Salvezza di Dio e responsabilità dell'uomo
Meditazioni dal Vangelo Di Luca
Prof. Don Massimo Grilli
Inchiesta:
Cristiani e Cittadini
Quale è questa missione profetica? Nell’Antico Testamento i profeti fungevano, tra l’altro, come interpreti dei segni dei loro tempi; esortavano, nel nome di Dio, sia Israele sia Giuda alla fedeltà all’alleanza, minacciavano sia gli israeliti sia le nazioni straniere del castigo di Dio; sviluppavano il senso morale del popolo e predicevano avvenimenti salvifici, perché consideravano il Dio di Israele come Signore della storia. Il popolo d Dio non deve fidarsi né dell’Egitto né di Babilonia, ma seguire una pura “politica ex fide”, perché la storia della salvezza non ha come protagonisti Israele o il popolo ebreo ma Dio medesimo. E’ lui che conduce le vicende della storia, sempre mirando alla salvezza del genere umano. Nel Nuovo Testamento il Signore della storia è il Cristo risorto: è lui che cammina sulle onde del caos delle vicende umane e salva la barca di Pietro dalle tempeste. Ma è anche lui che predice che nella rete della Chiesa si troveranno pesci buoni e cattivi (Matt 13, 47 – 50), nel campo ci sarà grano e zizzania (Matt 13, 24 – 43). Egli ci apre gli occhi, ci invita a non scandalizzarci quando vediamo carestie, guerre, rivoluzioni, terremoti e altre disgrazie, perché tali cose devono avvenire (Mc 13, 5 – 13). La storia è una parabola: la intende chi ha orecchi per intendere. Ma perché queste cose devono proprio avvenire?
Il percorso della storia della salvezza nei nostri tempi è sulla stessa linea di quello dell’AT. Il Libro dell’Apocalisse è dominato dal Cristo Pantocrator come nell’abside di una cattedrale bizantina; ammonisce prima di tutto le sette chiese, che rappresentano
L’Apocalisse parla poco della fine del mondo, il suo messaggio non è altro che una chiave per leggere i segni dei tempi in cui viviamo nella luce della storia della salvezza universale con al centro
Quali sono i segni dei tempi odierni? Basta ascoltare il telegiornale o aprire qualsiasi quotidiano perché saltino immediatamente agli occhi: carestie, attentati, persecuzioni, guerre, crisi economiche, difficoltà e attacchi che soffre la famiglia, ingiustizie e disordini sociali, crollo di imperi e nascita di altri nuovi, droga, aborti, mafie di tutti i generi; la litania si può prolungare all’infinito. Non dimentichiamo, però, che i giornali spesso chiudono gli occhi al bene che c’è nel mondo perché non fa cronaca, quel bene nascosto che conosce soltanto lo Spirito che lo produce. Sono questi “giusti”, di qualsiasi razza siano, che tengono la storia in piedi, perché essa possa chiamarsi storia della salvezza.
Non voglio certamente essere un laudator temporis acti; questi mali sono esistiti, in un modo o nell’altro, da Adamo in avanti. Ciò che forse distingue quelli presenti è che, in un Occidente laico ed agnostico, con la relativizzazione di valori di cui parla spesso Benedetto XVI, oggi ci troviamo in mancanza di un metro per valutare ciò che è bene o ciò che è male, il vero e il falso, e addirittura di invertirli.
Allora dobbiamo concludere, da ciò che abbiamo detto sopra, che Dio sta punendo il mondo? Un’espressione tele non troverebbe oggi tanto favore, anche tra teologi. Dio non punisce il mondo, nel senso che Egli è un Dio con la frusta in mano, non è un Dio intento a scagliare fulmini e tuoni per ogni male che si commette. Dio lascia che il male si punisca da sé. Egli è fonte dell’essere, è Logos, ragione, ordine. L’opposto è il caos. Più il cosmo si distacca da Dio più si sgretola e cade nel caos, con i dolori che esso causa al singolo individuo e alla società. I segni dei tempi si leggono tenendo il giornale in una mano e
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