Salvezza di Dio e responsabilità dell'uomo
Meditazioni dal Vangelo Di Luca
Prof. Don Massimo Grilli
Inchiesta:
Cristiani e Cittadini
Non si dà più peso al lavoro in quanto tale, inteso come elemento fondamentale di identità e di cittadinanza. Non conta il lavoratore. Conta il consumatore, e tanto più quanto più ricettivo e obbediente ai suggerimenti e alle sollecitazioni della pubblicità. Come dicono i filosofi, cambia lo “statuto antropologico” (ovvero il modo di intendere l’uomo, i suoi diritti, i suoi doveri) (Pietro Barcellona, Passaggio d’epoca, Marietti 1820, 2011). Il fatto è che sembra sempre più che sia l’uomo al servizio dell’assetto dell’economia e dell’organizzazione sociale, e queste invece sempre meno al servizio dell’uomo, premuto da forze che tendono a trasformarlo da soggetto in oggetto. Tale pretesa dell’economia, in sé lesiva della dignità dell’uomo, e quindi inaccettabile, si scontra anche con l’incapacità della stessa, mostrata con piena evidenza dalla crisi in corso, di garantire l’utilità sociale che in altre condizioni potrebbe sprigionare. La crisi è infatti la manifestazione di un gigantesco fallimento (Joseph E. Stiglitz, Bancarotta, Einaudi, 2010) della tesi degli apologeti del mercato, secondo cui questo, libero di operare, può rendere massimo il benessere sociale.
In un contesto in cui la politica, tutta presa dal risolvere problemi di compatibilità con il capitalismo globale, non si occupa più di dibattere sul futuro della società, né sul modello d’uomo da promuovere, noi dobbiamo tornare a porci la domanda-chiave per il superamento della crisi ed il ribaltamento degli assetti attuali: qual è il tipo d’uomo verso cui dobbiamo orientarci, che dobbiamo contribuire a formare, e che può impegnarsi a costruire una economia e una società in cui vengano contrastati con efficacia i fenomeni negativi sotto i nostri occhi ? Una società che vorremmo proiettata verso il futuro, orientata a sviluppare la cooperazione e il coordinamento richiesti per affrontare le sfide molteplici che la fronteggiano, alla ricerca del bene di tutti i membri della comunità, del bene di tutti e di ciascuno.
Contro la crisi, un approccio al bene comune - Questa ricerca del bene di tutti e di ciascuno, e delle condizioni che possono assicurarlo, possiamo chiamare la ricerca del bene comune. E la ferma determinazione nell’impegno a perseguire il bene comune, possiamo definirla, seguendo
Naturalmente, i principi di condivisione e solidarietà, costitutivi dell’impegno suddetto, come tutti i principi, devono essere tradotti nella realtà spazio-temporale, e ciò può richiedere un complesso e faticoso lavoro di mediazione, nel quale si manifesta la forza dell’intelligenza lungimirante, della fraternità, dell’attenzione agli altri, della virtù civica. Ciò dovrebbe applicarsi a tutti i livelli della vita associata, a partire dalla cerchia familiare e dalle formazioni intermedie, dai problemi del quartiere e della città, e propone un grande lavoro di ascolto, elaborazione e proposta a tutto il Movimento. Questa è la direzione che ci indica P.Giampiero Casiraghi (Rinascere, 2/3,2011, p.25). Come ci ricorda Francesca, “per RC non è più il tempo di Nazareth, ma di Cafarnao, cioè delle strade e delle piazze” (Rinascere, 1, 2011, p.5).
Se consideriamo le grandi questioni aperte di fronte a noi, il loro avvio a soluzione (una soluzione che sia duratura nel tempo) richiede condivisione di valori, obiettivi, risorse, e ricerca del bene comune, per giungere a regole accettate ed applicate con fermezza.
Ciò vale per un riordino della finanza internazionale, protagonista centrale della crisi in corso. Ciò vale per l’Unione Europea, e in particolare per superare le gravi difficoltà incontrate dall’ Eurozona, che richiedono la predisposizione di politiche comuni sui vari fronti di azione.
Quanto al caso dell’Italia, colpita da problemi economici e sociali di estrema gravità, problemi complessi e strettamente interdipendenti, che richiedono un forte impegno collettivo per il loro avvio a soluzione, proprio esso mostra con forza l’esigenza di un approccio sistemico, e di forte spessore etico, alla individuazione ed attuazione di una configurazione di bene comune. Osservo che comprendere l’importanza di una condivisione effettiva di valori, obiettivi, risorse, e cercare di convincerne gli altri, implica il rifiuto dell’ipotesi di autosufficienza individuale, contenuta nella oggi dominante concezione neo-liberista: solo da un mutamento profondo e diffuso della cultura prevalente può derivare la possibilità di un superamento delle difficoltà attuali. Ecco un terreno ideale su cui Rinascita Cristiana può irradiare laicamente tutta la forza della sua voglia e speranza di cambiamento, nella prospettiva di una società veramente rispettosa dell’uomo e aperta alla Trascendenza. Qui rilevo l’importanza dell’attenta riflessione che ci richiede la revisione di vita (“Cristiani e cittadini”) proposta nel Piano di lavoro di quest’anno.
Rilancio della democrazia e cittadinanza attiva. Importanza della sussidiarietà - E’ chiaro che siamo tutti chiamati, come ha rimarcato Roberta Masella (Rinascere, 2/3, 2011, p.5), che l’intera società è chiamata allo sforzo corale richiesto per la costruzione del bene comune. La partecipazione di ciascuno a questo impegno collettivo può costituire la base per un rilancio della democrazia: una democrazia che parte dal basso, sotto la spinta di cittadini attivamente impegnati, che possiamo chiamare democrazia partecipativa. In particolare, quanto osservato ci mostra l’importanza che ciascuno di noi sia aiutato per svolgere al meglio il proprio ruolo sociale, perché il forte, responsabile impegno di ognuno possa conseguire il risultato migliore. E’ questo il tema della sussidiarietà, che suppone che l’aiuto venga al cittadino, i cui diritti possono supporsi anteriori alla società e allo Stato, dal livello istituzionale o dall’organizzazione a lui più vicina (Compendio DSC, 186-7).
Il principio di sussidiarietà è dunque per l’autonomia e la libertà della persona, irriducibile a qualsiasi assorbimento nel potere statuale. E’ importante ricordare il presupposto antropologico di fondo del principio di sussidiarietà: “ogni attore deve agire ponendo la massima attenzione ai bisogni dell’altro, e facendo quanto gli è possibile per sostenerlo in modo che possa raggiungere quel grado di autonomia che gli consente di compiere bene il proprio compito, sollecitando tutti a realizzare il bene comune” (Donati P.-Colozzi I.,
Perseguire un approccio orientato al bene comune presuppone la capacità di comprenderlo e la volontà di perseguirlo. Di qui l’importanza di un’azione, in linea con la “sfida educativa” lanciata dalla Chiesa, in cui abbia un grande rilievo la “capacità di dare un significato alla realtà e di agire in modo conseguente”, quindi l’addestramento al senso di responsabilità personale e sociale. La ricerca del bene comune richiede, oltre al buon funzionamento delle istituzioni, oltre ad “un impegno alto di elaborazione culturale e di passione civile”, l’esercizio da parte dei cittadini della virtù civica, intesa come “capacità di sacrificare il proprio interesse per il bene comune” (che presuppone, tra l’altro, partecipazione alla vita pubblica e solidarietà verso gli altri), e la diffusione di pratiche di reciprocità. Insomma, per educare al bene comune, occorrono adulti capaci di essere testimoni delle cose in cui credono. Si apre in corrispondenza un campo privilegiato per l’azione del Movimento, forte della sua fede, del suo metodo di lavoro e della sua esperienza, e ben consapevole dell’esigenza primaria di “formare ad una vita civile consapevole”
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