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Salvezza di Dio e responsabilità dell'uomo
Meditazioni dal Vangelo Di Luca
Prof. Don Massimo Grilli

Inchiesta:
Cristiani e Cittadini

EDITORIALE: CRISTIANI IN TEMPO DI CRISI

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CATANIA -  16 maggio, ore 17,00 presso il Seminario Arcivescovile di Catania (Via Vittorio Emanuele da Bormida, 56) Padre Vincenzo Caprara terrà una conferenza dal titolo "Evangelizzare attraverso la bellezza".


 

PALERMO -  Sintesi dell'intervento di P. Francesco Cultrera a cura di Aurelio Di Bartolo.
 Il 15 febbraio 2012 presso il Centro Oasi a Palermo si è svolto un incontro promosso dal Movimento Rinascita Cristiana di Palermo ed aperto alla città  dal tema:” Di fronte alla crisi economica da Cristiani. “ Relatore padre Francesco Cultrera SJ, già docente della scuola Teologica di Sicilia e della Scuola Socio Politica del centro Arrupe. Si è registrata una buona partecipazione di elementi della CWX locale.
Padre Cultrera nella sua relazione ha dato degli input per rispondere alla domanda: Cosa può fare un laico di fronte alla crisi economica in cui ci troviamo?
La recente crisi greca ci mette di fronte a quella che è la situazione in cui ci si trova quando ci si lascia irretire da troppi debiti, e le conseguenze sono davvero pesanti e gravi. La Grecia non ha più autonomia, deve rispondere ai dettati di una potenza straniera che impone grossi sacrifici. Ciò che oggi è successo alla Grecia potrebbe accadere ad altri stati, per esempio il Portogallo, non escludendo il nostro. Questa situazione pone dei problemi nuovi, mai posti prima nella storia. Possiamo dare uno sguardo ai problemi che ci siamo trascinati dal secolo scorso per vedere come sono stati risolti. Durante la rivoluzione industriale si è arrivato ad una specie di patto sociale, non sottoscritto, secondo cui le imprese lavorano, il governo esercita un proprio controllo perché le imprese devono garantire il lavoro e anche, man mano, lo stato sociale. Quindi si favorirà, per esempio, la FIAT che deve assicurare un numero consistente di posti di lavoro, evitando anche di utilizzare alcuni sistemi di automazione per evitare di licenziare tanti operai. La Germania, pur costruendo i sistemi di automazione, non li ha utilizzati e li ha venduti all’estero per non mettere sul lastrico tanti operai. Con la caduta del muro di Berlino l’idea del comunismo sembrò fallita e ci si rivolse al liberalismo economico. Si sono aperti i mercati. Era nella logica delle cose aprire i mercati. Ormai i confini vengono attraversati non solo dalle Borse ma anche da tutti gli strumenti di comunicazione sociale per cui non è più possibile rinchiudere un paese dentro i proprio confini. Quindi non è più possibile governare uno stato, e quindi stabilire un patto sociale, senza tenere conto di ciò che avviene a livello mondiale. Perché i mercati finanziari, che sono stati aperti, sono incontrollabili. Sono proprio questi mercati, occidentali, che hanno prodotto la crisi che non riusciamo a controllare.

Allora come possiamo uscire da questa crisi?
Noi abbiamo una struttura europea che ha una certa consistenza e che, in questo momento, ha grosse difficoltà a controllare la crisi e a uscirne. Più esattamente ha difficoltà a riavviare la produzione, lo sviluppo. L’Europa è un progetto che oggi abbraccia 27 paesi. Questo ha fatto si che in Europa non ci sono più guerre. Tutti i paesi, sia che siano sotto l’influsso del socialismo che del cristianesimo, sono riusciti a creare uno stato sociale. Lo stato sociale fa sì che a tutti sia garantito un minimo di salario e di assistenza in tutte le difficoltà. Questo fa parte del trattato di Maastricht. L’Europa, inoltre, nel Protocollo di Lisbona, ritiene che sia necessario superare l’emarginazione. Questo significa che tutti, anche i diversamente abili, devono essere inseriti nella società. Significa che gli anziani non possono essere relegati in case di riposo. Significa tenere conto dell’inserimento di tutte le minoranze. Questo Protocollo stenta ad andare avanti. La struttura dell’Europa così com’è non resiste a cicloni di questa portata. Ogni stato è troppo autonomo anche quando sarebbe indispensabile lavorare tutti insieme di comune accordo. Un articolo di Barbara Spinelli pubblicato su Repubblica di oggi elenca quali sono gli aspetti della struttura europea che bisogna correggere  in modo da essere in grado di costituire una unità che si sostiene a livello internazionale, un livello globalizzato.

Noi come cristiani, inseriti in queste onde che conducono verso il futuro e che prospettano anche dei sogni, come quello di evitare l’emarginazione, cosa possiamo fare?
Noi come cristiani siamo convinti che dinanzi a Dio siamo tutti uguali. Questa uguaglianza si perde dinanzi alla legge. Molti, pur se per motivi giusti, sono stati condannati e fanno il carcere senza avere la possibilità di fare appello. Chi ha la possibilità economica di pagare buoni avvocati riesce persino a evitare il carcere.  Ci troviamo in una società in cui esiste una emarginazione sociale. Esiste una scala in cui c’è chi soffre. Se noi pensiamo veramente che nell’altro c’è l’immagine di Dio e che questa immagine è qualche cosa che ci impegna allora noi vogliamo creare una società in cui viene superata l’emarginazione. Quindi, siccome il lavoro è indispensabile per vivere, per realizzare la propria personalità, per essere attivi nella società; noi dobbiamo avere una società in cui si cerchi in tutti i modi di superare le emarginazioni.  Questo in forza della identità che abbiamo, uomini, donne, tutti i popoli. Questo significa riconoscere uguaglianza agli extracomunitari, ai rom, ecc.

Nella nostra società c’è un pensiero che riconosce uguale dignità a tutti gli uomini, quindi cosa noi possiamo fare?
La nuova tecnologia digitale fa si che molte cose si possono fare con una unica macchina, questo produce sempre nuovi vuoti di posti di lavoro. Allo stesso tempo per cercare di creare nuovi posti di lavoro creiamo più merci e, dunque, sempre più rifiuti. Questo a scapito dell’ecologia. Questo dell’ecologia è un problema serio. Si capisce che nessuno penserà di tornare indietro per fare in una giornata ciò che si può fare in un’ora. Allora dovremmo cercare di capire dove possiamo creare nuovi posti di lavoro.
Non possiamo creare nuovi posti nelle fabbriche di automobili che si costruiranno in modo sempre più automatizzato. Esistono però dei beni invisibili:
La scuola. C’è bisogno di maestri ben preparati che possano garantire l’istruzione a tutti gli alunni. Se noi vogliamo che tutti possano accedere ai beni che sono fondamentali per lo sviluppo del soggetto abbiamo bisogno di personale preparato e che lavori anche tutto il giorno, come i genitori degli alunni.
L’università. Ora aperta a tutti e non più soltanto ai soli ceti benestanti. Da qui si apre uno scenario che spazia dalla ricerca, all’inserimento nella società. L’università dovrebbe diventare un centro di propulsione sia umano sia produttivo. Bisognerà creare una cultura che risponde a esigenze nuove. Per esempio il Prof. Viola suggerisce che l’interpretazione della Costituzione cambia nel momento in cui ci sono gli extracomunitari.
La sanità abbisogna di personale sempre più specializzato.
Per gli anziani serviranno servizi nuovi che li aiuti a superare l’emarginazione. Le malattie mentali, le tossicodipendenze, l’alcolismo  costituiscono un grosso problema.
Serve tutta la spinta cristiana, tutta l’umanità per aiutare queste persone a superare l’emarginazione.
Tornando al problema di prima: vogliamo assicurare un lavoro per tutti per tutta la vita. Come fare in una condizione in cui le finanze sono veramente ristrette?
Possiamo considerare che questi beni invisibili, che sono tutti a carico dello stato, siano divisi in tre settori e non solo del settore statale. Il settore statale non è in grado di venire incontro alle esigenze che ci sono e costa troppo. Accanto a quello statale c’è il settore privato, come per esempio gli ospedali privati che investono e guadagnano. C’è un terzo settore in cui i privati si organizzano in maniera da prestare i servizi non a scopo di lucro e non avendo una spinta non strettamente economica ma avendo una motivazione riesce ad avere una forte efficacia umana.
Rinascita Cristiana esamina la società e vede come la può rendere più umana. Dovrebbe pensare cosa manca a Palermo. Quello che manca soprattutto è un senso sociale. Non c’è stata reazione per esempio di fronte alla disastrosa conduzione comunale.
Dobbiamo avere l’intuito e la capacità di capire dove possiamo intervenire. Molte associazioni, come Amnesty International, hanno ottenuto buoni risultati nelle loro battaglie.
Noi possiamo essere in grado di fare qualcosa per questa città di Palermo.

Alla relazione di padre Cultrera ha fatto seguito un animato dibattito.
E’ stato rilevato che nella struttura Europea i vari Stati membri hanno dimostrato di non volere rinunciare alla  loro sovranità nazionale; non si è ancora affermata una cultura europea, per cui sarebbe auspicabile inculcare detta cultura alle nuove generazioni. E’ stato rilevato che ancora  non si è manifestata una ottica condivisa  di una Europa  unita in cui tutte le nazioni  membri condividano rischi e vantaggi, in cui ci sia collaborazione e fraternità. Elio Scaglione ha rilevato che oggi ,soprattutto a fronte di  una  crisi finanziaria ed economica che investe i paesi occidentali, occorrerebbe  avere un governo responsabile del bene comune, tecnicamente idoneo a fronteggiare i problemi dello sviluppo anche  a livello sopranazionale - un governo federale di un’Europa finalmente unita  sia dal punto di vista politico, oltre che  da quello economico. Un intervento ha  messo in evidenza la importanza del ricorso per i normali servizi bancari  alle banche etiche in cui le somme depositate vengono investite solo per finanziare iniziative di carattere etico e i depositanti possono scegliere il settore a cui destinare il proprio risparmio. Una banca etica potrebbe anche assicurare un microcredito fornendo ad una clientela, che trova difficoltà a usufruire dei canali finanziari tradizionali, prestiti di modesto importo ed ad interesse relativamente basso.
Si è osservata nella nostra città    una scarsa capacità di agire nel sociale e uno scarso impegno delle numerose  aggregazioni laicali  cattoliche sia  nel manifestare e fare valere  la propria  opinione  nei problemi che riguardano la città e la vita dei cittadini, sia come  naturale reazione al mal governo.
E’ stata evidenziata infine  che non è data  la  opportunità di potere approfondire e valutare i contenuti dei programmi dei candidati alle cariche pubbliche  prima di operare delle scelte elettive.
Le numerose sollecitazioni emerse  nel corso dell’incontro certamente potranno essere utili ai Gruppi di Rinascita di Palermo nell’indagine dell’anno e potranno contribuire ad una più approfondita riflessione sull’impegno del laico cristiano in questo particolare momento di crisi.  

 
PREMIO NOBEL PER LA PACE ALLA DONNA AFRICANA:

 

 


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