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Salvezza di Dio e responsabilità dell'uomo
Meditazioni dal Vangelo Di Luca
Prof. Don Massimo Grilli

Inchiesta:
Cristiani e Cittadini

EDITORIALE: CRISTIANI IN TEMPO DI CRISI

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Taranto: 18 maggio ore 18,30 - "Dignità della persona detenuta e tutela della famiglia nell'ordinamento penitenziario"
Dott.ssa Ilaria Lomartire
Comandante delle Guardie della Casa Circondariale di Brindisi
Dott.ssa Marialuisa Fusco
Psicologa Psicoterapeuta di Napoli
Giuseppe Santoiemma
Giornalista
Franca Angarano
Consigliera Nazionale


 Taranto: I laici per la nuova evangelizzazione
La Chiesa oggi deve fare un grande passo in avanti, nella sua evangelizzazione e deve entrare in una nuova tappa storica del suo dinamismo missionario.
Quest'affermazione della Christifideles laici di Giovanni Paolo II è tutt'ora attualissima, è insostituibile  rimane il ruolo che in tale processo hanno i laici cattolici.
L'invito di Cristo "Andate anche voi nella mia vigna" (Matteo 20-3-11) deve essere inteso da un numero sempre maggiore di fedeli laici – uomini e donne - come un chiaro richiamo ad assumersi la propria parte di responsabilità nella vita, e nella missione della Chiesa, vale a dire nella vita e nella missione di tutte le comunità cristiane: diocesi e parrocchie, associazioni e movimenti ecclesiali.
L'impegno evangelizzatore dei laici, di fatto, sta già cambiando la vita ecclesiale, e questo rappresenta un grande segno di speranza per la Chiesa orante e credente.
La vastità della messe evangelica, oggi da carattere di urgenza al mandato missionario del divino Maestro "Andate in tutto il mondo, e predicate il Vangelo ad ogni creatura "(Marco 16-15).
Ma purtroppo anche fra i cristiani i attecchisce e si diffonde una mentalità relativistica, che genera non poca confusione riguardo alla missione.
Qualche esempio: la propensione a rimpiazzare la missione con un dialogo tra laici, nel quale tutte le posizioni si equivalgono; oppure la tendenza a ridurre l'evangelizzazione a semplice opera di promozione umana, nella convinzione che sia sufficiente aiutare gli uomini ad essere più fedeli alla propria religione; un falso concetto del rispetto della libertà dell'altro, che fa rinunciare ad ogni richiamo alla necessità di conversione. Molto si è scritto e si è commentato su questo problema, prima l'enciclica Redenpatoris missio (1990), poi la dichiarazione Dominus Jesus (2000), anche la Congregazione della Dottrina della fede ha pubblicato molta/ documenti sul problema, che meritano essere studiati ed approfonditi. Esplicito è stato il mandato del Signore, l'evangelizzazione non è attività accessoria, ma bensì stessa ragione d'essere della Chiesa, sacramento di salvezza. Chi conosce Cristo ha il dovere di annunciarlo, e chi non lo conosce, ha il diritto di ricevere un tale annuncio. L'aveva capito molto bene San Paolo, quando scriveva (Lettera ai Corinzi 9-16) "Annunciare il Vangelo non è per me un vanto, ma è una necessità che mi si impone". Il Cardinale Joseph Ratzinger, in una conferenza nel 2000, in occasione del convegno dei catechisti e dei docenti di religione, promosso dalla congregazione per il Clero, ha lasciato a tale proposito delle indicazioni molto preziose che ci invitano a ritornare all'essenziale. Parlando dell'evangelizzazione egli partiva da una premessa fondamentale "II vero problema del nostro tempo è la crisi di Dio", l'assenza di Dio camuffata da una religiosità vuota. Tutto cambia, se Dio c'è o se Dio non c'è. Purtroppo anche noi cristiani viviamo spesso come se Dio non esistesse, viviamo secondo lo slogan "Dio non c'è, e se c'è non c'entra in tutti i nostri problemi o nella nostra vita". Perciò l'evangelizzazione deve innanzitutto parlare di Dio, annunziare l'unico Dio vero - II Creatore - II Santificatore - II Giudice.
"Parlare di Dio e parlare con Dio devono sempre andare insieme"; da qui nasce il valore e il ruolo insostituibile della preghiera, dal cui grembo nasce ogni iniziativa missionaria vera ed autentica. "Ratzinger ha detto solo in Cristo e tramite Cristo, il tema di Dio diventa realmente concreto". Partendo da tale premessa il Papa ha formulato tre leggi che guidano il processo di evangelizzazione nella Chiesa. La prima legge è detta di "espropriazione". Noi cristiani non siamo padroni, ma umili servi della grande causa di Dio nel mondo. San Paolo (nella seconda lettera ai Corinzi 4-5) dice "Noi non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore, quanto a noi siamo i vostri servitori per amore di Gesù. Non parlare nel nome proprio significa parlare della missione della Chiesa".
L'evangelizzazione non è mai un affare privato, perché dietro a quest'impegno c'è sempre Dio e c'è sempre la Chiesa. Tutti i metodi sono
vuoti senza il fondamento della preghiera; questa certezza è per noi cattolici grande sostegno, perché ci da la forza e il coraggio necessari per raccogliere le sfide che il mondo lancia alla missione della Chiesa.
La seconda legge dell'evangelizzazione, è quella che affiora dalla parabola del granellino di senape, "II più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra ma che appena seminato cresce, e diviene più grande di tutti gli ortaggi" (Marco, 4-31).
Le realtà grandi cominciano con umiltà, infatti Dio ha una predilezione particolare per il piccolo (il piccolo regno di Israele), portatore di speranza per tutto il popolo eletto. La parabola del granellino di senape dice che chi annuncia il Vangelo deve essere umile, non deve pretendere di ottenere risultati immediati, ne' qualitativi ne' quantitativi, perché la legge dei grandi numeri non è la legge della Chiesa, e perché il padrone della messe è Dio, ed è Lui a decidere dei ritmi, dei tempi e della modalità di crescita della semina. Questa legge ci tutela dal farci prendere dallo scoraggiamento nel nostro impegno missionario, pur senza esimerci dal mettercela tutta, perché come ci ricorda San Paolo, "Chi semina scarsamente, scarsamente raccoglie, e chi semina con larghezza con larghezza raccoglierà".
La terza legge dell'evangelizzazione è infine quella del chicco di grano, che muore per portare frutto (Giovanni 12-24). Nell'evangelizzazione è sempre presente la logica della croce.
Il Papa Benedetto XVI dice "Gesù non ha redento il mondo con belle parole, ma con la sua sofferenza e la sua morte". Questa sua passione è la fonte inesauribile di vita per il mondo, la passione da forza alla Sua parola.
Da tutto questo si evince il peso che nell'opera di evangelizzazione ha la testimonianza dei martiri della fede.
La testimonianza della fede, sigillata con il sangue dei suoi tanti martiri, rappresenta il grande patrimonio spirituale della Chiesa, ed è un luminoso segno di speranza per il suo avvenire. Con l'apostolo San Paolo, i cristiani possono affermare "Siamo tribolati da ogni parte, ma non schiacciati, siamo sconvolti ma non disperati, perseguitati ma non abbandonati, colpiti ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo." (Seconda lettera ai Corinzi 4-8-10)
La portata dei compiti gravosi che la Chiesa deve affrontare dell'era cristiana, ci fa sentire spesso inadeguati e impotenti ad affrontare. La grande causa di Dio e del Vangelo di Dio nel mondo è costantemente ostacolata e contrastata da forze ostili di vario genere, ma a rincuorarci ci sono ancora le parole di speranza di Benedetto XVI "La nostra certezza è che Dio non fallisce, perché trae nuove opportunità di misericordia;
più grande è la sua fantasia, è inesauribile, non fallisce perché trova sempre nuovi modi per raggiungere gli uomini e per aprire di più la sua grande casa, per cui la speranza non deve mai abbandonarci". Il Papa, successore di Pietro, ci assicura che, anche oggi, Dio troverà nuove vie per chiamare gli uomini, e vuole avere con se noi, come suoi messaggeri e servitori.

Franca Angarano

 
PREMIO NOBEL PER LA PACE ALLA DONNA AFRICANA:

 

 


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