Gesù, dunque insegna a pregare alla comunità dei suoi discepoli. Nella loro preghiera essi sono autorizzati a invocare Dio chiamandolo 'padre'. Nell'Antico Testamento normalmente nella preghiera ci sì rivolge a Dio chiamandolo con il suo nome - SIGNORE. E' anche chiamato 'padre', in quanto creatore e sovrano del suo popolo, nelle grandi preghiere liturgiche o in momenti eccezionali della storia dì Israele. Se nel racconto di Genesi l'uomo è creato da Dio, nel Nuovo Testamento si dice che il cristiano è nato da Dio. Non solo la sua vita dipende da Dio, ma egli è partecipe della vita di Dio! I discepoli dì Gesù possono chiamare normalmente e familiarmente Dio col nome di padre perché ascoltano e mettono in pratica la parola di Dio e perché hanno accolto nella fede Gesù.
Il "Padre nostro" è la traccia fondamentale di ogni preghiera. Il testo di Luca riporta cinque desideri, cinque richieste. Due riguardano direttamente Dio e il suo coinvolgimento nello sviluppo futuro della storia; due riguardano da vicino la vita presente con le ombre cupe del peccato che tutto distrugge. Nel bel mezzo della preghiera la richiesta del pane: dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano.
Il volto dei discepoli è dunque quello di gente che chiede a Dio, che conta su Dio. Il gruppo dei farisei, invece, affida orgogliosamente la propria salvezza alle proprie forze ed ai propri progetti.
Le parole della preghiera scivolano leggere sulla bocca di Gesù. Sembrano facili, scontate. Ma perché chiedere e non, ad esempio, lodare o ringraziare il Padre? Ed è proprio necessario chiedere a Dio il pane di ogni giorno? Nei versetti seguenti viene la risposta di Gesù: chiedete con insistenza, senza stancarvi, e Dio vi darà; perché Dio è padre, è amico. Nella coppia di parabole con cui Gesù spiega il perché della preghiera dei discepoli, due parole si rincorrono con insistenza'. chiedere e dare. E ciò che viene richiesto e dato è il pane, il cibo.
E' umiliante per noi adulti chiedere il pane? - un pane non metaforico, ma pane reale, cibo per sopravvivere? E' qui che la preghiera del Padre Nostro manifesta il suo carattere estremo ed è proposta come statuto della vita dei discepoli di Gesù, dei cristiani. Il pane, noi adulti, ce lo procuriamo con il lavoro, lo comperiamo al negozio. Solo il bambino, solo il figlio chiede il pane al padre, alla madre. Con fiducia, senza vergogna. Ci ricordiamo così della parole di Gesù:
«Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli». Quando avremo la capacità ed il coraggio di chiedere a Dio, nostro Padre celeste, tutto - ma proprio tutto! - ciò di cui abbiamo bisogno per vivere avremo raggiunto il vertice dell'esperienza cristiana. Allora saremo veramente suoi figli. Il nodo vero della preghiera cristiana, infatti, non è il 'cosa chiedere', ma il chiedere da figli'.
Le altezze che la preghiera del "Padre nostro" manifesta mettono i brividi. Ci sentiamo inadeguati. Forse è per questo motivo che Gesù conclude il suo insegnamento esortandoci a chiedere al nostro Padre celeste il dono dello Spirito Santo. Perché lo Spirito Santo è il nome proprio del desiderio, ovverosia dell'amore che unisce il Padre al Figlio. E il desiderio precede le parole e le azioni. E' Lui che suscita in noi, discepoli di Gesù, il desiderio di pregare. E' lo Spirito Santo che ci spinge a manifestare al Padre i nostri desideri. Gesù ci esorta a chiedere al Padre lo Spirito Santo, fonte dell'amore e del desiderio. Noi, discepoli di Gesù, sappiamo che lo Spirito prega in noi e ci spinge a chiamare Dio, "papà". Noi, che chiediamo 'insegnaci a pregare', sappiamo ora che le necessità della vita vengono tutte riassunte nella preghiera suprema di chi crede: avere il Desiderio, legame profondo che ci unisce come figli al Padre celeste, premessa indispensabile per ogni richiesta ed ogni esaudimento.






