promuova i diritti sociali e culturali di tutti.
Le modalità concrete volte ad assicurare la tutela e la promozione della dignità vanno ricercate, di volta in volta, nel vivo delle situazioni mediante l’esercizio di un discernimento responsabile fatto di informazione corretta, conoscenza della Dottrina sociale della Chiesa e riferimento costante alla Parola di Dio Questo è il compito assunto quest’anno dai gruppi di RC ben sintetizzato nel Documento programmatico al punto 2c:
“Affermare la dignità della persona al di sopra delle cose e dei sistemi economici e politici è compito urgente in una società tutta centrata sull’individuo.
Al di là delle dichiarazioni ufficiali dei diritti e delle leggi vogliamo affermare che ogni persona cresce nella sua dignità se ha la possibilità di vivere legami stabili, rapporti sociali e lavorativi duraturi, di fare scelte libere e responsabili. Questa è urgenza per tanti: la dignità o c’è per tutti o non c’è per nessuno.
Nei momenti di crisi è nostro compito primario, come cristiani, aiutare a far crescere in tutti il senso della dignità di persona, propria e altrui, e quella di figli di Dio, partendo dai più deboli e meno garantiti siano essi italiani o stranieri. Nei momenti di crisi è necessario realizzare una solidarietà sociale che sia espressione non di assistenzialismo ma di giustizia e carità cristiana.
In questo senso vogliamo approfondire in Rinascita Cristiana la conoscenza e l’applicazione della dottrina sociale della chiesa.”



Progetto missione

Per attuare questo impegno promuoveremo nei mesi di aprile-maggio 2010 alcuni eventi a carattere interregionale per un percosso condiviso sulla Dignità promossa o negata

 



RINASCERE n. 5 - 2009

 

INIZIO DI UN NUOVO CAMMINO
di Elvira Orzalesi

 

la copertina di Rinascere n° 5 2009Ci siamo affettuosamente e gioiosamente salutati lungo i binari della “Sassone – Roma Termini” dopo tre giorni di intenso lavoro, condivisione, scambi, progetti. Ringraziamo il Signore per quanto ci ha fatto scoprire, approfondire, vivere, con la sua grazia e il dono del suo Spirito in queste prime giornate del nostro annuale cammino. Lasciati vecchi e nuovi amici, rafforzati da quanto ascoltato e vissuto insieme man mano che ci avvicinavamo alle nostre città crescevano e prendevano corpo in noi alcune domande ineludibili. E’ sempre stato così dopo i nostri incontri. Un’esperienza che tutti abbiamo vissuto sulla nostra pelle. Come trasmettere a chi era assente, alle nostre città, ai nostri gruppi quanto ricevuto? Come aiutare le singole persone nelle nostre città a condividere il cammino che stiamo facendo? Piano di lavoro, Documento programmatico, Progetto nazionale missione: come integrare in un “unicum” questi tre strumenti nelle nostre persone, nei nostri gruppi, nella città? “Il filo rosso” di questo Convegno Nazionale Responsabili si dipana tutto intorno a questi tre strumenti. Riprendiamoli in mano, per coniugarli al meglio nelle nostre realtà locali. Il Piano di lavoro E’ uno strumento al servizio, non solo della nostra crescita e conversione personale, ma della nostra azione missionaria nell’ambiente di vita e nel territorio. Uno strumento pensato per uscire dal nostro individualismo, per spostare il nostro sguardo e la nostra azione verso la società in cui viviamo. Questo anno focalizziamo il nostro impegno di evangelizzazione sulla dignità della persona. Per rendere ragione della nostra speranza vogliamo investire le nostre energie su questo tema di grande attualità e ci impegniamo a cambiare la nostra mentalità alla luce della Parola e a far crescere intorno a noi la sensibilità e la responsabilità in questo ambito, offrendo opportunità e luoghi di confronto e dialogo. Alzatevi e levate il capo: documento programmatico di RC per gli anni 2009-2011. E’ lo strumento che ci definisce in senso dinamico e che vogliamo diventi la nostra carta di identità, il nostro “biglietto di presentazione “ che racconta, precisa e qualifica ciò che siamo e vogliamo essere. Definisce l’impegno di trasformazione che assumiamo per noi stessi e che vogliamo far crescereintorno a noi con quanti verremo in contatto nelle nostre città nei prossimi anni. E’ uno strumento nato per dare unitarietà di movimento alle nostre iniziative locali ed evitare una frammentazionenelle proposte che offriamo al territorio. Uno strumento che guiderà la vita del movimento nei prossimi tre anni, e che impegna ciascuno di noi ad assumere come prioritarie per noi, tra le tantesfide che la società ci pone davanti, l’interiorità, le relazioni, la dignità della persona, la laicità nella chiesa Uno strumento che invita a non voltare pagina su quanto già iniziato negli anni precedenti come azioni missionarie. Portiamo avanti i progetti missione cittadini già iniziati, sperimentiamo nuove forme di appartenenza e nuove modalità di proposta come ci suggeriscono le linee operative al termine del Documento. Vogliamo andare incontro, sperimentando tempi e modalità diverse di proposta, alle fasce più giovani, alle loro esigenze e ai loro ritmi di vita. Fare squadra, creare rete, osare con creatività coraggiosa, questo sarà il nostro modo di camminare insieme, per mantenere fede al nostro impegno di evangelizzazione. Progetto nazionale missione Un evento pubblico in tante nostre città del nord, del centro e del sud d’Italia per promuovere la dignità dell’uomo.Tutti insieme lavoreremo per far conoscere e proporre l’esperienza di RC a persone nuove convinti che oggi più che mai è far conoscere a quale speranza il Vangelo di Cristo ci chiama. Non è un progetto ambizioso se saremo tutti operosamente coinvolti nella sua realizzazione, nessuno escluso, e ognuno con il servizio che gli compete come appartenente ad un movimento di evangelizzazione. Sarà questo il nostro agire di movimento. Una azione missionaria mirata per coinvolgere, creare luoghi di dialogo, confronto e condivisione di quanto il Vangelo di Cristo ci annunzia e ci rivela e per far emergere quanto lo Spirito già manifesta in ogni singolo uomo, nelle storia di tutti i giorni. E’ giunto il momento di agire con generosità e coraggio, uscire all’esterno, decentrare sul territorio la nostra attività. Già oggi possiamo fare quanto il nostro battesimo ci chiede e ci abilita a fare, assumendo con umiltà le nostre povertà. Sappiamo che il Signore si serve delle nostre povertà e dei nostri limiti, che è Lui che ci conduce e che a noi spetta solo di essere paradossalmente “servi inutili”. Buon lavoro a tutti! RINASCERE n. 2 - 2009 UN CONSIGLIO NAZIONALE CHE GUARDA AL FUTURO di Francesca Sacchi Lodispoto Per la prima volta dopo tanti anni il Consiglio nazionale si è tenuto nel mese di aprile, la settimana dopo Pasqua. Questa scelta è stata dettata da due esigenze: portare a termine gli orientamenti per i prossimi anni come attuazione pratica del documento programmatico “Alzatevi e levate il capo” pubblicato sul n. 1 di Rinascere e pensare per tempo al tema del prossimo piano di lavoro. I due argomenti si sono rivelati strettamente intrecciati poiché il tema della “Dignità della persona” costituirà l’argomento del prossimo piano di lavoro. “Affermare la dignità della persona al di sopra delle cose e dei sistemi economici e politici è compito urgente in una società tutta centrata sull’individuo. Al di là delle dichiarazioni ufficiali dei diritti e delle leggi vogliamo affermare che ogni persona cresce nella sua dignità se ha la possibilità di vivere legami stabili, rapporti sociali e lavorativi duraturi, di fare scelte libere e responsabili. Questa è urgenza per tanti: la dignità o c’è per tutti o non c’è per nessuno. Nei momenti di crisi è nostro compito primario, come cristiani, aiutare a far crescere in tutti il senso della dignità della persona, propria ed altrui, e quella di figli di Dio, partendo dai più deboli e meno garantiti siano essi italiani o stranieri”. Queste parole costituiscono il centro del punto c delle priorità espresse nel Documento Programmatico e sono strettamente legate al punto a interiorità, b relazione, d laicità. Il Consiglio nazionale ha poi aggiunto una quarta parte al Documento con il titolo “Linee operative per il triennio 2009-2011”. (Il Documento completo è a disposizione sul sito). Infine il Consiglio nazionale ha preso atto delle modifiche allo Statuto approvate dal Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana e in base ad esse si è dato delle scadenze per il rinnovo degli incarichi nel Movimento. Le modifiche, su cui il Consiglio nazionale ha lavorato per più di un anno, hanno essenzialmente lo scopo di semplificare le nostre strutture: un solo Responsabile laico sia esso nazionale, regionale o cittadino e un Assistente. Ad ogni livello di organizzazione, cittadino, regionale e nazionale un gruppo di gestione permetterà di condividere le responsabilità ed essere quindi più efficaci nell’opera di evangelizzazione e promozione del Movimento. Senza il lavoro in gruppo oggi non è più possibile animare efficacemente una città o una regione. Quindi ogni incarico di responsabilità comporta, come ha sottolineato Alberto Mambelli, uno stile fatto di relazioni calde e di condivisione e di responsabilità di progetti e di sogni. Un futuro denso di novità e di impegno aspetta RC nei prossimi anni ed è affidato alle mani di ciascuno di noi. LINEE OPERATIVE PER IL TRIENNIO 2009-20111. Proseguire le attività iniziate con il Progetto missione che permettono relazioni nuove ed una evangelizzazione più ampia in fedeltà allo spirito del Movimento e al suo ruolo nella Chiesa. 2. Incoraggiare e sperimentare nuove forme di appartenenza a Rinascita Cristiana, al di là della riunione settimanale o quindicinale, per permettere a più persone di condividerne gli obiettivi di evangelizzazione e impegno sociale attraverso il suo metodo specifico. 3. Fare attenzione alle persone e al loro ambiente di vita prospettando e offrendo possibili differenti gradi di appartenenza al Movimento. 4. Essere attenti ai fermenti culturali, interreligiosi e sociali presenti nel proprio territorio, dando il nostro contributo al dialogo ecumenico ed interreligioso e alla crescita della società civile. 5. Annualmente ogni città promuova in sintonia con le linee programmatiche del Movimento un progetto che renda visibile il suo impegno missionario.


 

 

  

 
DIRITTI UMANI IN ITALIA
Reato di tortura - Petizione

NIENTE REGALI ALLE MAFIE
Firmiamo l'appello di Libera, 20-11-2009

BACHECA
Documento programmatico 2009-2011

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"Alzatevi
e levate il capo"
 

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Progetto Missione

Un evento pubblico per promuovere la dignità dell'uomo.



Maggio

7 e 21 Monza
Mrc, Aldai, Acli, Soliles e Federmanager. Scarica il programma

14 Torino
Visita alla Sindone e alla città di Torino.
Programma e scheda iscrizione

27 Roma
Giornata cittadina.
Scarica il programma

28 Parma
La Corte Costituzionale nel sistema delle Istituzioni Repubblicane. Relazione del Prof.Ugo De Siervo. Scarica il programma

29 Siracusa
Incontro promosso da Calabria e Sicilia sul tema "Il sud tra le bellezze del creato e le emergenze sociali".
Scarica il programma


Giugno

4 Pisa
Giornata di chiusura regionale dei gruppi della Toscana

28 giugno - 4 luglio Malosco
Terza Settimana di studio e vacanza.
Scarica il programma


Settembre

10-12 Roma
Comitato Consultivo


 

 Ottobre

8-10 Frascati
Convegno responsabili di città


 



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